00:40 11 Dicembre 2018
Donald Trump

Trump semplicemente cercherà di fare gli interessi del suo Paese. E noi europei?

© REUTERS / Mike Segar
Opinioni
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Mario Sommossa
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Trump non è amico dell’Europa o della Russia: semplicemente cercherà di fare gli interessi del suo Paese. E noi europei?

Non ho mai voluto credere all'esistenza di gruppi più o meno occulti che, dietro le quinte, decidono i destini del mondo. So che forti interessi, spesso non dichiarati, sono alle spalle di eventi che si nascondono sotto altre motivazioni, ma mi sembrerebbe improbabile che essi siano capaci di essere così univoci e coordinati da poter diventare quel "grande fratello" che spinge gli Stati su una strada o su un'altra. Eppure, a volte, certe coincidenze, certe operazioni, alcuni fatti, fanno nascere in me qualche dubbio.

Non sono io, tuttavia, un esperto di dietrologia, e mi limiterò a scrivere di quello che vedo, così come esso mi appare. Decidano i lettori quali spiegazioni darsi.

Ciò che mi colpisce sono alcune stranezze, apparentemente in contraddizione con quei valori, la "democrazia" ad esempio, di cui noi, mondo occidentale, ci siamo detti essere gli alfieri nel mondo. Il rispetto della volontà popolare, la libera indipendenza degli Stati sovrani, la ricerca della pace, l'autodeterminazione dei popoli, sono concetti ripetuti fino alla nausea e ci si aspetterebbe che, almeno da noi, mai fossero messi in discussione. 

Qualcuno perfino decise guerre per "esportare la democrazia" e consentire così ai popoli di scegliersi i propri governanti. Oggi, però, quegli stessi "esportatori" sembrano non voler accettare lo stesso principio nel proprio Paese.

Dopo l'elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti, pare essere partita un'azione congiunta, in più stadi, per ostacolare il più possibile il suo insediamento. Prima si cominciò con manifestazioni in tante città americane con gente che urlava: "Trump non è il nostro presidente". Poi si fecero circolare sospetti di brogli elettorali e qualcuno chiese il ri-conteggio dei voti. Fu fatto, a campione, e quando si scoprì che, se errore ci fu, lo era stato a danno dello stesso Trump, si decise di non procedere oltre.

Ora vengono a galla anche presunte interferenze di hacker russi, diretti da Putin in persona, che avrebbero diffuso mail riservate di Hillary Clinton, danneggiando in quel modo la sua campagna. Lei è arrivata persino a dire di aver perso le elezioni a causa dell'interferenza del Cremlino. Anche la stessa CIA lo sostiene (senza darne dimostrazione) ma già il fatto in sé dovrebbe suscitare scalpore: che un ente di Stato, teoricamente al servizio del Governo e della Nazione, attacchi pubblicamente un Presidente appena eletto non si era mai visto prima. Dell'ovvia smentita russa e della dichiarazione di Wikileaks di aver fatto tutto da sola poco ci interessa: ciò che colpisce è che nessuno sembra curarsi dei contenuti di quelle mail, se siano cioè veri o fasulli, ma solo quale sia la mano che le ha fatte circolare. Eppure, i contenuti dei messaggi non sono mai stati smentiti e sarebbe naturale pensare che, indipendentemente da chi possa aver contribuito a renderli pubblici, ciò che ha spinto gli elettori a scegliere Trump siano stati anche i fatti in essi contenuti.

Cartellone con le foto di Putin e Trump, Montenegro
© REUTERS / Stevo Vasiljevic
La volontà di ostacolare la futura Presidenza del tycoon non finisce però qui. Poiché nella sua campagna elettorale aveva dichiarato di voler ristabilire con Mosca dei rapporti di collaborazione (cosa confermata dalla scelta del nuovo Segretario di Stato), si è voluto subito contraddire le sue intenzioni politiche cercando di metterlo di fronte a fatti compiuti. Con un'accelerazione ingiustificata, infatti, funzionari del Ministero della Difesa americano hanno annunciato il 14 Dicembre che le previste nuove unità di combattimento americane destinate a essere dislocate in Europa Orientale anziché partire alla fine di gennaio, com'era previsto, arriveranno nel porto tedesco di Brema il 6 di gennaio. Saranno immediatamente trasferite nelle loro destinazioni di Polonia, Romania e Stati Baltici, in modo da trovarsi sul posto prima dell'assunzione della carica del nuovo Presidente.

La preoccupazione per cosa farà Trump verso la Russia non si ferma però di là dall'oceano. Sempre più realisti del re e con atto di umiliante subordinazione alle pretese polacche e anglosassoni, anche i ministri europei han voluto dare il loro contributo. Nella consapevolezza che la nuova amministrazione statunitense potrebbe cancellare le sanzioni verso la Russia, hanno deciso, il 15 Dicembre, che l'Europa estenderà le sue fino al 31 di Luglio prossimo. E' da notare che quelle in vigore scadranno solo il 31 di Gennaio e quindi ci sarebbe stato tutto il tempo per deciderne il destino con calma, magari prendendo in considerazione le nuove circostanze.   

Tuttavia, anche in questo caso, Germania e Francia in primis han voluto riconfermare fedeltà a una linea politica già sconfessata dagli elettori americani e in netto contrasto con gli interessi delle imprese europee. I deboli e servili leader che si sono incontrati Giovedì 15 a Bruxelles, han toccato il fondo con la dichiarazione che l'Europa darà subito l'ok al Trattato di Associazione e di sostegno economico all'Ucraina. Nonostante il risultato del referendum olandese che lo aveva negato (l'unanimità degli Stati è necessaria in questi casi), sono stati tutti d'accordo a inventarsi una foglia di fico per procedere su una strada non voluta dalla maggior parte degli europei. Ipocritamente, hanno tacitato la volontà popolare dicendo, con enfasi, che tale "Associazione" non sarà intesa come un preludio all'ingresso futuro dell'Ucraina nell'Unione. Un colpo al cerchio e uno alla botte: per far comunque capire da che parte sta Bruxelles, dalla prossima primavera tutti i cittadini ucraini e georgiani potranno entrare in Europa senza bisogno di visto.

Chi pensasse che queste siano scelte politiche che nascondono qualche lungimiranza che a noi sfugge, provi a pensare quanto segue: se davvero Trump deciderà, come annunciato, di rinunciare per primo alle sanzioni contro la Russia, è ovvio che non avrebbe senso che gli europei le continuassero da soli. A questo punto, chi tra Europa e Stati Uniti potrà trarre il maggior beneficio, anche economico, dalla riapertura degli scambi commerciali? Chi sarà il privilegiato interlocutore di Mosca?

Trump non è amico dell'Europa o della Russia: è semplicemente un americano che cercherà di fare gli interessi del suo Paese. Com'è sempre stato da quando fu creato il Mercato Comune Europeo, a Washington interessa che l'Europa sia unita solo debolmente e che non diventi mai una vera unità politica. Anche legami privilegiati tra l'Europa e la Russia sono visti oltreoceano come fumo negli occhi e tutto si è fatto e si farebbe per impedirlo. Trump non sarà da meno.

Dobbiamo sempre continuare a essere noi quelli sulle cui teste gli altri banchettano? Chi lo ha deciso? Chi lo vuole?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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sanzioni antirusse, Sanzioni, ingresso in UE, Sanzioni alla Russia, Elezioni negli USA, Donald Trump, Ucraina, Francia, Germania, Russia, UE, USA
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