Widgets Magazine
00:13 19 Luglio 2019
Opinioni

Che peccato, Obama!

Opinioni
URL abbreviato
Mario Sommossa
17451

Lui e la moglie Michelle ci sembravano persone così per bene che la sua duplice elezione aveva fatto rinascere in noi e tanti altri cittadini del mondo una grande speranza di pace e di nuovo benessere.

Aveva anche iniziato bene nella politica internazionale, annunciando sia verso il mondo arabo sia verso la Russia la volontà di costruire nuovi e costruttivi rapporti per rimediare ai danni fatti dal suo predecessore, l'imbelle Bush junior.

Purtroppo, le cose non sono andate come avevamo auspicato.  Sarà stato a causa di Hillary Clinton, suo primo Segretario di Stato o, forse, per le maggioranze ostili in entrambi i rami del Parlamento americano, ma il risultato dei suoi otto anni è stato addirittura il contrario: con la Russia i rapporti sono perfino peggiorati e con gli arabi, dall'Egitto alla Siria, alla Libia, all'Arabia Saudita e chi più ne ha più ne metta, il prestigio e la forza degli Stati Uniti e del mondo occidentale sono crollati.

Anche in politica interna non possiamo attribuire a lui tutte le colpe, poiché i disastri ereditati erano talmente enormi che anche un genio della politica avrebbe potuto fare ben poco. Perfino quest'ultima campagna elettorale presidenziale è stata un brutto colpo per la sua immagine. Certamente non fu lui a scegliere la Clinton come candidata ufficiale del Partito Democratico e, probabilmente, ha dovuto subirla a malincuore. Tuttavia, una volta designata attraverso le primarie, l'ha correttamente sostenuta, fino a dover condividere con lei sconfitta subita.

Di là dell'umana simpatia e delle cose buone (poche) che è riuscito a realizzare, è necessario, oggi che si avvicina la fine del suo mandato, guardare senza pregiudizi al bilancio di questi otto anni e il quadro che ne scaturisce spiega perché la maggioranza degli elettori ha voluto dissociarsi dalla classe dirigente che lui e la Clinton rappresentavano.

I media, anche italiani, continuano a parlare di una crescita dell'economia americana e di come la situazione sia molto migliorata dopo la grande crisi, ma la realtà a noi appare molto diversa.

Cominciamo dalla massa di denaro messo in circolazione per rilanciare l'economia: nel 2000 la FED aveva stampato 460 nuovi miliardi di dollari, nel 2010 erano già 2000 e nel 2015 si è arrivati a 3200 miliardi. Nel frattempo, il debito pubblico federale americano (cui andrebbero aggiunti i debiti di ogni Stato dell'Unione) è passato dal 2000 in cui rappresentava il 54 percento del PIL al 2007 col 61 percento, al 2013 col 100 per cento per arrivare nel 2016 a toccare il 105 percento. Si badi bene che l'Italia, che pur supera oggi il 130 percento, ha un tasso d'indebitamento privato irrisorio di fronte a una marea di risparmi posseduti dalle famiglie mentre, negli USA, a quello pubblico va sommato anche l'enorme debito privato. Contemporaneamente, il deficit commerciale USA con l'estero si stima essere vicino agli 800 miliardi di dollari.

L'entrata media delle famiglie americane era nel 2000 di 56.000 dollari l'anno, nel 2007 era sceso a 54.000 per ridiscendere ancora nel 2012 a 51.000. i debiti degli studenti americani finanziati dallo Stato per mantenersi negli studi sono passati dai 90 milioni di dollari nel 2000 ai 200.000 nel 2010, ai 650.000 milioni nel 2015. Riusciranno i futuri diplomati e laureati a ripagarli tutti?

La spesa pubblica per il cibo ai non abbienti (Supplement Nutrition Assistance Program) è uno degli indici del tasso vero di povertà: era nel 2000 corrispondente a 14,6 milioni, nel 2007 arrivo già a 30,9, nel 2010 a 66,5 e nel 2013 era di ben 74,7 milioni di dollari. Si dirà: " almeno chi lavora ha potuto salvarsi dalla recessione". Non sembra, se la quota di stipendi e salari rispetto al PIL è caduta dal 46,4 percento del 2000 al 42,9 nel 2015 e la percentuale dei lavoratori occupati sul totale della popolazione è scesa dal 66,3 percento del 2006 al 62,8 del 2012. Anche i costi per l'assistenza sanitaria a carico delle famiglie sono peggiorati: se facciamo cento il rapporto del 1983 con l'indice medio dei prezzi al consumo, nell'aprile 2007 tale ratio arrivava a 348, nello stesso mese del 2009 a 373, nel 2013 a 447 e nell'aprile 2016 a 469. Un bell'aumento per i portafogli della classe media! Parliamo di quella classe che, tra l'altro, costituiva la maggior parte dei proprietari di case. Purtroppo anche qui i fortunati sono calati, a causa della recessione, passando dall'essere il 68,7 percento della popolazione nel 2006 al 65,3 percento nel 2012.

Tutti queste cifre, che giornalisti superficiali o di parte solitamente non menzionano, sono statistiche ufficiali di enti Governativi USA e la maggior parte di questi dati è stata elaborata dalla Federal Reserve Bank of St. LOUIS (Missouri).

Capite adesso perché gli americani hanno voluto decisamente cambiare affidando il proprio futuro all'outsider Trump? Pur essendo un miliardario, e' sempre stato snobbato da quella classe dirigente che ha causato agli Stati Uniti e al mondo una crisi che ha umiliato, pur continuando a blandirle, le classi medie che sono il vero nerbo della democrazia in ogni dove. Speculatori, finanzieri e le "dinastie" presidenziali dei Bush e dei Clinton hanno navigato, sempre galleggiando, sulle onde della crisi, lasciando il cittadino medio a dover fare i conti con un costante calo del tenore di vita.

Non è ancora sicuro che Trump saprà invertire la rotta e rilanciare l'economia vera e non solo quella di Wall Street ma quel voto significa la speranza che almeno ci provi. Ha annunciato investimenti di 1000 miliardi di dollari in infrastrutture e lasciato capire di voler ritornare alla divisione tra banche d'affari e banche commerciali (legge introdotta da Roosevelt ed eliminata da Bill Clinton che aprì così la strada a quelle speculazioni finanziarie che ci hanno portato alle sofferenze attuali). Se sapra' farlo e le lobby ostili gli permetteranno di percorrere questa strada, anche gli europei avranno più coraggio per fare la stessa cosa. Purtroppo, sembra che il cammino del nuovo Presidente cominci in salita. Basta guardare cosa sta succedendo nelle strade delle città americane, ove cittadini molto "democratici", pur non potendo contestare la regolarità del voto, manifestano violentemente contro di lui prima ancora che entri in funzione. Vien da pensare che, per qualcuno, la volontà popolare sia "sacra" soltanto se coincide con i desideri e gli interessi di chi "conta". E che invochino la "correttezza politica" e la difesa dei diritti umani soltanto verso i Paesi considerati "nemici" e facciano finta di niente quando  a violarli sono "amici" o alleati.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Economia, Donald Trump, USA
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik