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    Matteo Renzi

    L'Italia di Renzi preoccupa gli Stati Uniti

    © AFP 2017/ ANDREAS SOLARO
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    Giulietto Chiesa
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    Ma che succcede? Tutti i più importanti giornali anglosassoni, e non solo loro, guardano alla situazione italiana con improvviso interesse.

    Vale per il Wall Street Journal e per il New York Times, per il Financial Times e per L'Economist. Ma non è l'Italia che non cresce quella che preoccupa Wall Street e la City of London. E' l'italia che potrebbe votare "no" al referendum d'autunno sulla "deforma" costituzionale. Le lamentazioni sono forti e prolungate. Gli scenari sono oscuri. E se gl'italiani dicessero davvero no? Per il Wall Street Journal sarebbe un "più importante del brexit. El Pais (che in Spagna è il giornale più filo-americano, come ormai lo è, in Italia, la Repubblica), dedica un editoriale per definire l'Italia "il malato d'Europa". Insomma: Matteo Renzi potrebbe non farcela. Con questo abbiamo ora la certificazione assoluta che Renzi rappresenta simultaneamente, in Italia, il pensiero unico della globalizzazione neo-liberista e il disegno delle elites globali di cancellare le sovranità nazionali insieme agli ultimi residui di democrazia rappresentativa che ancora non sono stati cancellati dai parlamenti occidentali.

    Sembra proprio questa la vera preoccupazione imperiale e dei suoi esegeti: che non riesca in Italia il tentativo di cancellare la democrazia della Costituzione in vigore e sostituirla con un regime vero e proprio che garantisca per una lunga fase la tranquilla gestione del potere italiano da parte della finanza internazionale.

    Non è dunque soltanto la mancata crescita dell'Italia, le sue banche in sofferenza, il disastro delle corruttele, ciò che preoccupa Washington e Londra: è che l'attuale situazione politica si trasformi in una débacle per il governo in carica. Dopodiché, sembrano dire tutti, in coro, sarebbe il diluvio dell'ingovernabilità (in realtà sarebbe il diluvio per la "loro" governabilità).

    Il problema è l'"errore di calcolo" di Renzi, che avrebbe eccessivamente personalizzato il risultato del referendum, gridando ai quattro venti che, in caso di sconfitta, si dimetterebbe. Ma queste cose — gli suggeriscono, in ritardo, i suoi consiglieri stranieri — non si fanno mai! Il fatto è che, a quanto sembra, Renzi è il secondo in breve tempo, tra i leader europei, a fare un errore del genere: dopo Cameron. Ma che ci vogliamo fare? Le situazioni imprevedibili si moltiplicano a ritmo sempre più intenso. Anche i colpi di stato una volta riuscivano al primo colpo, Mentre adesso, vedi la Turchia, forse bisognerà rifarlo.

    Il fatto è — ma questo a Washington non l'ha valutato — che Renzi, nei suoi due anni di governo ha puntato tutto proprio sulla cancellazione della Costituzione e sulla legge elettorale che gli avrebbero dovuto dare il controllo perituro del paese per il prossimo decennio. Se non gli riuscisse questo "uno-due" (cioè se il paese gli dicesse sonoramente di no) come potrebbe restare al potere? E le elezioni politiche si profilano tra meno di due anni. E, con un Movimento 5 stelle che sembra in crescita (sembra) non c'è da scherzare troppo. E formare un'alleanza che tenga in piedi un altro governo (il presidente Mattarella non potrebbe sottrarsi dal prendere atto della crisi politica), magari tecnico, con la destra di Berlusconi, che è a sua volta in stato comatoso, sarebbe impresa titanica.

    Dunque gli scenari sono quasi tutti pessimisti, anzi pessimi. I suggerimenti anglosassoni sono tutti sull'economia: Renzi tagli le tasse al più presto e l'Europa sia più accondiscendente con il suo uomo a Roma, cioè guardi ai suoi conti con minore severità. Del resto l'ha già fatto con la Germania, il Portogallo, la Francia. Con tutti meno che con la Grecia.  Ma il tempo stringe. Bisognerà che Renzi inventi un altro regalino da 80-100 euro per gli elettori incerti (che sono ormai la maggioranza). E non è detto che funzioni.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    politica, Matteo Renzi, USA, Italia
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