10:02 23 Giugno 2018
Spiaggia Rosa, isola di Budelli, Sardegna

E se fosse la Sardegna la mitica Isola di Atlante?

© flickr.com/ luca giudicatti
Opinioni
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Tatiana Santi
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Atlantide, uno dei miti più affascinanti di sempre. Migliaia di libri e saggi sono stati dedicati alla città perduta e sprofondata nel mare. E se l’Isola di Atlante fosse proprio la Sardegna? La chiave sta nella prospettiva e nel capire dov’erano realmente collocate le colonne d’Ercole.

"Oltre le Colonne d'Eracle, c'era un'isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole. Dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare".

Sergio Frau, autore del libro “Le Colonne d’Ercole”
© Foto : Daniela Zedda
Sergio Frau, autore del libro “Le Colonne d’Ercole”
Rileggendo i testi antichi, osservando dall'alto i nuraghe millenari sardi, si può risalire probabilmente all'isola di Atlante descritta da Platone nel Timeo.

Se le colonne d'Ercole fossero in realtà collocate nello stretto di Sicilia e non di Gibilterra? È da qui che partono le lunghe indagini e nascono le domande del giornalista Sergio Frau, ideatore della teoria secondo cui è proprio la Sardegna l'Isola di Atlante. Sergio Frau, autore del libro "Le Colonne d'Ercole" ha spiegato a Sputnik Italia la sua teoria.

— Secondo i tuoi studi, la Sardegna sarebbe proprio l'Atlantide raccontata da Platone. Ci puoi parlare della tua teoria?

— Platone non parla di Atlantide, l'isola che non c'è. Parla dell'Isola di Atlante, che è come il Caucaso di Prometeo, l'alba del mondo greco. C'era il fratello al tramonto, che era in mezzo al mare. C'è un piatto antico che dimostra questa simmetria fra Est e Ovest del Mediterraneo.

Il mio libro è sulle Colonne d'Ercole. Ho ritrovato una prima posizione delle Colonne d'Ercole al Canale di Sicilia, prima di slittare a Gibilterra. Leggendo Platone, si va a sbattere proprio sulla Sardegna, uscendo dal Canale di Sicilia. Platone dice "al di là di quello stretto, chiamato Colonne d'Ercole, c'era una grande isola. Da quest'isola si giungeva ad altre isole".  L'Isola di Atlante governava sulla Tirrenia, che significa Paese delle torri.

La Sardegna era un'isola del tesoro per alcuni millenni, fra il quarto millennio a.C. e il momento del collasso, che noi abbiamo fatto vedere con il drone. È stata un'isola di una felicità fantastica. C'era una montagna di ossidiana, che era l'oro nero, l'argento. Nel secondo millennio si costruiscono 20 mila torri con i loro villaggi nuragici intorno.

Piatto del VI secolo a.C, con Prometeo e il fratello Atlente
© Foto : fornita da Sergio Frau
Piatto del VI secolo a.C, con Prometeo e il fratello Atlente

— Leggendo dall'alto il territorio sardo che cosa si scopre?

— Questa è la grande conferma, per me importante. Zeus, come scrive Platone, ad un certo punto per cercare di rieducare i suoi abitanti che si erano troppo insuperbiti, li colpì con un cataclisma marino. Omero per la sua isola di Occidente, dice che siccome i Feaci avevano accompagnato Ulisse a Itaca, per punirli li avrebbe colpiti nella loro isola con uno schiaffo di Poseidone. Avrebbe sepolto quindi la loro città sotto un gran monte. Schiaffo di Poseidone significa uno tsunami.

A quel punto ho cominciato a guardare la Sardegna in maniera differente. Mi sono accorto che dove il mare poteva entrare, c'erano decine di nuraghe sepolti. Appena la Sardegna si innalza di livello, questa tipologia non la trovi più fino alla Corsica. Ho deciso quindi di documentare questa cosa che nessuno aveva mai fatto.

— Come si sono svolte le ricerche?

— Abbiamo lavorato per tre anni con Ettore Tronci utilizzando un drone. Tronci è riuscito a censire in tutta la parte del Medio Campidano un centinaio di nuraghe sotto il fango, che oggi tutti possono vedere grazie al sito che abbiamo creato.

È la prima volta in assoluto che si vede quel disastro. I nuraghe, quei 2-3 che hanno scavato risultano sepolti vivi: sono saltati fuori così tanti reperti che sono andati a riempire 3 piani di un museo. La situazione trovata al loro interno era sigillata al 12 secolo a.C.

Nel nuraghe Genna Maria per esempio hanno trovato pezzi di ossidiana, strumenti di lavoro, cose che se la gente avesse abbandonato quel posto avrebbe sicuramente portato con sé. È una situazione sigillata come a Pompei.

Una vista dei nuraghe millenari sardi
© Foto : fornita da Sergio Frau
Una vista dei nuraghe millenari sardi

 Le tue ricerche hanno appassionato diversi studiosi e l'opinione pubblica. Alcuni esperti hanno anche contestato però le tue teorie. Che cosa diresti a chi è scettico?

— Va detto che in Sardegna c'era una situazione di grande malaffare, che per Repubblica ho anche denunciato con dei miei pezzi. Sono state fatte cose molto gravi, come coprire un intero anfiteatro romano con del legno per esempio. I due sovraintendi in questione hanno avuto processi per abuso di ufficio e corruzione.

Quando hanno saputo che l'UNESCO voleva fare un convegno sulle mie ricerche a Parigi, hanno fatto una raccolta firme contro di me, che è stata una meraviglia. Hanno fatto un appello al Mediterraneo e hanno messo nero su bianco quel che pensano e quello che dico io. Subito dopo sono stato invitato all'Accademia dei Lincei per fare dei convegni.

— Ti hanno fatto pubblicità… Hai avuto comunque coraggio ad analizzare una materia complessa, avvolta da un mito.

— Penso che si debba passare dall'archeologia, che è molto catastale, all'archeologica. Bisogna capire come mai un'isola che era un portento per mille anni, improvvisamente diventa un luogo di malaria e abbandoni, di nuraghe sepolti. Se non ti fai delle domande, è inutile che fai ricerca.

Se devo credere fra Platone, Omero e questo gruppo di firmatari contro di me, scelgo senz'altro Platone e Omero.

Credo a Platone anche perché quando lui racconta la storia dell'Isola di Atlante sta parlando di una vicenda sacra per Atene. Non solo, siamo alla vigilia della morte di Socrate, il suo maestro, non era il momento di fantasticare…

Copertina del libro “Le Colonne d’Ercole”
© Foto : fornita da Sergio Frau
Copertina del libro “Le Colonne d’Ercole”

— I nuraghe rappresentano effettivamente una testimonianza importante, si tratta di una "Pompei sarda". Potrebbero avere anche un valore per la regione da un punto di vista turistico. Che ne pensi?

— Anni fa ho proprio scritto che l'Egitto torna ad essere Egitto con la spedizione di Napoleone e con Vivant Denon, il fondatore del Louvre, che fa conoscere l'Egitto al mondo.

Secondo me la Sardegna è il nuovo Egitto, ancora tutto da scoprire e da raccontare. C'è un'isola che aveva una realtà fantastica, ma non aveva storia e poi c'era una geografia che non aveva un'isola. Mettendo insieme le due cose tutto combacia. Posso ovviamente sbagliare, però secondo me molte cose si spiegano in questo modo, si restituisce una simmetria al Mediterraneo.

È eccezionale il megalitismo che vedi in Sardegna rispetto ad altre parti. Quando c'è una Sardegna già nel terzo millennio che fa delle pavimentazioni di pietra, Roma non c'era come nemmeno Milano. Ad un certo punto finisce la Sardegna e poi trovi dei popoli di mare più possibile distanti dal mare, che sono gli etruschi…

— La Sardegna è veramente ancora tutta da scoprire…

— È lo scopo dei miei studi, è un amore della ricerca: restituire un pezzo di storia al Mediterraneo. La Sardegna è rimasta fuori dagli studi ottocenteschi perché c'era la malaria fino al 1950. Si faceva testamento prima di andare in Sardegna. Oggi campiamo su ragionamenti ottocenteschi che sono parziali, siamo abbagliati dall'ex Oriente Lux. Da questa parte del Mediterraneo c'è buio totale.

Prometeo al Caucaso ha un fratello in Occidente. Anatolia vuol dire alba, era l'alba dei greci. Se l'isola del Caucaso è vera, pure quella del fratello lo è.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
libro, Storia, Sardegna, Italia
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