19:13 15 Dicembre 2018
La mostra C'era una volta l'Urss, grande pittura figurativa d'oltrecortina

C’era una volta l’Urss…

© Foto : Daniel Pavel
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Tatiana Santi
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L’Unione Sovietica non esiste più, ma le sue opere vivono tutt’oggi. A Roma è stata inaugurata la mostra “C’era una volta l’Urss”, un viaggio che permette di ammirare opere sovietiche con uno sguardo fresco e curioso, al di là dei preconcetti e dei pregiudizi.

A Roma dal 19 al 30 dicembre presso la sede di Azimut (Via Flaminia 133) il pubblico potrà visitare la mostra "C'era una volta l'Urss, grande pittura figurativa d'oltrecortina" a cura di Giovanni Argan. Un periodo artistico straordinario quello sovietico dove al centro dell'attenzione ritornano l'uomo, il lavoro e la società.

La mostra presenta una gamma di opere figurative sovietiche realizzate fra gli anni '20 e '80, che rappresentano scene di lavoro, vita quotidiana, paesaggi industriali e cittadini. Agli occhi del pubblico verrà mostrato il cosiddetto "impressionismo sovietico" dalle pennellate larghe e sciolte. 

Giovanni Argan
© Foto : fornita da Giovanni Argan
Giovanni Argan

A fianco dei lavori sovietici saranno esposte anche le opere del giovane artista romano Leonardo Crudi, che riprende lo stile delle avanguardie russe ridandogli modernità. Sputnik Italia, presente all'inaugurazione, ha intervistato il curatore della mostra, lo storico dell'arte Giovanni Argan.

— Giovanni, com'è nata l'idea di creare questa mostra?

— L'idea di creare questa mostra nasce dai viaggi che io faccio in Russia. Sono storico dell'arte, però studio nel tempo libero il russo e mi piace fare le vacanze in Russia. Mentre mi trovo in Russia non posso rimanere con le mani in mano: oltre ad andare per musei, mi è capitato di andare anche a vedere gallerie private.

Da lì è nata innanzitutto la curiosità per la pittura russa, dell'Unione sovietica. Io faccio praticamente una battaglia su questo: è incredibile, ma se uno apre un libro di storia dell'arte contemporanea ci trova Pollock, De Kooning, ma non ci trova Zhilinskij, Salakhov. È una sottospecie di ostracismo e sono molto amareggiato per questo modo di vedere l'arte da parte della critica e degli studiosi, cioè secondo un criterio evolutivo, dove il realismo socialista è visto come qualcosa di arretrato, vecchio, non di moda. Io sostengo che l'arte rappresenta lo spirito del tempo e non si può giudicare in base ad un criterio evoluzionistico.

  • Iurij Gorbunov, Lavoratrici tessili nel reparto di finitura, 1970 circa
    Iurij Gorbunov, Lavoratrici tessili nel reparto di finitura, 1970 circa
    © Foto : Daniel Pavel
  • Fedor Malaev, Studi di kolchoziane, 1950 circa
    Fedor Malaev, Studi di kolchoziane, 1950 circa
    © Foto : Daniel Pavel
  • Leonardo Crudi, “Velivolo” e  “Fino alla sagoma”, 2016
    Leonardo Crudi, “Velivolo” e “Fino alla sagoma”, 2016
    © Foto : Daniel Pavel
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© Foto : Daniel Pavel
Iurij Gorbunov, Lavoratrici tessili nel reparto di finitura, 1970 circa

— L'Unione Sovietica è finita da un bel pezzo, ma il mondo sovietico e l'arte di quel periodo attraggono molto gli italiani, non è vero?

— Io vedo che c'è un grande interesse, sicuramente è un interesse che deriva anche dal fatto che durante l'epoca sovietica il partito comunista italiano aveva dei forti rapporti con l'Urss e con la Russia.

Poi è importante lo scambio reciproco, i russi hanno piacere a venire qui in Italia per le vacanze, questo fa sì che i rapporti italo-russi siano forti. Tanti russi studiano l'italiano, non tanti italiani studiano il russo. Spero però che la tendenza cambi.

— Tu lo studi però, come te la cavi?

— Faccio del mio meglio, studio il russo da tre anni ormai.

— Com'è stata strutturata la mostra?

Visitatori alla più grande mostra al mondo della collezione dei Musei Vaticani Roma Aeterna.
© Sputnik . Евгения Новоженина

— Le opere esposte provengono da due collezioni private romane: le opere di Fedor Malaev e Adriana Magidson, marito e moglie nati all'inizio del ‘900 che hanno avuto un travagliato percorso di vita. Le opere esposte sono degli anni '50, sono interessanti perché segnano l'epoca del disgelo e anche in pittura una pennellata più larga, si parla di "impressionismo sovietico". Finisce lo stalinismo e in pittura c'è un rifiorire. Si nota un rinascere della vita anche perché la guerra è stata vinta e c'è tutta la società da ricostruire. 

Ci sono opere degli anni '60, pitture di paesaggio, poi degli anni '70 abbiamo tre oli. La pittura del paesaggio per quanto potesse essere interpretata come uno sfogo e una possibilità di scostarsi dalla cartina tematica, però aveva sempre qualche elemento che riportava al progresso industriale. Un messaggio c'era sempre nell'opera. Sono paesaggi antropocizzati.

— Ogni epoca lascia il suo segno nell'arte. Al di là dei problemi e delle difficoltà, l'Unione Sovietica ha lasciato opere molto belle. Come proponi al pubblico di guardare quest'arte?

— L'idea della mostra era proprio di vedere queste opere con un occhio storico. Quando guardiamo la Domus Aurea di Nerone, non pensiamo che quest'opera non vada bene, perché Nerone era un personaggio terribile. Sarebbe terrificante un discorso del genere. Questo vale anche per le opere sovietiche: bisogna fermarsi, ragionare. Il pensiero marxista e leninista che incentrò tutta l'Unione sovietica va ovviamente studiato perché sennò non si possono capire alcune iconografie. Un aspetto particolare a cui tengo molto è che gli artisti in Unione Sovietica studiavano anche il Rinascimento italiano. 

Il teatro Bolshoi
© Foto : fornita da Valerio Festi

Penso che quest'arte piaccia in Italia, anche perché si rivede qualcosa che viene da là. C'è un legame forte, lo vediamo nell'attenzione per la composizione per esempio.

— "C'era una volta l'Urss"è il nome della mostra, ma tutt'oggi la pittura, i capolavori cinematografici di quell'epoca sono rimasti e sono molto amati dai russi, rappresentano gli aspetti genuini di quel periodo. L'arte è eterna, non finisce con un'epoca.

— Io sono molto rammaricato infatti che i film sovietici non siano tradotti in lingua italiana. In quell'epoca era importante l'idea che l'arte si impegnasse a migliorare la società. Questo si è perso. Quando l'arte rappresenta sé stessa sostanzialmente non trasmette più alcun messaggio. L'idea che l'opera debba trasmettere un messaggio lo vediamo anche nell'epoca rinascimentale. Come diceva Lunacharskij, al di là della forma dell'opera d'arte, questa deve produrre un effetto positivo e emotivo diretto. In altre parole deve spingere l'astante a migliorarsi e a perfezionarsi. Quando l'opera raggiunge un obiettivo si crea un'aura quasi sacra a mio avviso.

— Nella mostra sono presenti anche le opere di un giovane artista italiano, Leonardo Crudi, che rappresenta un po'il legame fra Russia e Italia. Ce ne puoi parlare?

— Leonardo Crudi è un giovane artista romano, lui reinveste quello che è il bagaglio culturale estetico delle avanguardie russe per ridargli modernità. Il discorso che lui porta avanti è molto interessante: non solo si rifà al costruttivismo e suprematismo, ma riprende anche delle inquadrature del neorealismo italiano e del cinema sovietico, come Eizenstein. Lui unisce il cinema sovietico, il neorealismo italiano, il suprematismo e il costruttivismo. Tutto ciò per ritrasmettere un messaggio moderno. 

Leonardo ha svolto in passato il lavoro di operaio e quindi i temi dei lavoratori li sente in maniera molto forte, non come delle icone astratte. Sono degli uomini che lui ha visto in cantiere.

L'artista Leonardo Crudi ha parlato a Sputnik Italia delle sue opere e del suo legame con l'arte sovietica:

— Tutto cominciò da piccolo, quando mi ero affacciato alla politica. Poi da più grande cominciai a studiare la cultura russa, sia il cinema, la pittura e la fotografia soprattutto. Mi sono avvicinato molto al costruttivismo, poi al suprematismo.

Io faccio l'operaio, quando me lo permettono ovviamente, ho preso come soggetto centrale dei miei lavori proprio l'operaio. Questo perché rappresenta la società, perché tutti lavoriamo, chi più chi meno. Ho voluto riproporre volti proletari del passato, perché hanno una poetica diversa anche nel disegno. Io sono amante dell'avanguardia russa, che nel mondo ha influenzato tantissime culture. Le immagini vanno viste e magari verranno elaborate dal pubblico in modo diverso, proprio perché è arte e quindi di libera lettura.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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Arte, Intervista, URSS, Russia
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