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    Ride to Moscow

    Ride to Moscow, Italia e Russia unite dai pedali e dalla solidarietà

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    Riccardo Pessarossi
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    Dopo 2525 km percorsi in bicicletta da Trieste a Mosca, si è conclusa sotto la pioggia, ma con il sorriso, la maratona benefica Ride to Moscow. Una pagina di solidarietà, all’insegna dell’amicizia tra Italia e Russia, che riconcilia con il vero senso dello sport.

    Tre appassionati, tre amici, ultracinquantenni si sono messi in gioco e dal 29 luglio al 14 agosto hanno pedalato in media 160 km al giorno attraverso Slovenia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia fino a raggiungere la Russia e Mosca. Lo scopo delle loro pedalate è sostenere la raccolta di fondi per il progetto “Una porta per la vita”, pensato per aiutare i ragazzi orfani russi tra i 10 e i 18 anni nel difficile momento dell’abbandono dell’istituto dove sono cresciuti e dell’ingresso nel “mondo di fuori”.

    Questi ragazzi sono cosiddetti “orfani sociali”, ovvero ragazzi figli di famiglie disagiate, che per motivi anagrafici o in quanto affetti da disabilità, non vengono adottati. Negli orfanotrofi ricevono l’istruzione obbligatoria, ma crescono senza il contatto con i loro coetanei e con il rischio, una volta raggiunta la maggiore età, di rimanere ai margini del mondo, imbracciando le strade di criminalità, alcool e droga.

    Sputnik Italia ha intervistato Paolo Ferraris, presidente di Geoclimate e fondatore di Geo for Children, che insieme al fratello Sandro ed all’amico Arturo ha portato a termine questa impresa dalla doppia finalità, sportiva e benefica.

    Italy — Russia We're coming!! #ridetomoscow #cycletour #bike #charity #cycling #ciclismo #solidarietá

    Фото опубликовано GEOforCHILDREN (@geoforchildren) Июл 30 2016 в 4:09 PDT

    Che cos’ha provato quando avete raggiunto  Mosca dopo 17 giorni passati a pedalare attraverso l’Europa?

    E’ stata un’emozione indescrivibile, il coronamento di un sogno. Un sogno che non era scontato si potesse realizzare, per problemi fisici o atmosferici, invece è andato tutto liscio ed è stata una liberazione. Come dire “ce l’abbiamo fatta” siamo riusciti a chiudere il cerchio e far combaciare tutte le cose affinché il nostro obiettivo fosse raggiunto.

     

    La vostra fatica è finita, ma adesso inizia il vostro progetto benefico. Come pensate di realizzarlo?

    Grazie a Ride to Moscow abbiamo raccolto una cifra di circa 80 mila euro. Adesso inizieremo a lavorare al nostro progetto “Una Porta per la vita”, con cui vogliamo aiutare gli adolescenti orfani. Pensiamo di investire il ricavato organizzando corsi professionali per i ragazzi. La nostra intenzione è insegnarli un mestiere, le lingue, per aiutarli a muoversi più facilmente in questo mondo complesso. Abbiamo già identificato tre o quattro realtà e stiamo iniziando a lavorare con loro. Un’altra nostra aspirazione è aiutare questi ragazzi a scoprire i loro talenti, artistici, sportivi, tecnici. Far si che lo coltivino e possa diventare per loro un motivo di successo nella vita.

    Che effetto le fa poter dire che ora il vostro ideale, che ha pedalato per 2500 kilometri attraverso 7 paesi diventerà qualcosa di concreto?

    Persone come me, sono persone fortunate. Perché pur nelle difficoltà –  da imprenditore vivo in prima persona i problemi legati alle imprese all’economia – ritengo che siamo persone fortunate perché abbiamo avuto una famiglia, un’educazione, non abbiamo subito la guerra. Perciò ritengo che persone come noi debbano spendere un po’ del loro tempo e del loro denaro per aiutare quelle persone che hanno avuto una partenza differente, con problemi non creati da loro. Perché il fatto di nascere in una famiglia che poi non riesce a seguirti non è una tua scelta, ma è qualcosa che ti porti dietro e non puoi cambiare, se non riesci a trovare qualcuno che ti dia una mano. Farsi aiutare non è vergognoso. Abbiamo scelto di seguire gli adolescenti orfani, perché la loro è un’età molto critica in cui fare degli errori che poi paghi tutta la vita è un attimo, a maggior ragione se non hai a fianco chi ti tenga sulla retta via. Per riuscire ci vuole un lavoro di equipe, con educatori, psicologi, volontari. Vogliamo parlare con questi ragazzi, per scoprire che cos’hanno in testa e dargli la possibilità di realizzarlo, in maniera che non le vedano come qualcosa di imposto, ma si mettano in gioco in prima persona.

    Quali emozioni, quali colori, sensazioni vi sono rimasti dentro nei vostri diciassette giorni in bici?

    Ognuno di noi ha visto soprattutto il copertone della bici davanti. Scherzo, ma mica tanto. Perché per arrivare in tempo in questi 17 giorni abbiamo pedalato a una media di 31 km/h senza un giorno di riposo.  E’ stata dura, ma anche se le gambe facevano male, la testa ci portava avanti. In realtà, la strada è come la società: c’è gente buona e gente cattiva. Abbiamo incontrato un po’ di tutto. Gente prima ci suonava e poi dopo aver visto il cartello sul camper si fermava e ci incitava. C’erano i camionisti che passavano molto lontani ed altri che passavano a 20 cm da noi. E’ anche il bello del mondo, siamo tutti inseriti in questa società e sta a noi poi scegliere le cose migliori e tenersele care e le peggiori iniziare a dimenticarle.

    • Un tratto di strada in Repubblica Ceca
      Un tratto di strada in Repubblica Ceca
      © Foto: Facebook Geo for Children
    • I tre ciclisti a Minsk
      I tre ciclisti a Minsk
      © Foto:
    • Ride to Moscow, un tratto di strada in Polonia
      Ride to Moscow, un tratto di strada in Polonia
      © Foto: Facebook - Geo for Children
    • I tre protagonisti di Geo for Children hanno percorso 2525 km, su tutte le superfici
      I tre protagonisti di Geo for Children hanno percorso 2525 km, su tutte le superfici
      © Foto: Facebook- Geo For Children
    • Paolo, Arturo e Sandro in un tratto di strada in Bielorussia
      Paolo, Arturo e Sandro in un tratto di strada in Bielorussia
      © Foto: Facebook- Geo for children
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    © Foto: Facebook Geo for Children
    Un tratto di strada in Repubblica Ceca

    La vostra impresa ha lanciato un messaggio di solidarietà attraverso lo sport, proprio in un periodo in cui lo sport è stato usato come strumento per acuire le tensioni politiche fra i paesi. Voi che siete tre amatori, cinquantenni, siete riusciti a portare un messaggioche va controcorrente?

    Visto che io lo vivo anche a livello lavorativo, con le sanzioni, ritengo che questo sia un discorso molto delicato che riguarda equilibri politici che noi subiamo in maniera passiva. L’unica cosa che possiamo fare sono dei piccoli gesti. Il nostro che è niente in confronto al doping, ai problemi politici, all’Europa all’America. Noi abbiamo voluto portare un abbraccio attraverso l’est dell’Europa per far capire che alla fine le persone stanno bene insieme. Bisognerebbe un po’ ridare valore ai rapporti tra le persone e non fare in modo che le persone non si amino perché qualcuno dall’alto ha detto che siamo nemici. Se le persone e i governi non si parlano è difficile costruire qualcosa. Per costruire qualcosa si fa una fatica enorme, per distruggere ci va un secondo. Come ha detto il papa, costruire dei ponti, non dei muri.

    Non è un caso che voi siate partiti proprio da Trieste, la città italiana dove per motivi storici questa logica dei ponti è più viva che altrove?

    Forse è anche una coincidenza, ma è vero che Trieste ha subito negli anni problemi di questo tipo. La risposta più bella l’abbiamo avuta stasera. La nostra intenzione non era creare niente stasera, solo stare assieme, in assoluta libertà. Come vedi all’inizio c’era una separazione tra i ragazzi dell’orfanotrofio che abbiamo invitato e tutti gli altri. Sono arrivati in ritardo, sotto la pioggia, quando sono entrati tutti li guardavano e si sentivano un po’ a disagio. Adesso con un po’ di musica tutti stanno ballando e anche se non parlano l’italiano e noi non parliamo il russo, si fa un sorriso e si sta bene insieme. Questo è il mondo. Purtroppo noi non possiamo cambiarlo. Ma possiamo fare qualcosa per stare meglio con noi stessi e con gli altri, dare una mano, regalare un sorriso.  

     

     

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    Tags:
    Solidarietà, Trieste, Mosca
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