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    Matteo Renzi

    Renzi china la testa agli USA

    © AFP 2017/ GABRIEL BOUYS
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    Tatiana Santi
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    Le ingerenze nella politica italiana dell’Ambasciatore americano John Phillips, che suggerisce agli italiani come votare al referendum costituzionale, non sorprendono più di tanto e si inseriscono in quella che è la politica estera italiana oggi.

    Renzi sembra quasi ricevere la pagellina e i compiti dagli Stati Uniti e a volte dalla maestra cattiva Merkel. Renzi china così la testa agli USA.

    L'Ambasciatore americano Phillips ha "ricattato" l'Italia spiegando che se al referendum dovesse vincere il "no", gli investimenti stranieri scapperebbero dal Paese. Non è la prima volta che il rappresentante americano dice quello che dovrebbe fare l'Italia. Si ha l'impressione infatti che la politica estera italiana sia dettata passo dopo passo dagli Stati Uniti, vedi le sanzioni antirusse, così autolesioniste per il Belpaese.

    A che cosa è dovuta questa subalternità dell'Italia all'alleato americano? Che ruolo potrebbe giocare l'Italia nei rapporti fra Russia e Occidente? Sputnik Italia ne ha parlato con l'Onorevole Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

    — Onorevole Brunetta, che ne pensa delle dichiarazioni dell'Ambasciatore Phillips sul voto al referendum costituzionale?

    Onorevole Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera
    © Foto: fornita da Renato Brunetta
    Onorevole Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera

    — Come ho già dichiarato in più occasioni, ho formalmente denunciato come gravissima ingerenza quella dell'Ambasciatore Phillips. La nostra sovranità, lo dice la Costituzione nell'articolo uno, appartiene al popolo. È il popolo italiano che deve decidere come votare. Un Ambasciatore che rappresenta fra l'altro un grande Paese come gli Stati Uniti, un nostro grande alleato, non dovrebbe commettere questi errori di metodo e di merito. Un Ambasciatore non dovrebbe interferire, ma soprattutto non dovrebbe "ricattare".

    Quello che ha detto Phillips è gravissimo, cioè nel caso vincesse il "no" scapperebbero gli investimenti americani. A parte il fatto che dice una stupidaggine dal punto di vista dell'economia, gli investimenti vanno dove li porta il cuore, cioè l'interesse. L'Italia ha già pochi investimenti stranieri, perché è governata male da Renzi. Non è certamente un esito referendario su una scelta costituzionale che può modificare i progetti di investimento degli investitori stranieri.

    L'Ambasciatore, ancora per poco si spera, ha commesso dei falli inaccettabili e per questo tutte le forze politiche italiane l'hanno denunciato in Parlamento.

    — Non è la prima volta che questo Ambasciatore si esprime su che cosa debba fare l'Italia. In passato affermò quanti soldati dovrebbe inviare l'Italia in Libia per esempio.

    — Credo che l'avvocato Phillips sia anche un po'impreparato. Purtroppo gli Stati Uniti hanno la prassi per cui mandano come Ambasciatori non solo ambasciatori di professione, ma anche amici dei presidenti degli Stati Uniti che di volta in volta vincono le elezioni. Evidentemente l'avvocato Phillips era un amico di Obama e il presidente americano ha pensato di premiarlo mandandolo a Roma. Phillips non ha né la competenza né la cultura per fare l'Ambasciatore. Ha solo una bella casa in Toscana, però forse non basta.

    — Perché secondo lei il governo italiano non reagisce a queste ingerenze?

    — C'è una lunga storia di rapporti fra Stati Uniti e Italia ed è una lunga storia di ingerenze da parte degli Stati Uniti nel nostro Paese. Io mi ricordo che il presidente del Consiglio Bettino Craxi disse "no" ai tempi di Sigonella. Mi ricordo l'autonomia del presidente Berlusconi, che voleva mantenere un rapporto equilibrato fra gli Stati Uniti e la Federazione russa. Mi ricordo Pratica di mare, dove il presidente Berlusconi allargò alla Federazioni russa la NATO. Non sempre i presidenti italiani hanno chinato la testa.

    Evidentemente Renzi appartiene a quell'altra specie dei presidenti del Consiglio italiani, che inchinano la testa ben volentieri, però questo gli italiani non lo sopportano. Io ho detto uno, dieci, cento Phillips, perché più endorsement ci sono di questo tipo delle banche, della finanza, delle società di rating, del Financial Times, più ingerenze in generale accadono, più sarà probabile la vittoria dei "no" al Referendum e più velocemente Renzi andrà a casa.

    — Lei diceva che non tutti i presidenti del Consiglio hanno chinato la testa agli Stati Uniti. Perché nel caso di Renzi è il contrario? A che cosa è dovuta questa subalternità?

    Il presidente degli USA Barack Obama seguito dal primo ministro italiano Matteo Renzi al G7.
    © AP Photo/ Charles Dharapak

    — La scelta atlantica dell'Italia è indiscutibile, l'amicizia e l'alleanza con gli Stati Uniti sono indiscutibili. Quest'alleanza va letta però alla luce della storia. La storia attuale ci richiede un'alleanza globale ad esempio contro il terrorismo, contro l'inquinamento e un'unione fra Stati per gestire la globalizzazione. La storia di oggi ci richiede un'alleanza globale per gestire i flussi migratori. La nostra visione atlantica deve essere sempre e comunque ragguardata alla luce della situazione storica.

    Renzi è debole e non può fare altro che mettersi nelle mani, anche quando sono mani un po'incompetenti, dell'alleato americano. Questa non è la migliore politica estera per il nostro Paese. Ricordo Pratica di mare nel 2002, quando genialmente il presidente Berlusconi in funzione antiterrorismo e anti fondamentalismo islamico volle allargare la struttura della NATO, invitando il Presidente della Federazione russa Putin. Ecco, io credo che questa sia la chiave nell'interpretare correttamente i nostri tempi, non certo quella di chinare la testa all'alleato americano.

    — Nei rapporti con la Russia l'Italia ha fatto grossi passi indietro negli ultimi anni infatti.

    — Renzi li ha fatti. Ricordo a me stesso e ai vostri lettori le battaglie che abbiamo fatto in Parlamento per dire no alle sanzioni alla Federazione russa. Al di là della questione di merito e della Crimea, non è di certo con le sanzioni che si risolvono i problemi geopolitici. In questo momento doveva e deve ancora avere la supremazia la grande alleanza di tutti i Paesi dell'Est dell'Ovest contro il terrorismo.

    Renzi ha chinato la testa anche in questo caso, ha un diktat americano rispetto le sanzioni, che tra l'altro sta pagando quasi esclusivamente l'Europa, perché poi gli Stati Uniti hanno un interscambio molto particolare con la Federazione russa. Stiamo pagando noi il massimalismo americano.

    Io in Parlamento con più mozioni ho denunciato tutto questo vedendo l'imbarazzo di Renzi, però Renzi si imbarazza per poi alla fine obbedire alla Germania, alla Merkel e agli Stati Uniti. È la cifra del suo essere presidente del Consiglio, ma ancora per poco.

    — Quale dovrebbe essere il ruolo dell'Italia in politica estera?

    — La prima cosa da fare con una presidenza del Consiglio del centrodestra è una nuova Pratica di mare. Bisogna fare dell'Italia una piattaforma per una nuova grande alleanza Est-Ovest, Cina compresa, per gestire insieme le emergenze di questi tempi, dal terrorismo agli effetti perversi della globalizzazione e alle altre tensioni geopolitiche che attanagliano il nostro mondo. Pensiamo alla situazione grave in cui versa ancora l'Africa e il Medio Oriente.

    L'unica strada è una nuova Pratica di mare, vale a dire una nuova conferenza a base NATO allargata come quella del 2002. Purtroppo abbiamo perso oltre 14 anni da quel geniale tentativo che fu il momento più alto della politica internazionale dell'Italia.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    politica, crisi in Libia, John Phillips, Matteo Renzi, USA, Italia
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