02:14 08 Marzo 2021
Opinioni
URL abbreviato
Di
817
Seguici su

Le pressioni dell'Ue affinché l'Italia usi la "mano dura" nei confronti dei rifugiati e migranti hanno dato luogo a maltrattamenti che, in alcuni casi, possono equivalere a torture. Lo rivela un rapporto di Amnesty International a titolo "Hotspot Italia: come le politiche dell'Ue portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti".

Il rapporto di 65 pagine basato su oltre 170 interviste a rifugiati e migranti, da una parte, riconosce, come già è avvenuto in passato, il lavoro straordinario svolto dall'Italia nel salvataggio di vite umane in mare e il fatto che la stragrande maggioranza delle forze di polizia si siano comportate in maniera professionale, dall'altra, sottolinea che il cosiddetto "approccio hotspot", promosso dall'Unione europea per identificare migranti e rifugiati al momento dell'arrivo, non solo abbia compromesso il loro diritto a chiedere asilo, ma abbia anche alimentato agghiaccianti episodi di violenza, con l'uso di pestaggi, elettroshock e umiliazioni sessuali.

Sputnik-Italia ha raggiunto Matteo De Bellis, il ricercatore di Amnesty International sull'Italia che si è occupato della stesura di questo rapporto.

— Dott. De Bellis, cosa esattamente prevede "hotspot"? Perché questo approccio ha provocato conseguenze così gravi in Italia che fa parte dell'Ue, dove si parla così tanto e così spesso di rispetto per i diritti umani?

— L'approccio hotspot consiste in una serie di procedure, attuate nei porti di sbarco, in centri di accoglienza, ma anche in commissariati di polizia, per raggiungere tre obiettivi fondamentali: il rilevamento delle impronte digitali di tutte le persone sbarcate (anche di quelle che non vorrebbero darle, per esempio perché desiderano raggiungere propri familiari già stabilitisi in altri Paesi europei); la definizione immediata di chi è un ‘richiedente asilo' e chi invece un ‘migrante economico', attraverso uno screening allo sbarco; e l'incanalamento di questi due gruppi verso destini diversi, con l'espulsione di chi è ritenuto ‘migrante economico'.

L' «approccio hotspot» è stato costruito e realizzato su impulso delle istituzioni e dei governi europei, in particolare per ridurre il passaggio in altri Paesi europei di rifugiati e migranti sbarcati in Italia. La ricerca di Amnesty International — descritta in un rapporto pubblicato il 3 novembre scorso — porta a ritenere che la pressione europea per contenere rifugiati e migranti in Italia abbia spinto l'Italia ad usare il "pugno duro", e che questo abbia portato a violazioni dei diritti umani. Infatti, in tutte e tre le aree (fotosegnalamento, screening, espulsioni) l'applicazione dell'approccio hotspot è risultata in violazioni dei diritti umani, compresi detenzione arbitraria, uso eccessivo della forza ed espulsioni collettive.

L'Italia ha fatto e continua a fare moltissimo per salvare vite in mare, e la maggior parte dei poliziotti continua a fare il proprio lavoro in modo impeccabile, ma c'è bisogno di accertare se vi sono stati abusi e creare le condizioni per la loro rimozione.

— Nel report Lei sostiene che certi migranti e rifugiati hanno denunciato di essere stati colpiti con bastoni elettrici. Inoltre, su 24 testimonianze di maltrattamenti raccolte da Amnesty International, in 16 si parla di pestaggi. Potrebbe citare alcuni casi più emblematici?

— Mi viene in mente la giovane donna eritrea che, dopo essere stata trattenuta a Lampedusa per diversi mesi, è stata trasferita in Sicilia. Lì, secondo quanto ci ha raccontato, sarebbe stata presa a schiaffi da un poliziotto, e a quel punto avrebbe acconsentito a dare le proprie impronte digitali, per paura.

Un altro caso che mi ha colpito molto è quello del 16enne Sudanese che ha perso i genitori a causa della guerra in Darfur, e che ha parlato con me mentre cercava di raggiungere lo zio nel Regno Unito. A ragazzi così vorremmo che l'Europa dimostrasse tutta la solidarietà possibile, aiutandoli a riunirsi ai loro familiari e a ritrovare una vita libera da abusi. Invece, il ragazzo mi ha raccontato di come, poco dopo essere arrivato in Italia, sarebbe stato picchiato per costringerlo a dare le impronte digitali, anche attraverso una scarica rilasciata mediante un manganello elettrico.

— Quali azioni vi aspettate dal governo italiano, che in passato aveva denunciato all'Unione Europea la mancanza di risorse per gestire la crisi dei migranti? Avete avuto il modo di sentire il feedback del Ministero degli Interni?

Nonostante tutto Renzi ostenta ottimismo
© AP Photo / Alessandra Tarantino

— L'Italia deve compiere indagini sulle violazioni di diritti umani che sono state denunciate e assicurare l'accertamento delle relative responsabilità. Deve anche agire per mettere fine a tali violazioni, chiarendo i limiti della detenzione e dell'uso della forza, assicurando il monitoraggio delle procedure di fotosegnalamento, e modificando le procedure relative a screening ed espulsioni. Il governo non ha ancora dato risposta alle nostre comunicazioni e preoccupazioni, aldilà di un rigetto a priori della nostra denuncia, ma contiamo che voglia intavolare presto le conversazioni necessarie per affrontare questi problemi.

Anche gli altri governi e le istituzioni europee devono agire. Le sfide attuali devono essere affrontate con misure nuove e coraggiose, compresa una revisione del sistema di Dublino che abbandoni il criterio del Paese di primo ingresso — motivo principale per cui le persone si oppongono al rilevamento delle impronte digitali — e l'impostazione di un nuovo sistema che preveda un'effettiva redistribuzione dei richiedenti asilo in tutta Europa, garantisca che il livello di protezione e assistenza sia lo stesso in tutta la regione e permetta alle persone che hanno ottenuto protezione in un Paese dell'Ue di muoversi liberamente in tutta l'Ue.

Tra l'altro, occorre ricordare che una riduzione significativa del numero di persone che intraprendono la pericolosa traversata del Mediterraneo centrale — e quindi una riduzione sia dei morti in mare sia degli spostamenti irregolari all'interno dell'Europa — potrebbe e dovrebbe essere ottenuta attraverso l'apertura di canali sicuri e regolari, che forniscano alle persone la possibilità di trovare protezione in Europa o in altre regioni senza mettere a rischio le loro vite.

— Oltre agli hotspot, un grosso problema per l'Italia è stato il fallimento della ridistribuzione dei migranti nei diversi stati dell'Unione Europea sulla base di quote prestabilite. Secondo Amnesty, dal 2015 solo 1.200 migranti sono stati formalmente ricollocati dall'Italia verso altri paesi europei dagli 40mila promessi inizialmente dall'Unione Europea. Di recente il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha minacciato di mettere il veto sull'erogazione dei fondi europei verso quei paesi che non hanno voluto accogliere i richiedenti asilo dall'Italia. Come valuta questa posizione di Renzi?

— Non spetta a me valutare quali strumenti politici il governo italiano possa utilizzare per raggiungere i suoi obbiettivi. Ma indubbiamente il fallimento del piano di relocation, determinato dall'egoismo di tanti Paesi europei che si sono rifiutati di accogliere il numero di richiedenti asilo inizialmente previsto, sta mettendo in difficoltà l'Italia: che da una parte deve assistere nel suo territorio le migliaia di persone che continuano ad arrivare e che — anche a causa dell'approccio hotspot — non possono spostarsi in altri Paesi, e dall'altra non gode di sufficiente aiuto da parte degli altri governi europei. Occorre ripensare al sistema europeo di asilo, con una risposta unitaria dei Paesi europei alla crisi dei rifugiati: è una sfida che può essere affrontata con successo se lo si fa in maniera coordinata e solidale, mettendo al centro i diritti delle persone che arrivano alle frontiere europee.

Partendo dalla comprensione di un fatto essenziale: queste persone non sono criminali e terroristi come qualcuno dice, ma uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e miseria.

— L'Europa sta vivendo la più grave crisi migratoria dopo la seconda guerra mondiale. L'OIM dichiara che all'inizio di quest'anno sono morte nel Mediterraneo 4220 persone — circa 725 morti in più rispetto al 2015. A Suo avviso, c'è ancora speranza che alla fine l'Ue riuscirà a trovare un compromesso e risolvere questo problema spinoso? 

— La crisi dei rifugiati andrà avanti finché vi saranno gravi conflitti e violazioni dei diritti umani a spingere le persone e le famiglie a scappare dalle proprie case e dai propri Paesi. Occorre lavorare per fermare tali conflitti e tali abusi e nel frattempo accogliere chi scappa — questo è un obbligo e non un mero gesto di carità. Ma le persone continueranno a morire, se il pericolosissimo attraversamento del Mediterraneo resterà l'unica via di fuga loro disponibile. Per questo è necessario non solo rafforzare il pattugliamento del Mediterraneo, per garantire soccorsi rapidi, ma anche aprire canali sicuri e regolari per permettere alle persone di muoversi legalmente e senza rischiare la vita.

Un richiedente asilo dovrebbe arrivare nel Paese dove intende chiedere protezione con un visto sul passaporto e un biglietto aereo, non nelle barche della morte. I Paesi che avranno il coraggio di fare questo — aumentando significativamente le quote di resettlement e lanciando programmi di accesso umanitario e riunificazione familiare — salveranno migliaia di vite.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Correlati:

Fuori dal coro per non ritrovarsi fuori di casa, la propria
Sanità e lavoro, prima arrivano i nostri poi gli immigrati
Bulgaria, da inizio anno entrati nel Paese 16 mila migranti senza documenti
Finlandia, 5 milioni di euro da Bruxelles per i progetti legati ai migranti
Ucraina, scoperto importante canale di migranti clandestini verso l’Ue
Tags:
rifugiati, quote, Immigrati, Amnesty International, Matteo Renzi, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook