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14:21 16 Ottobre 2019
Soldato cinese all'aeroporto all'arrivo di Putin per il G-20

E se la Cina estromettesse la Russia dall’Asia Centrale?

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Se osservati uno per uno, molte cose che accadono nella politica internazionale sembrano essere di limitata o perfino di scarsa importanza per le evoluzioni future dei rapporti mondiali.

Poiché le motivazioni ufficiali delle azioni intraprese dai vari Governi sono, spesso, solamente mascheramenti delle reali intenzioni, l'osservatore disattento potrebbe essere portato a non indugiare sulle conseguenze a medio o lungo termine di quanto accaduto. Se però si osservano certi eventi tutti insieme, magari ponendo attenzione alla loro consequenzialità si può, a volte, intravedere una strategia, una tendenza, un qualcosa che potrebbe prefigurare scenari futuri molto diversi da quelli cui siamo abituati e che diamo per scontati e perenni.

Proviamo, dunque, a mettere uno dopo l'altro, alcuni degli accadimenti mondiali, non necessariamente tutti, che anche una stampa attenta non cita o, frequentemente, sottovaluta.

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Nello scorso marzo, centinaia di pescherecci cinesi hanno violato i mari indonesiani e malesi procedendo nelle loro operazioni nonostante le proteste dei due Governi coinvolti. Quelle aree sono da lungo tempo rivendicate dalla Cina come proprio diritto nonostante una recente sentenza del competente Tribunale Internazionale abbia riconosciuto trattarsi di zone di esclusiva sovranità degli altri due Paesi. Come tutta risposta, Pechino ha ufficialmente affermato di non riconoscere la giurisdizione di quel Tribunale, organo dell'ONU. Sia la Malesia sia l'Indonesia preferiscono non urtarsi formalmente più di tanto con il potente vicino, anche sperando in aiuti e investimenti economici che la Cina potrebbe loro elargire in futuro.

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Nel 2014, la Cina ha fornito assistenza militare al Kirghizistan per un corrispettivo di 6,5 milioni di dollari e promesso altre centinaia di milioni di dollari al Tagikistan per uniformi e addestramento militare. Nel 2016 ha regalato all'Afghanistan mezzo miliardo di dollari per aiuti alle locali forze armate. Tra il 2003 e il 2009 ha ospitato per "formarli" un centinaio di ufficiali dell'esercito di Kazakhstan.

Nel 2013 ha consegnato ai Governi di Turkmenistan e Uzbekistan drono e missili a medio e lungo raggio atti a sistemi di difesa aerea. Nello scorso settembre Pechino ha annunciato che al confine tra Tagikistan e Afghanistan saranno costruiti dei propri avamposti militari e che si svolgeranno esercitazioni congiunte con le truppe Kirghise.

Pur continuando a far parte della Shanghai Cooperation Organization (una specie di NATO asiatica) che unisce Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan ed ha Iran, Pakistan, Mongolia, India e Afghanistan quali osservatori, la Cina ha dato vita alla Cooperazione Quadrilaterale e Meccanismo di Coordinamento con Afghanistan, Pakistan e Tagikistan.

Questa parte dell'Asia centrale è solitamente ritenuta zona d'influenza russa e a Mosca non si è molto contenti di questa "invadenza" cinese, ma l'isolamento internazionale tentato dall'Occidente nei confronti della Russia la obbliga a chiudere un occhio, almeno fino a quando l'Europa e gli USA continueranno a considerare una "priorità il contrasto dell'aggressione russa" (parole del comandante delle forze armate americane in Europa, il Generale Philip Breedlove).

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Nel maggio 2016, durante una visita a Pechino del re del Marocco Mohammed VI, è stato firmato un accordo tra i due Paesi che prevede una "partnership strategica" avente oggetto un accordo di libero scambio, l'eliminazione dei visti per cittadini cinesi, l'apertura a Casablanca di una sede-base per operazioni economiche destinate agli altri Paesi africani, una serie d'investimenti e lo sviluppo della cooperazione finanziaria tra la Banca Al Maghrib e la Banca Popolare Cinese. Gli aspetti più importanti riguardano però un "currency swap" e, tra i quindici accordi sottoscritti, la decisione di fare del porto di Tangeri, la porta dei prodotti cinesi in Africa ed Europa. Infine si è decisa la nascita, con capitali cinesi, di un parco industriale e residenziale nella stessa località.

Il re ha elogiato la politica di Pechino di "non interferenza negli affari interni dei Paesi africani". La Cina ha promesso una cooperazione legislativa (sic!) con il Parlamento marocchino.

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Nel 2014 e nel 2016, gli Stati Uniti e il Giappone avevano concordato con l'allora Presidente filippino Benigno Aquino la fornitura di materiale militare destinato a rinforzare il controllo delle coste dell'arcipelago e la possibilità che forze americane potessero avere accesso alle basi navali vicine agli isolotti, formalmente sotto sovranità filippina, ove i cinesi hanno invece costruito abusivamente un proprio aeroporto e stabilito presidi militari.

Il nuovo Presidente Rodrigo Duterte lo scorso 20 ottobre si è recato in visita a Pechino e ha annunciato ufficialmente la "separazione" dagli Stati Uniti sia nel settore militare sia in quello economico. In un locale business forum, accolto da grandi applausi ha detto: "L'America ora ha perso. Io mi sono riallineato al vostro filone ideologico e, probabilmente, andrò anche in Russia a parlare con Putin per dirgli che siamo in tre contro il mondo, la Cina, le Filippine e la Russia. Questa è l'unica strada percorribile". "Gli americani sono scortesi — ha aggiunto — e questo è troppo per le sensibilità asiatiche. Mi piace la Cina perché non va in giro a insultare la gente".

Nonostante il contenzioso sulle zone che il Tribunale internazionale del Diritto del Mare aveva confermato essere sotto sovranità filippina, Duterte vi ha, in sostanza, rinunciato, limitandosi a chiedere che sia garantito l'accesso anche ai pescherecci filippini. Ha, piuttosto, preferito la firma di tredici nuovi accordi di cooperazione tra cui turismo, trasporti, infrastrutture e finanza. Il valore coinvolto dovrebbe essere di almeno 13,5 miliardi di dollari. La nuova banca d'investimenti voluta dai cinesi, l'Asian Infrastructure Investment Bank potrebbe anche aggiungervi altro di suo.

Per quanto riguarda gli accordi militari in essere con gli USA, il Presidente ha dichiarato che le esercitazioni congiunte già previste per il 2017 saranno le ultime e che dal 2018 ogni collaborazione dovrà essere considerata chiusa. Le truppe americane presenti nell'isola di Mindanao dovranno lasciare le loro basi.

Un osservatore politico dell'Università di Hong Kong ha rilevato come tutto questo rappresenti una grande vittoria per Pechino e apra al consolidamento delle sue posizioni nella regione.

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Si potrebbe aggiungere molto altro, ma che dire? Ognuno tragga le conclusioni che preferisce.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Relazioni Russia-Cina, Organizzazione di Shanghai per la cooperazione - SCO, Rodrigo Duterte, Philip Breedlove, Filippine, Europa, USA, Cina, Russia
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