10:23 15 Ottobre 2018
Pasta

Viva la pasta italiana, in Russia!

© flickr.com/ Benjamin Jopen
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Tatiana Santi
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Nonostante le sanzioni e l'embargo, la pasta più importata in Russia nel 2015 è quella italiana. Non a caso ad ottobre il Giorno Internazionale della pasta si è celebrato proprio in Russia, mercato strategico e in continua evoluzione. Viva la pasta italiana, in Russia!

I russi si sono letteralmente presi una cotta per il prodotto simbolo dell'Italia, concetti come "al dente" infatti non rappresentano più un mistero e la pasta si trasforma mano a mano da contorno in primo piatto.

L'embargo sui prodotti e una successiva svalutazione del rublo hanno fatto diminuire di un 52% le esportazioni di pasta in Russia rispetto al 2014, ma il mercato russo rimane strategico per i pastai italiani. Alcuni brand come Barilla, per investire al meglio in un mercato sempre più importante come quello russo, hanno avviato produzioni in loco.

Riccardo Felicetti, presidente di AIDEPI
© Foto : Foto Orler
Riccardo Felicetti, presidente di AIDEPI

Le sanzioni e la politica non spezzeranno di certo il legame fra i russi e la pasta italiana, una storia di lunga data, che risale all'Ottocento, quando il pregiato grano russo veniva spedito dal Mar Nero a Napoli via mare. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista sulla pasta italiana in Russia Riccardo Felicetti, presidente del gruppo Pasta dell'Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane (AIDEPI), amministratore delegato del Pastificio Felicetti di Predazzo.

— Il giorno internazionale della pasta 2016 si è celebrato proprio a Mosca ad ottobre. Riccardo Felicetti, qual è il legame fra la pasta italiana e la Russia?

— È una storia di lunghissima data che risale al secolo scorso, anzi forse già al 1800. È una storia fatta di grano e di scambi fra grano e pasta. Quando i marinai italiani andavano a prelevare il grano nei porti del Mar Nero, soprattutto nel porto di Taganrog, che è diventato famosissimo per questo, si portavano con sé la pasta. Questo prodotto era diventato un simbolo dell'italianità anche da quelle parti.

Panorama di Roma, Italia.
© Sputnik . Alexander Vilf

Si pensa anche, tanto per citare una leggenda, la quale forse tanto leggenda non è, che "O Sole mio", canzone simbolo internazionale della napoletanità nel mondo, sia stata scritta proprio da un marinaio che nei porti del Mar Nero pensava al suo sole, prima di rientrare a casa.

Il legame poi è cresciuto, anche se si è allentato un po'dopo la rivoluzione d'ottobre e a partire dagli anni '80 la pasta italiana è tornata in Russia, che è uno dei mercati più importanti per la pasta italiana, oltre ad essere importante per la pasta in generale.

— Tornando ai nostri giorni, per via delle sanzioni si è esportata in Russia circa la metà della pasta rispetto al 2014. Il mercato russo per il settore resta comunque strategico?

— L'embargo sicuramente ha creato delle difficoltà. La pasta non è toccata direttamente dall'embargo come altri prodotti italiani, ma le sanzioni hanno indebolito il potere d'acquisto dei nostri distributori russi. Inoltre la debolezza del rublo ha contribuito a rendere molto meno appetibile l'acquisto di prodotti stranieri e anche della pasta.

I miei colleghi hanno cercato di trovare una soluzione andando a stabilirsi direttamente con delle produzioni in loco, trasferendo quelle che sono le competenze di produzione italiana su pastifici costruiti ex novo in Russia. Tre nostri colleghi stanno producendo pasta con caratteristiche italiane sul territorio russo. È anche per questo che il mercato russo diventa molto importante per i produttori italiani.

— Produrre in loco è una mossa strategica per non perdere il mercato russo. È il caso anche della Barilla che ha aperto uno stabilimento non lontano da Mosca, giusto?

— Sì, esatto. Sono delle soluzioni che danno delle opportunità di crescita su mercati con grandi possibilità di espansione. D'altra parte la pasta italiana prodotta in Italia continuerà ad avere un grande successo. Quella fatta in loco avrà un certo tipo di interesse e di valore, quella italiana si porta dietro una grande emozione della produzione in Italia, dei grani duri italiani, una produzione fatta in questo straordinario Paese.

— Lei stesso dirige un pastificio. Esportate in Russia? Avete mai pensato di produrre in loco?

— Noi esportiamo in Russia, abbiamo una produzione piccola e quindi esportiamo una piccola quantità. Siamo presenti a San Pietroburgo e a Mosca. Avendo quantità limitate, non abbiamo mai pensato di stabilirci con un'unità produttiva all'estero. I legami con la Russia però ci sono e diventeranno sempre più solidi.

— La pasta è molto amata e consumata in Russia. Nel corso degli anni però l'approccio alla pasta da parte dei russi è cambiato? È diventato un piatto più importante?

— È cambiato. Inizialmente veniva malcotta o utilizzata come contorno, al posto delle patate. Successivamente per diverse ragioni, sia perché i ristoranti in Russia sono diventati popolari, sia perché i russi hanno cominciato a visitare l'Italia, c'è stata una grande evoluzione dell'utilizzo della pasta. Questo ha chiaramente premiato la pasta con una qualità superiore, perché il concetto di "al dente" è diventato molto più percepito. Anche gli abbinamenti con i condimenti italiani sono diventati più popolari.

Ci troviamo oggi in una fase comunque di crescita e soprattutto di crescita culturale e di modifica di abitudini alimentari, che sempre di più si orientano verso un primo piatto all'italiana. Ovviamente questo ci fa un grandissimo piacere.

— Il settore della pasta italiana continuerà quindi a crescere e ad investire in Russia?

— Decisamente. Il mercato è importante, come pastai speriamo che le questioni politiche ci diano la possibilità di continuare nella divulgazione del nostro straordinario prodotto. Noi siamo convintissimi di poterlo fare e che la pasta può essere una risposta, per tante ragioni, all'alimentazione del futuro. Vogliamo continuare a muoverci in questa direzione, soprattutto in Russia.

L'opinione dell'autore può non corrispondere a quella della redazione.

Tags:
Prodotti alimentari, Embargo, Italia, Russia
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