08:26 25 Settembre 2020
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Le scosse del terremoto che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto continuano e il numero delle vittime cresce vertiginosamente. Nel dolore straziante, dopo un ennesimo terremoto, la domanda è sempre quella: perché?

Il 24 agosto, di notte è stata colpita al cuore l'Italia, i territori fra Lazio, Umbria e Marche sono stati investiti da un terremoto di magnitudo 6. Sono più di 200 le vittime, i numeri vengono aggiornati continuamente, tantissimi i bambini.

Tutto il Paese si è reimmerso nel terrore, mai completamente dimenticato dopo la strage di 7 anni fa a L'Aquila. Paura, morte, impotenza, ma anche solidarietà. Dalle prime ore dopo la strage, molti italiani in più regioni si sono messi in fila per donare il sangue.

Condoglianze e proposte di aiuto arrivano anche dall'estero. Il presidente Putin ha espresso la sua vicinanza al "popolo amico italiano", mettendo a disposizione le forze russe per affrontare le conseguenze del terremoto.

Si sa, l'Italia è un Paese a rischio sismico. Si sa, in zone sismiche occorre rinforzare gli edifici perché non crollino con le scosse dei terremoti. Sorge sempre la stessa domanda allora: perché non si previene? Che cosa si aspetta, quante vite devono ancora essere spezzate? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Andrea Tertulliani, sismologo e primo ricercatore dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

 Il terremoto è avvenuto in una zona altamente sismica. La cosa che ci si chiede sempre dopo queste tragedie: si poteva prevenire? E in generale è possibile prevedere un terremoto?

— Un terremoto non si può prevedere, sapere prima quello che succederà non è possibile in questo campo. Si può invece prevenire costruendo adeguatamente in modo antisismico. L'unica prevenzione è quella di costruire edifici che resistano alle scosse di terremoto.

— L'Italia tutta ha più zone a rischio sismico. Si fa abbastanza in prevenzione a suo avviso?

— L'Italia è in ritardo in questo campo, ci sono molte aree nel Paese che pur essendo sismiche, hanno costruzioni antiche dovute al patrimonio storico, è tipico per il nostro Paese. I terremoti spesso avvengono nelle zone montuose, dove vi sono piccoli centri. Sono luoghi difficili da adeguare.

— Per quanto riguarda gli edifici vecchi, si può fare qualcosa, renderli antisismici?

— Certo! Si può intervenire per rendere più resistenti le costruzioni vecchie. Questo ha un costo che evidentemente non tutti riescono a sopportare. Con pochi accorgimenti anche una casa di pietra potrebbe essere messa in condizioni adeguate per non farla almeno crollare sugli abitanti.

In Italia su questo piano si fa ancora molto poco.

— Quali sono le misure da prendere in primis?

— Innanzitutto bisogna far osservare la norma, che in Italia c'è. Si tratta delle norme antisismiche. Tutto il nuovo deve essere costruito in una determinata maniera, purtroppo non si può obbligare il vecchio ad essere adeguato.

Andrebbe fatta un'importante opera di educazione della popolazione, in maniera che chiunque fosse consapevole della propria casa: se non adeguatamente rinforzata potrebbe cadere, perché si trova in una zona sismica.

— Questo è un tema che dovrebbe essere all'ordine del giorno sempre, non basta parlarne solo dopo queste stragi. Possiamo dire che siamo di fronte ad un problema culturale più ampio?

— Esattamente, in Italia purtroppo siamo abituati ad affrontare le emergenze quando avvengono e a non essere pronti a prevenire con delle politiche di ampio respiro, che sicuramente gioverebbero ad un Paese sismico come il nostro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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