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    Costume da bagno ordinario e burkini

    Burkini: è necessaria la legge contro chi si copre troppo?

    © AFP 2017/ FETHI BELAID
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    Mario Sommossa
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    Sta diventando stucchevole il dibattito sul burkini che sembra toccare uno dopo l’altro tutti i Paesi europei.

    Di certo, sentire che un Ministro degli Interni di un Paese civile affermi che noi non ne impediremo l'utilizzo perché il farlo suonerebbe una provocazione verso qualcuno e potrebbe attirare attentati fa dubitare della personalità e della dignità di quel ministro e, conseguentemente, di quel Governo.  Che uno stato ammetta di non voler fare una legge, qualunque essa sia, perché teme che qualcun altro se ne abbia a male, non può riempire d'orgoglio i suoi cittadini.

    Comunque sia, ricordiamo che si tratta di qualche donna che, per motivazioni presumibilmente religiose, decide di andare al mare, e magari fare il bagno, vestita. Embeh? Ognuno di noi ha sempre creduto che ciascuno possa scegliersi l'abbigliamento che preferisce per farsi un bagno di sole o di acqua. Al massimo, quando qualcun si comporta o si abbiglia in modo che il comune sentire giudica stravagante susciterà l'ilarità di chi lo vede e, nel peggiore dei casi, sarà indicato a dito.

    Evidentemente, tutto dipende da quale sia il comune sentire del momento e, com'è noto, questo può cambiare secondo i tempi. Quando apparve il bikini qualcuno, e in primis la chiesa cattolica, lo giudicò scandaloso e si sprecarono prediche dai pulpiti contro il suo utilizzo. Oggi può perfino capitare di trovarsi su di una spiaggia fianco a fianco con una donna in topless e solo un pudore che ancora giudichiamo naturale può far nascere un senso di disagio negli astanti. D'altra parte, nessuno di noi, poiché c'eravamo abituati, ha mai eccepito o si è scandalizzato perché le suore indossano il velo coprendosi totalmente capelli e collo. E non dimentichiamo che fino a pochi anni orsono anche le nostre nonne lo facevano normalmente, mentre le nostre madri lo mettevano,  obbligatoriamente, ogni volta che entravano in una chiesa. Si tratta di consuetudini sociali cui ci si abitua tanto fino a nemmeno notarlo.

    Il dibattito di oggi sul burkini non ha niente a che vedere con la laicità o con l'ostentazione infastidente di una fede. Se vogliamo guardarci negli occhi, sappiamo che ciò che disturba qualcuno di noi è soltanto la paura che un gruppo di persone straniere, cioè estranee, ci obblighi a riconoscerli come "diversi" ma con uguali diritti. In tempi in cui la percezione dell'identità collettiva è debole e non si ha la sicurezza culturale di valori condivisi, una "diversità" di gruppo manifestata collettivamente crea paura e causa reazioni di rigetto che possono diventare, a volte, perfino violente. Era stata la stessa cosa nei confronti degli omosessuali. Soprattutto chi, magari inconsciamente, temeva per la propria identità sessuale era lo stesso che si mostrava insofferente nei loro confronti. Tuttavia, come dicevamo, col tempo le abitudini e le conseguenti percezioni cambiano e oggi il loro riconoscimento di cittadini come gli altri è diventato più accettabile, se non altro perché la percezione di un "noi" contro un "loro" si è spostata verso altre direzioni.

    Ciò che a volte si dimentica è che la nostra Costituzione garantisce la totale libertà di culto e di pratica religiosa. Non solo uno straniero, ma anche un nativo, italiano da generazioni, può liberamente sposare il culto musulmano, buddista, induista o quel che si voglia. Non abbiamo già visto nelle città qualche italiano circolare con una tonaca arancione? Al massimo la reazione che ci provoca è un sorriso, ma nessuno si sognerebbe di proibirlo. Ha ben fatto quell'Imam di Firenze a pubblicare la fotografia di sette suore, abbigliate secondo il loro costume, mentre giocavano in riva al mare. Se in quel momento le avessimo viste anche noi, ci avrebbero scandalizzato o fatto sorridere?

    Scontri in Corsica
    © Sputnik. Vitaly Podvitsky
    Scontri in Corsica

    Detto ciò, dobbiamo comunque aggiungere alcune altre osservazioni.

    La prima: occorrerebbe sapere, proprio per il rispetto delle nostre leggi, se la donna che indossa il burkini lo sta facendo per sua libera scelta o per una sofferta consuetudine sociale del suo gruppo o, addirittura, per imposizione altrui. Evidentemente la risposta a queste domande cambia tutta la questione e deve far cambiare il nostro atteggiamento.

    La seconda: in Italia non è mai esistita una legge contro chi si copre troppo e, al limite, è vero il contrario. Ma c'è un'eccezione e riguarda l'obbligo di non nascondere il proprio viso in luoghi pubblici. Questa fu una legge introdotta per motivi di sicurezza e, per quanto ne so, è tuttora in vigore. Vale nei confronti dell'uso del casco integrale, se non si sta guidando una motocicletta. Vale nel caso dei passamontagna, se non si è sulle piste da sci e dovrebbe valere anche per il burka e cioè quell'abito che nasconde tutto il viso e a volte persino gli occhi. Perché, invece, può capitarci di vedere, fortunatamente con frequenza molto rara, donne che camminano in qualche nostra città così agghindate e nessun agente di sicurezza glielo impedisce? Dovremmo arrivare forse a denunciarne qualcuno per omissione d'atti d'ufficio? Oppure qualche ministro ritiene che il far applicare una legge in quel particolare caso costituisca una pericolosa provocazione?

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Unione Europea, burkini, divieto, musulmani, Legge
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