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    Commemorazione delle vittime della strage a Beslan

    Ricordare Beslan, sempre

    Evgeny Biyatov
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    Tatiana Santi
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    Primo settembre 2004. Sembrava il primo giorno di scuola come tutti gli altri, ma poi è cominciato il massacro: un commando di terroristi islamici ceceni fece irruzione nella scuola numero 1 di Beslan. Nell’assedio, durato 3 lunghissimi giorni, persero la vita 334 persone, di cui 186 bambini. Vi ricordate la strage di Beslan?

    Sono passati 12 anni, ma il dolore di quella tragedia non si può cancellare, uno dei più feroci attentati terroristici di sempre, un massacro mirato contro delle piccole vittime, dei bimbi nelle mura della propria scuola. Una scuola da dove non sono mai più usciti 186 bambini, ma alcuni media occidentali in questi 12 anni sono arrivati addirittura a giustificare il massacro compiuto per mano dei terroristi, ritenuti "ribelli" e "guerriglieri", brava gente insomma.

    Di fronte al terrorismo è inumano dividere le vittime in morti di serie A e morti di serie B. La lezione della strage di Beslan è quanto mai attuale oggi, ma sembra che ancora non si sia compresa fino in fondo. Perciò è importante non dimenticare e ricordare Beslan, sempre. Sputnik Italia ha raggiunto per commemorare quegli orribili giorni di settembre Ennio Bordato, cittadino onorario di Beslan, Presidente dell'Associazione "Aiutateci a salvare i bambini".

    — Oggi in Russia riparte la scuola, ma i pensieri vanno a quegli orribili giorni di settembre. L'Associazione "Aiutateci a salvare i bambini" si è attivata subito dopo la strage e tuttora è vicina alla città di Beslan. Ci puoi parlare dell'attività dell'Associazione?

    Ennio Bordato, presidente dell'Associazione Aiutateci a salvare i bambini
    © Foto: fornita da Ennio Bordato
    Ennio Bordato, presidente dell'Associazione "Aiutateci a salvare i bambini"

    — Il 4 settembre del 2004 eravamo a Mosca ed avevamo subito contattato la città di Beslan attraverso la madre di un bambino nel reparto di oncoematologia. Grazie alla Provincia Autonoma di Trento abbiamo iniziato il nostro primo progetto: l'accoglienza in Italia di 63 cittadini di Beslan, 33 bambini e 30 adulti per quasi 2 mesi.

    A quel punto è cominciato un percorso molto più complesso che ha visto l'invio di un'equipe di psicologi dell'emergenza dell'Università di Padova nella città osseta dal 2005 al 2010. Questo progetto di sostegno psicologico si è concluso con la produzione di mille dvd per la gestione del DPTS, cioè la sindrome post traumatica da stress. È un percorso che ci vede tuttora presenti, abbiamo un rapporto costante con l'amministrazione comunale e soprattutto con le persone che erano state accolte a Trento. Un rapporto profondo che continuerà tutta la vita.

    — È importante ricordare per rispetto delle vittime, ma anche dei sopravvissuti. I traumi dopo un attentato terroristico simile rimangono a lungo, se non per sempre, nella mente delle persone.

    — Passato lo shock del terribile attentato alla scuola numero 1 di Beslan è chiaro che serve il supporto psicologico degli specialisti, serve poi il ricordo costante, perché il ricordo da un senso al lutto e alla storia.

    Questa terribile pagina di storia va anche letta secondo me da un punto di vista più ampio: per capire la portata degli eventi, Beslan rappresenta la prima fase di quello che oggi si chiama ISIS. Si tratta del tentativo di fare intervenire la religione musulmana contro la cristianità, soprattutto ragionando sul nemico, che è la Russia. Si è cercato attraverso Beslan di far saltare la convivenza pacifica all'interno di quello Stato con una parte complicata. Il Caucaso storicamente, etnicamente, religiosamente è una zona molto complessa.

    — La tragedia di Beslan è quanto mai attuale, perché il terrorismo jihadista continua a mietere vittime in Siria, in Europa. Si è imparata la lezione della strage di Beslan?

    — Credo che siamo ancora al 31 agosto 2004. Basti pensare che della strage di Beslan non se ne parla più da anni in Occidente. Non si parla di questa tragedia che ha coinvolto 334 vittime, 186 bambini. Siamo ancora al pre-Beslan, dove qualcuno in Occidente pensa che sia molto semplice dimenticare. Non bisogna assolutamente dimenticare invece, perché dalla storia si capiscono molto bene anche i passaggi politici dell'attualità.

    Beslan deve essere ricordata, perché la lezione di quel dramma deve significare la conoscenza e la capacità di comprensione della geopolitica, dei rapporti fra gli Stati e i popoli nel 2016, 2020 e per il futuro.

    — Dopo gli attentati in Francia e in Europa si è vista la solidarietà giustamente da parte dell'opinione pubblica e dai media. Dopo la strage di Beslan non andò proprio così in Occidente: alcuni media e l'opinione pubblica a volte sono arrivati addirittura a giustificare l'azione dei terroristi, chiamati "ribelli". Perché un trattamento così diverso delle vittime?

    — Perché l'obiettivo è la Russia. Come oggi si continua a sostenere che in Siria vi siano dei terroristi moderati, così allora si faceva in qualche modo pensare che chi uccideva i bambini in quella scuola in fondo non era proprio dalla parte del torto.

    Vorrei ricordare solo che ieri sera a Vladikavkaz si è tenuto un concerto di commemorazione e di solidarietà con le vittime italiane del recente terremoto. Questa notizia non è assolutamente passata nei giornali italiani. Il popolo dell'Ossezia ricorda l'Italia come primo popolo e forse unico che è intervenuto solidariamente, sia attraverso la nostra Associazione ma anche la Protezione civile e altre associazioni italiane.

    Continuiamo ad avere morti di serie A e B. Continuiamo in Occidente ad avere una stampa china al potere internazionale e continuiamo a dire che in fondo le vittime del terrorismo in Russia contano poco, perché quelle che contano sono le nostre. È un grandissimo errore che stiamo facendo, che pagheremo ancor di più nei prossimi anni.

    — Oggi più di prima è quindi importante ricordare e parlare della strage di Beslan.

    — Oggi bisogna ricordare Beslan più di 5 anni fa, perché oggi questa strage rappresenta la capacità di capire dove siamo arrivati e il pericolo della situazione attuale. Beslan ci fa capire quanto il circo dell'informazione internazionale sia profondamente malato e che le scelte dei grandi leader siano suicide per i popoli.

    Rischiamo una terza guerra mondiale, vediamo dei fenomeni di neonazismo in Ucraina e su questo non si dice nulla in Occidente. Il Donbass sta soffrendo, ma non c'è mai una riga in merito sui giornali italiani. Si è detto che non ci sono vittime e se ci sono sono vittime che non servono, non sono importanti.

    È un errore, ripeto, che pagheremo perché non possiamo fare differenza fra i morti, fra le vittime del terrorismo di serie A e B. Beslan è la cartina di tornasole purtroppo di una politica internazionale profondamente malata e che va assolutamente cambiata.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Strage di Beslan
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