05:24 04 Agosto 2020
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Il Dipartimento di Stato americano ha sospeso i contatti bilaterali con la Russia sulla Siria, accusando Mosca di violare gli impegni nell'ambito dell'accordo sul cessate il fuoco.

A sua volta, commentando questa notizia, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato gli Stati Uniti di non aver separato i terroristi dai miliziani della cosiddetta opposizione moderata.

"Ci rincresce che i nostri colleghi statunitensi abbiano annunciato lo stop o la sospensione del nostro lavoro bilaterale sulla Siria. Siano al corrente che questa decisione non include i formati multilaterali, per questo siamo pronti a farvi ricorso", ha sottolineato Lavrov durante l'incontro con il suo omologo francese Jean-Marc Ayrault.

Sputnik-Italia ha raggiunto Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) Tiberio Graziani per capire quali conseguenze potrebbe avere lo stop del dialogo tra Stati Uniti e Russia sulla questione siriana:

Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)
© Foto : fornita da Tiberio Graziani
Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)

— A livello internazionale, la sospensione dei contatti bilaterali potrebbe, anzi dovrebbe, spingere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare ulteriori risoluzioni sulla questione siriana, con particolare ed esplicito riferimento alla lotta contro le fazioni dell'Isis, o vicine all'Isis, da perseguire anche chiamando in causa gli alleati oggettivi del Daesh. Infatti, il fallimento della cooperazione tra gli USA e la Federazione russa è dovuto in gran parte, oltre agli errori "militari" ed alle incomprensioni "diplomatiche", all'ambiguità che Washington e il Pentagono hanno mostrato e tuttora mostrano nei riguardi dell'Isis. Questa ambiguità dell'Occidente nei confronti del Daesh è stata, peraltro, avvalorata recentemente dal segretario generale della NATO Stoltenberg che, nel confermare il ruolo dell'Organizzazione del trattato nordatlantico, ha sottolineato la sua estraneità alla lotta diretta contro il Daesh.

— Perché gli Stati Uniti hanno fatto questa manovra? E' possibile che non essendo capaci di mantenere il proprio impegno sulla Siria, cercano di scaricare la responsabilità del fallimento dei negoziati su Mosca proprio adesso, quando è rimasto soltanto un mese alle elezioni negli Stati Uniti?

— La sospensione dei contatti bilaterali risente, ovviamente, anche del clima elettorale e, soprattutto, dell'incertezza nonché della difficoltà oggettiva del Presidente Obama di assumere responsabilità a fine mandato presidenziale. Nondimeno, il fallimento della cooperazione sembra esprimere una sorta di confusione, reale o fittizia, tra i vertici dell'Amministrazione statunitense.

— Quali altri metodi utilizzeranno gli Stati Uniti per screditare la Russia e falsificare i fatti per creare un'immagine negativa della Russia al mondo?

Donald Trump e Hillary Clinton
© REUTERS / Scott Audette (L), Javier Galeano (R)

— L'attuale guerra in Siria, come sappiamo, rappresenta anche un episodio della espansione geostrategica USA nella massa continentale eurasiatica e nel Nord Africa. Questa marcia è iniziata a partire almeno dal 1979, col sostegno fornito da Washington ai ribelli mujaheddin afghani contro il legittimo governo di Kabul. Dopo il collasso sovietico, che provocò uno sbilanciamento dell'ordine internazionale a favore degli USA, tale strategia è stata intensificata ed articolata anche con l'ausilio e la strumentalizzazione dei mezzi di comunicazione di massa e con una accurata disinformazione, basata sulle moderne tecnologie informatiche. In tale ambito rientra la demonizzazione costante nei confronti degli allora responsabili politici dei governi e dei vertici militari di Tripoli, Belgrado, Bagdad, Teheran e Damasco. La demonizzazione, come sappiamo, ha supportato con efficacia la cosiddetta "esportazione della democrazia" con i bombardieri, l'eliminazione fisica di alcuni di questi leader e il conseguente collasso politico ed istituzionale di una vasta porzione dell'area vicino e mediorientale e del Nord Africa (Libia, Afghanistan, Iraq, Siria).

Nel quadro di questa espansione strategica statunitense rientra, ovviamente, anche l'inclusione dei Paesi dell'Europa centro-orientale nella NATO e la strumentalizzazione delle cosiddetta Primavera araba. Per tornare alla domanda, è verosimilmente prevedibile che gli USA, se non ci saranno, dopo le presidenziali di novembre, cambiamenti significativi ai vertici del Pentagono e del Dipartimento di Stato, potenzieranno gli apparati di supporto informativo/disinformativo, tesi alla denigrazione degli avversari; in questo caso gli obiettivi sono il presidente Putin e i vertici delle Forze Armate russe.

— Stati Uniti hanno iniziato i bombardamenti di Jugoslavia usando come scusa i campi di concentramento sul territorio di questo paese.  Pensa che anche in Siria gli Stati Uniti stanno giocando la stessa carta per cominciare un'operazione militare di grande respiro?

— L'utilizzo di opportuni episodi, reali o fittizi, suscettibili di diventare dei casus belli o semplici pretesti per scatenare operazioni militari, rientra nelle strategie militari di tutti i tempi. La Storia ci fornisce molti esempi a tal riguardo. Le recenti mosse statunitensi e l'amplificazione mediatica che le sostengono fanno pensare che l'ipotesi di una operazione militare di vasta portata sia realistica.

— Di recente il Segretario di Stato John Kerry ha avvertito l`opposizione siriana che se loro non accettano la tregua, non avranno più il sostegno degli Stati Uniti. E subito dopo  America sospende i negoziati per la risoluzione pacifica di questa crisi. Come potrebbe spiegare questo passo, tenendo presente il fatto che Kerry ha praticamente ammesso la debolezza degli Stati Uniti in Siria?

— La posizione di Kerry è ragionevolmente comprensibile. L'attuale Segretario di Stato è in procinto di lasciare il suo incarico e quindi per nulla propenso a lasciare in eredità al suo successore una situazione difficile e complessa, quale il "pantano" siriano. La sua posizione, tuttavia, allorquando, in un certo qual modo, ammette la debolezza degli Usa in una fase delicata della questione siriana e dei rapporti con la Federazione Russa, potrebbe essere un nuovo punto di partenza per giungere a una nuova fase di negoziazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
crisi in Siria, accordo, USA, Russia
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