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21:25 22 Ottobre 2019
Migranti sulle coste del mar Mediterraneo

Immigrazione, sindaci abbandonati dallo Stato

© AP Photo / Lefteris Pitarakis
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2,5 migranti ogni mille abitanti, questa è la formula alla quale sono giunti al Viminale presentando il piano di ripartizione dei migranti sul territorio italiano. Mentre il Ministro dell’Interno Alfano è preso a disegnare il nuovo modello di governance, la realtà sul campo è ben più complessa e i sindaci si sentono spesso abbandonati.

Alla riunione del Viminale presieduta da Angelino Alfano si è parlato di distribuzione equilibrata e di un sistema di accoglienza diffuso. Un piano che riguarda però esclusivamente profughi e richiedenti asilo. Idee bellissime, ancora tutte da realizzare però.

Analizzando la situazione sul territorio lontano dalle aule del Viminale ci si accorge che i sindaci non dispongono degli strumenti per gestire il fenomeno migratorio. Si forma "un circuito istituzionale", come l'ha definito il sindaco di Molinara in provincia di Benevento, il quale è venuto a conoscenza dell'arrivo di un gruppo di immigrati nel suo comune solo dalle pagine del giornale. Sputnik Italia ha raccolto la testimonianza del sindaco di Molinara Giuseppe Addabbo.

— Alfano assieme all'ANCI ha varato un piano di ripartizione dei migranti arrivando alla soluzione di 2,5 migranti ogni mille abitanti. Sindaco Addabbo, che ne pensa del piano di Alfano?

Giuseppe Addabbo, sindaco di Molinara
fornita da Giuseppe Addabbo
Giuseppe Addabbo, sindaco di Molinara

— Alla luce di quello che è capitato in questi ultimi giorni alla mia comunità, a Molinara, il mio punto di vista è che ci doveva essere già prima una migliore organizzazione per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti. Questo per quanto riguarda soprattutto i presidi del Ministero dell'Interno sui territori, mi riferisco alle Prefetture.

Quello che ho notato e lo dico con una punta un po'polemica, anche se di fronte al dramma dei migranti di polemiche se ne dovrebbero fare poche, è che c'era bisogno di un maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali, dei sindaci. È necessaria secondo me una maggiore interlocuzione presso le prefetture.

Il piano che è stato varato lo vedo in modo positivo, credo che se tutti in Italia diamo un contributo, tutte le città e i paesi, otterremo un buon risultato. Il contributo va dato in ordine e in base al numero di abitanti. Parlo per esempio per una comunità come la mia, quella di Molinara con 1500 abitanti sull'Appennino Beneventano. L'impatto per una comunità come la nostra è molto forte, per cui l'accoglienza deve avvenire in modo graduale con un numero di migranti ben rapportato agli abitanti.

— Qual è il quadro della situazione nel suo comune per quanto riguarda i migranti?

— In questo momento a Molinara sono arrivati venerdì scorso 25 migranti in una struttura privata convenzionata con la Croce Rossa di Benevento. Si tratta di 25 donne somale e nigeriane. Il problema che si è creato è quello del mancato coinvolgimento dell'istituzione comunale. Io ho appreso di questa decisione solamente la mattina dal giornale! Non mi è arrivata nessuna telefonata né dalla prefettura né dal privato che aveva dato in locazione la propria abitazione né tantomeno dalla Croce Rossa. Questi metodi li ritengo negativi perché creano confusione e allarmismi.

— I sindaci, vista anche la sua esperienza, non hanno evidentemente gli strumenti per gestire il fenomeno dell'immigrazione e dell'accoglienza. La gente però se nascono dei problemi si rivolgerà a voi, no?

Migranti
© REUTERS / Marina Militare/Handout via REUTERS

— È proprio questa la protesta che ho fatto nei confronti della prefettura di Benevento. Per i funzionari è un lavoro, hanno vinto un concorso, occupano un posto, cercano di barcamenarsi in mezzo ai problemi. Per gli amministratori è diverso: noi siamo stati eletti, per cui abbiamo il dovere di rendere conto alla cittadinanza di tutto quello che succede.

Si metta nei panni di un sindaco che non è a conoscenza di qualcosa di impattante che si verifica sul suo territorio e la gente chiede risposte. Noi siamo fra due fuochi, da una parte abbiamo un dovere istituzionale, capire il problema della prefettura, dall'altro abbiamo la comunità che ti dice "visto che non sei buono ad occupare questo posto, non conosci cosa accade sul tuo territorio, è meglio se vai a casa".

Io l'ho chiamato un "corto circuito istituzionale", è necessario che questo corto circuito non si verifichi più. Noi dobbiamo essere interpellati in tempo e dobbiamo venire coinvolti qualsiasi cosa si decida in prefettura per il territorio.

— Lei come sindaco che cosa chiede, quali misure andrebbero prese a suo avviso?

— Ci deve essere un tavolo permanente in prefettura, un coinvolgimento dei sindaci. Va verificata un'equa distribuzione dei migranti sul territorio. Non vanno create difficoltà all'interno della comunità. Le prefetture hanno il dovere in questo momento di creare una cartina di regia con i sindaci a livello del Ministero dell'Interno sul territorio.

I sindaci vanno coinvolti anche per quello che riguarda i privati. Non è possibile che un privato, una cooperativa, un qualsiasi ente possa prendere una decisione e attivarsi su un locale di un territorio, senza coinvolgere le istituzioni. L'ora dopo che viene presa quella decisione, il problema di ordine pubblico e di sicurezza è tutto in capo al sindaco. Non si può perciò in alcun caso aggirare il coinvolgimento del sindaco.

Se si agisce coinvolgendo le istituzioni si limita anche la speculazione economica che c'è nella questione dei migranti. Altrimenti ho l'impressione che la speculazione prenda il sopravvento sulla questione migranti, sull'integrazione e sul lato umano di questi poveri cristi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Ridistribuzione dei migranti, Crisi dei migranti, Italia
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