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06:58 23 Agosto 2019
Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan

Asse Putin-Erdogan, una svolta nella geopolitica

© Sputnik . Alexei Druzhinin
Opinioni
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Tatiana Santi
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Ad agosto le scuse di Erdogan fatte a Putin per il jet russo abbattuto nel 2015 hanno dato inizio al disgelo fra Ankara e Mosca. Durante la recente visita del presidente russo in Turchia, i due leader hanno formato un asse che, probabilmente, segnerà una svolta nella geopolitica.

Mossa dopo mossa, guidati dai propri interessi strategici Recep Erdogan e Vladimir Putin hanno sigillato un'intesa, decisiva tanto nel contesto siriano quanto negli equilibri geopolitici in generale. La Turchia, che è sempre più lontana dalla NATO, ritrovatasi in un angolo abbandonata dall'Occidente, ha abbracciato il presidente Putin.

Rivali da sempre, schierate su fronti opposti in Siria, la Turchia e la Russia si sentono più che mai vicine oggi, in contrapposizione ai propri "nemici comuni". A rinsaldare la loro intesa, inoltre, sono gli interessi energetici e l'accordo siglato a Istanbul per l'avvio del Turkish Stream, il gasdotto che porterà attraverso il Mar Nero il gas russo verso la Turchia e l'Europa.

Riprendono così, in un momento indubbiamente storico per il contesto internazionale, i rapporti fra Ankara e Mosca. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Giampiero Venturi, responsabile analisi geopolitiche di Difesa Online.

— Giampiero, che peso ha sullo scacchiere geopolitico internazionale il recente incontro fra Putin ed Erdogan?

— L'asse Erdogan-Putin, che chiamerei come un'intesa pragmatica, è la concretizzazione a mio avviso di tre aspetti fondamentali, maturati nell'ultimo anno. Il primo aspetto è la lungimiranza politica di Putin, che non ha reagito di pancia all'abbattimento del Sukhoi russo da parte dei turchi lo scorso anno. Erdogan si è ritrovato in un angolo, Putin sa che può ottenere in questa fase storica molto dalla Turchia con le buone per come si sta comportando Erdogan. Questo dice di Putin che non è un guerrafondaio, come viene spesso definito dall'Occidente.

In secondo luogo c'è da notare che la figura di Erdogan sta cambiando gli equilibri in Medio Oriente. Non è un aspetto che attira molto l'attenzione dei media, ma da alcuni anni Ankara ha preso una strada particolare con la fratellanza musulmana molto vicina ad Erdogan, facendo una serie di mosse diplomatiche. In Siria queste mosse hanno minato i rapporti con l'Occidente. Erdogan è un personaggio pirotecnico, probabilmente non affidabile, che va però tenuto in considerazione per il futuro dell'Asia Minore.

Il terzo aspetto importante di questa nuova intesa è il fallimento della politica americana in Medio Oriente, in particolare durante l'amministrazione Obama. Notiamo un allontanamento dalla NATO della Turchia, che si comporta ora come un cane sciolto.

— La Turchia e la Russia sono due Paesi che l'Occidente ha voluto isolare. Le posizioni di Ankara e Mosca sono divergenti sotto più aspetti, ma possiamo dire che quest'intesa si è creata un po'in contrapposizione ai "nemici comuni"?

— Assolutamente sì. La Russia e la Turchia sono due Paesi storicamente rivali, però in questo momento storico molti analisti tendono a mettere in risalto le divergenze. L'intesa fra Erdogan e Putin a mio parere invece non sorprende più di tanto. L'esempio tipico è la Siria. Si parla molto di fronti contrapposti in questo scenario fra Russia e Turchia, e questo è indiscutibile, basti pensare che Ankara appoggia i ribelli del nord e la Russia li bombarda.

In realtà però il problema che unisce la Russia e paradossalmente Damasco con Ankara è la questione curda. I turchi ufficialmente combattono l'ISIS, in realtà stanno aggirando i curdi, che sono un problema da parecchi mesi anche per Damasco. Ancora una volta la politica americana in Siria è finita in un angolo e sarà costretta a scaricare i curdi e ad appoggiare Erdogan per non perdere l'alleanza con la Turchia.

— Fra Erdogan e Putin in Siria il nodo cruciale è Assad. Gli interessi economici e strategici riusciranno a far superare questo problema?

— Sì, già da quest'estate il furbo e pragmatico Erdogan ha cominciato a cambiare orientamento. Per molti anni Assad era impresentabile per la Turchia e la soluzione della crisi siriana per Erdogan era la rimozione di Bashar al Assad. In virtù dell'avvicinamento con Mosca, la Turchia ha cominciato a rivedere questa posizione, con grande scorno di Washington, che continua a tenere il punto contro Assad. Il riavvicinamento Mosca-Ankara porterà anche ad un effetto sulle relazioni dirette fra Turchia e Siria.

— Il Turkish Stream è un progetto molto importante anche per l'Italia, dove la Saipem potrà avere un ruolo centrale, no?

— Turkish Stream da due significati. Al di là dell'evidenza economica, il progetto tende a ridimensionare gli allarmi che da Ovest vengono continuamente lanciati per la crisi ucraina. La Russia dimostra che economicamente il gas è importante, ma ci sono delle alternative.

Si lancia anche una palla ad una parte d'Europa, che continua ad essere sterile dal punto di vista politico, perché non ha una politica estera indipendente. Con un po'di buona volontà, l'Europa potrebbe capire che ci sono forme di interessi lontane da quelle standard che vengono decise non in Europa.

— Per concludere possiamo dire che mentre tutti gli occhi sono puntati sulle presidenziali degli Stati Uniti, si è formato un asse Turchia-Russia che probabilmente segnerà una svolta in Siria e nella geopolitica in generale?

— Assolutamente sì, noi siamo molto curiosi di vedere quali saranno le evoluzioni. Il golpe di quest'estate dimostra che Erdogan sta cambiando la geopolitica dei prossimi anni.

Le elezioni presidenziali americane sono in realtà molto più importanti di quanto si pensa, perché per la prima volta sono centrali nella politica internazionale dopo tanti anni. Si è sempre sentito parlare di economia, questa volta il tutto è molto legato agli sviluppi delle alleanze.

Nonostante la bassa statura di entrambi i candidati, se vincesse la Clinton, avremmo una continuità di Obama, se non un peggioramento dei rapporti con la Russia. Con Trump, con tutto quello che può comportare, il rapporto con Mosca verrà rivisto. Siamo davanti ad un grosso bivio, e ricollegandoci a quanto detto prima, cioè al ritorno delle politiche degli Stati al di là delle alleanze storiche, possiamo immaginare che ne vedremo delle belle.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Crisi in Siria, Turkish Stream, geopolitica, Recep Erdogan, Vladimir Putin, Turchia, Russia
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