03:19 01 Novembre 2020
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La morte di Islam Karimov apre una successione difficile, al cui svolgimento prenderanno parte servizi segreti e diplomazie di mezzo mondo. L’Uzbekistan è un paese cruciale dell’Asia Centrale post-sovietica e prenderne possesso, direttamente o per interposta persona, sarà mossa di primario valore strategico.

E questa incertezza — che ha impedito ai reggitori provvisori del paese, tra l'altro,  di dare subito la notizia della morte  — dice già molto del disastro politico che la lunga permanenza al potere di Karimov ha prodotto.  Hanno preso il tempo necessario per rimettere insieme, alla meno peggio, i cocci del regime che andava in pezzi con la sua scomparsa.

Islam Karimov
© Sputnik . Алексей Дружинин
Ma, lasciando agli esperti del dettaglio di svolgere il loro lavoro di previsione, possiamo proporre uno sguardo  panoramico sullo stato delle cose nell'area che fu un grande pezzo dell'estinta Unione Sovietica. Viene subito in mente la recente dichiarazione dell'ultimo rampollo della famiglia Rockfeller: per liquidare l'URSS — ha detto  in sostanza l'anziano Steve Rockfeller — fu necessario e sufficiente convincere i gruppi dirigenti delle repubbliche sovietiche che avrebbero sicuramente vissuto assai meglio da soli, e padroni dei loro stati e popoli, se si fossero staccati dal grande corpo malato dell'Unione. "Adesso — ha aggiunto — tutti coloro che presero parte all'operazione, vivono peggio" (si riferiva ai rispettivi popoli, non ai loro leader,,ndr). Ragion per cui questa favola non potrà più essere raccontata ai popoli della attuale Federazione Russa. 

Nell'Impero del Bene così ragionarono, e ragionano. E, a pensare bene, non a torto. Solo che, mutatis mutandis, così pensavano anche all'interno dell'Impero del Male. Ricordo che Aleksander Solzhenitsyn, nel suo "memento" ai futuri reggitori della Russia, ancora in piedi l'URSS,  li invitava a disfarsi urgentemente del "sottopancia asiatico". In questa sprezzante definizione c'era tutto un progetto di una Grande Russia cristiana e ortodossa, rivolta alla tradizione, estranea al resto del mondo, che avrebbe dovuto liberarsi dell'impaccio di culture e civiltà diverse per poter godere appieno dei propri valori e della forza del proprio popolo.

Di quel messaggio si fecero portatori i "democratici" russi dell'epoca.  

Che lo riscrissero, stravolgendolo, in chiave "progressista": si ponga fine all'Unione Sovietica, moderna prigione di popoli, e se ne ricaverà finalmente una pluralità di stati democratici sotto la protezione dell'Impero del Bene. A cominciare dalla Russia, che potrà essere, meglio di tutti gli altri, prospera,  ricca, democratica, libera e, ovviamente, esportatrice di materie prime per i secoli dei secoli.

Tutte queste illusioni, come sappiamo bene, sono state frantumate dal martello della realtà effettuale delle cose, come avrebbe detto il nostro Niccolò Guicciardini. Un quarto di secolo, dopo gran parte dell'Asia Centrale non si è nemmeno affacciata alla soglia della "democrazia liberale" voluta e sognata dai "democratici" russi. E la stessa Russia ha dovuto arrancare a lungo, liberatasi dall'eredità eltsiniana,  per recuperare non solo le condizioni di vita in cui viveva ai tempi sovietici (cosa ancora, per altro, incompiuta), ma soprattutto per riguadagnare la propria sovranità politica e il proprio ruolo nel mondo.

Karimov, come Saparmurad Nijazov del Turkmenistan, come altri ex leader ex comunisti, non hanno saputo e potuto fare di meglio che prendere il potere lasciato vacante dal partito comunista suicida e trasformarlo in una satrapia "laica". Ma il termine "laico" serve solo per significare che hanno dovuto combattere un Islam risorgente che cercava di ritornare fuori dalle catacombe nelle quali aveva continuato a sopravvivere.

Per la "democrazia liberale" non c'è stato spazio nell'Asia Centrale. Paradosso dei paradossi era stata proprio l'Unione Sovietica a portarvi la "modernità", come amava dire Nikita Khrusciov: "il socialismo finisce dove terminano i pali della luce". E fu solo dopo l'intervento sovietico in Afghanistan che si aprirono le università alle donne e si videro, a Kabul (ma solo a Kabul) le minigonne non solo delle "occupanti" russe, ma anche delle "occupate" afghane.

Così, con l'uscita di scena di Islam (ironia del destino anche nel nome) Karimov, si dovranno seppellire anche i sogni dell'Occidente.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
politica, Islam Karimov, Uzbekistan, URSS
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