16:18 28 Maggio 2017
    A girl waits in line as voters line up with their ballots at a polling station on election day in Harlem, New York, U.S., November 8, 2016

    Siete cattivi e ignoranti se non votate come dicono loro

    © REUTERS/ Bria Webb
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    Marco Fontana
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    La vittoria schiacciante di Trump ha rimosso suo malgrado qualunque freno inibitorio alla decenza dei salottieri radical chic e delle redazioni più blasonate.

    Dopo mesi di spudorata propaganda camuffata da informazione (non dimentichiamoci tra gli altri il New Yorker, che a una settimana dal voto pubblicava articoli che esordivano così: tra pochi giorni avremo il primo presidente donna), nei commenti post voto costoro hanno dato libero sfogo alla propria rabbia, levandosi una volta per tutte l'odiosa maschera da professionisti del politically correct e inveendo contro chi ha staccato la spina ai loro sogni. Il loro credo afferma: se non voti come dicono loro, sei ignorante e cattivo. 

    Tale posizione si vede con estrema chiarezza nell'articolo uscito sul sito ilpost.it, che traduce un pezzo del "The Washington Post" scritto da David Harsanyi, intitolato Devono votare anche gli ignoranti?

    L'analisi è agghiacciante e ne riportiamo solo alcuni passaggi: Basta studiare la pochezza dell'attuale campagna presidenziale americana per capire come il problema più urgente nella politica degli Stati Uniti non sia l'influenza delle grandi aziende, dei sindacati, dei media e nemmeno quella dei soldi. Il problema principale siete voi, gli elettori americani. Eliminando i milioni di elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto. E ancora: Se non avete idea di cosa stia succedendo, anche sottrarre noialtri alla vostra ignoranza è un dovere civico. Purtroppo non ci possiamo fidare di voi. 

    E la proposta finale risulta tutt'altro che provocatoria, pare un insulto vero e proprio: introduciamo un test per gli elettori. In sintesi, secondo il condirettore del The Federalist, se non la si pensa come lui si è fondamentalmente dei buzzurri, quindi per cortesia si limiti l'accesso al voto agli sgraditi, a tutela sua e dei suoi sodali. In questo atteggiamento non si vede molta differenza dalle idee di partenza che stimolarono la nascita del nazismo: ma si sa, quando uno si autodefinisce democratico, tale deve essere per investitura divina. 

    Questa idea fantastica pare largamente condivisa dall'intellighentsia occidentale. Per commentare la Brexit, un sito vicino al Partito Democratico titolò: Brexit: hanno scelto i vecchi ignoranti. Ora, va bene la libertà di pensiero, ma forse andrebbe riacquisito un po' di buon gusto quando si mettono le etichette addosso ai cittadini votanti.

    Tra i campioni dell'anti-ignoranza emerge una delle firme forti de "La Stampa", Massimo Gramellini, che spiega così i motivi del disastro: Quando si tratta di promettere a vanvera e di liquidare problemi complessi con risposte superficiali, noi (uomini) riusciamo ad abbindolare tutti, comprese le donne, alle quali l'innato pragmatismo impedisce di spiccare il volo verso l'iperuranio dei fanfaroni, ma non di subirne il fascino.

    Secondo Gramellini, la Clinton non avrebbe perso per colpa delle sue relazioni pericolose con certe lobby finanziarie e con alcuni Paesi islamici, ma perchè appariva più come una poltrona dello Studio Ovale che non come la statista che avrebbe dovuta occuparla. Suvvia, è tutto così semplice e lineare… ha perso perchè ha optato per una sfida uomo contro uomo… Hillary è sembrata vergognarsi del suo essere femmina. A prescindere dai risvolti sessisti insiti in questa affermazione, fatta proprio da chi aveva sempre dispensato schiaffoni al candidato maschilista, vorremmo sapere cosa avrebbe dovuto fare o dire la Clinton per mostrarsi una femmina degna dell'approvazione di Gramellini.

    E a parte la provocazione, non vediamo altro che il limite di chi non riesce a farsi una ragione nell'avere delle persone senzienti che si trovano dall'altra parte della barricata. Ed è in questa forma di razzismo mentale e di isolazionismo e ideologico che sta la ragione delle sconfitte che l'Occidente subisce una dopo l'altra. Una forma di ostracismo che si sostanzia sempre nel pensiero di Gramellini, quando all'indomani della sconfitta dell'ex sottosegretario di Stato chiosa:

    L'ignoranza è una brutta bestia, diceva mio nonno tranviere, che si spezzava la schiena con gli straordinari per consentire al figlio di prendere il diploma e al nipote, un giorno, di imbroccare qualche congiuntivo sulle pagine di un giornale. Oggi mio nonno, come tanti elettori di Trump, non si vergognerebbe affatto di avere studiato poco. Anzi, trasformerebbe il suo complesso di inferiorità in una forma di orgoglio, non considerando più la cultura uno strumento di crescita economica e sociale, ma il segnale distintivo di una camarilla arrogante di privilegiati. E userebbe l'unica arma a sua disposizione, il voto, per fargliela pagare, 'a quei signori'. Già, ma per fargli pagare cosa? Semplice: di avere raggiunto un traguardo che alla sua famiglia è precluso.

    Il leitmotiv dell'ignoranza del popolo la farà da padrone ancora per molto e sarà lungo il percorso per estirparla da certe teste dell'informazione e della politica mondiale. A lorsignori eruditi e moralmente intonsi ci limitiamo a rammentare due aforismi; il primo, di Michel De Montaigne, dice che c'è un'ignoranza da analfabeti e una ignoranza da dottori, mentre il secondo di Denis Diderot ammonisce: l'ignoranza è più vicina alla verità del pregiudizio.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    ignoranza, Elezioni negli USA, Donald Trump, Hillary Clinton, USA
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