Widgets Magazine
14:24 23 Ottobre 2019
Bandiere americana e israeliana.

Lo schiaffo di Natale

© AP Photo / Jacquelyn Martin, Pool
Opinioni
URL abbreviato
Di
5191
Seguici su

Perché il premier israeliano Benjamin Netanyahu, con una decisione senza precedenti, ha convocato d’urgenza, a Natale, tutti gli ambasciatori stranieri che hanno votato a favore sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu che condanna la politica israeliana degl’insediamenti?

Evidentemente per segnalare al mondo che è molto arrabbiato. Come un maestro che si appresta a bacchettare sulle dita i suoi alunni disobbedienti. La scelta di Natale è due volte fuori del comune e particolarmente offensiva. Almeno lo è per i paesi cristiani, per i quali il 25 dicembre è festa. Ha costretto tutti a interrompere la vacanza: questo equivale appunto a un colpo di righello sulle dita.

Secondo il quotidiano Haaretz, uno dei diplomatici occidentali, scomodato con tanta durezza, avrebbe commentato: "Cosa avrebbero detto a Gerusalemme se un ambasciatore israeliano fosse stato convocato nel giorno di Kippur?" Ma è rimasto anonimo. Israele è Golia e non Davide in queste controversie.

Israele è salita dunque in cattedra con una arroganza senza precedenti, in modo che tutti sappiano che né quest'ultima risoluzione, né tutte le settanta precedenti (la prima delle quali risale al 1947, la numero 194 dell'Assemblea generale) sarà rispettata. Ma il fatto nuovo, che ha fatto imbestialire il governo israeliano e Netanyahu in persona, è stato l'atteggiamento del rappresentante americano alle Nazioni Unite. Che, per la prima volta nella storia di queste risoluzioni, non ha fatto scattare il veto, e si è clamorosamente astenuto.

E, per soprammercato, la Londra della premier May ha addirittura votato a favore. Anche lei, a suo modo, ha subito la punizione virtuale con l'annullamento a tambur battente della data di un prossimo incontro tra i due, che era già stato programmato. Nei fatti la sconfitta di Netanyahu è stata davvero tanto clamorosa quanto inaspettata. Per "passare" il provvedimento avrebbe avuto bisogno di almeno 9 voti a favore e di nessun veto da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio, cioè da parte di Stati Uniti, Francia, Russia, Cina e Regno Unito. In realtà la risoluzione ha preso 14 voti sui 15 dell'intero consiglio (con l'astensione, appunto, degli Stati Uniti), segnalando un cambio di rotta cruciale di tutti gli europei che contano.

Washington è stata ovviamente decisiva. I voti favorevoli di Francia e Regno Unito indicano che Barack Obama ha dato il via libera a tutti, riservandosi un ruolo "ombreggiato" dall'astensione, che però tutti hanno interpretato — e giustamente — come il voto contrario più importante.

Il presidente americano uscente ha voluto chiudere così, in bellezza, la disputa che lo ha contrapposto a Netanyahu in tutti gli anni dei suoi due mandati. Il premier israeliano si spinse fino al punto di arrivare a Washington, nemmeno invitato dal presidente americano, per andare a raccogliere l'ovazione di un Senato quasi unanime.

E il contenzioso, in quel caso, era la trattativa con l'Iran, la bestia nera di Netanyahu. In questo caso il dente dolente degl'insediamenti nei territori occupati è stato duramente scosso. Il colpo è stato durissimo. La risoluzione definisce l'occupazione "senza validità legale". L'unica speranza di Israele — che ha subito fatto sapere che la risoluzione non sarà rispettata — è il prossimo arrivo in carica di Donald Trump, il quale ha già annunciato di essere incline a riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele. Il che creerà problemi di ogni genere sia nell'area che al di fuori. Il governo israeliano ha detto di attendere "con impazienza di lavorare con il presidente eletto Trump e con i nostri amici al Congresso, sia repubblicani che democratici, per annullare gli effetti di questa risoluzione, assurda e dannosa".

Ma nessuno sa ancora dove punterà il vettore portante della politica estera di Trump. Anche lui dovrà fare i conti con il mondo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Correlati:

Pakistan, a causa di una notizia bufala, ricorda ad Israele delle sue armi nucleari
Kiev risponde ad Israele dopo polemiche su voto della risoluzione all'ONU
Israele, esplosione in raffineria petrolifera
Via libera di Israele, contadini palestinesi di Gaza esporteranno le fragole in Europa
Netanyahu svela accordi con Putin su Siria e descrive politica di Israele in Medio Oriente
Usa consegnerà ad Israele due F-35 di quinta generazione
Tags:
relazioni, offese, Natale, insediamento, risoluzione, Consiglio di Sicurezza ONU, ONU, Benjamin Netanyahu, Israele, USA
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik