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20:51 23 Ottobre 2019
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La lotta dei governi alle “caste” italiane ha solo aumentato la povertà

© flickr.com/ Remo
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Da qualche anno i media italiani sono impegnati nella denuncia delle “caste” con analisi spesso superficiali, che sbattono il mostro in prima pagina provocando danni a interi segmenti professionali. Il Corriere della Sera, ad esempio, è recentemente uscito con un titolo lapidario: L'irpef? La paga un autonomo su tre.

È evidente come il lettore medio venga orientato a considerare un ladro chiunque detenga una partita IVA. Quest'arte di stracciarsi le vesti fa danni più grossi di quelli che vorrebbe denunciare: in particolare prepara ai governi il terreno per agire indisturbati nella distruzione dei settori professionali con la scusa di rimuovere i privilegi di casta.

Al Corriere ha poi risposto in modo puntuale la Cgia di Mestre, ricordando come sia statisticamente scorretto assegnare una quota importante dell'infedeltà fiscale ai lavoratori autonomi, basandosi sull'analisi dell'Irpef che incide sul gettito fiscale complessivo per il 23,3%. Insomma, il Corriere pare abbia "bianchettato" i dati scomodi alla sua teoria: quell'articolo, limitandosi all'Irpef, evitava di considerare la tassazione forfettaria per i regimi per i piccoli imprenditori che esenta proprio tante partite Iva. 

Ora, qui nessuno vuole fare assoluzioni a priori o giustificare l'evasione fiscale, ma sottolineare che il quarto potere sta esercitando una vera e propria caccia alle streghe, condotta in modo populista e dispensando cantonate e mezze verità.

Un lettore di Sputnik mi ha chiamato per denunciare le regole inique che colpiscono la sua professione di ingegnere: rientrato dalla Libia non certo di sua volontà, oggi non riesce più a lavorare in Italia pur vantando un curriculum prestigioso. Abbiamo quindi chiesto a Remo Vaudano, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Torino, di commentare l'atteggiamento dei media e di approfondire gli effetti delle normative imposte dai vari governi succedutisi nell'ultimo decennio che hanno aggredito la cosiddetta "casta" degli ingegneri.

— Esiste un problema con le norme adottate sulla vostra categoria dai vari governi?

— Una premessa è d'obbligo: l'Italia è in difficoltà da molti anni non solo a causa della crisi economica, ma anche per il contesto creatosi con la campagna di disinformazione scatenata contro determinate categorie. Certa stampa ha descritto ingegneri e architetti come una casta, ma a mio modesto parere quando si muove un'accusa del genere bisognerebbe entrare nel dettaglio: vorremmo sapere anche noi quali sono i privilegi che abbiamo esercitato! Ai talk show a cui ho partecipato non ho mai trovato nessuno che me lo spiegasse.

La verità è che a un certo punto in Italia qualcuno ha visto che le libere professioni rappresentavano il 12-13% del PIL, e queste cifre hanno ingolosito alcuni gruppi economici che hanno mosso le loro pedine per metterci le mani sopra.

— Quindi gli attacchi che avete subito nascono da interessi economici?

— Certamente: e si vede dal genere di norme prodotte dal Legislatore. Esemplificativa è quella sulle tariffe minime, in vigore dal 1949 al 2006, quando Bersani con le sue "lenzuolate ai balconi" le abolì dicendo che non erano dei minimi (notiamo però che venivano fissate dal Governo stesso!) e aprì di fatto la stagione che a me piace definire del "massimo ribasso". Una decisione tanto più grave visto il momento storico di crisi: si pensi che solo in Piemonte le opere pubbliche commissionate nel 2015 rispetto al 2003 attualizzando il valore economico sono il 15% di quelle di allora.

— E non si comprende nemmeno perchè togliere la tariffa minima, laddove esistono i contratti nazionali per i lavoratori dipendenti.

— Proprio così. La diseguaglianza è notevole: per un lavoratore autonomo non deve esistere la tariffa minima mentre per quelli dipendenti sì.

A questo aggiungiamo che l'aver avallato l'idea del massimo ribasso porta a enti locali che non avendo soldi appaltano a zero. Ho letto di recente un bando del genere. Credete che una progettazione a costo zero (o quasi) possa essere una buona progettazione?

— E perchè poi un professionista accetterebbe di lavorare a zero?     

— Per partecipare alle gare con affidamento pubblico ci sono dei requisiti da rispettare. Una modifica della legge ha fatto sì che si possano inserire nel curriculum solo i lavori compiuti negli ultimi 5 anni; quindi, pur di avere curriculum validi si accetta di fare qualunque cosa, anche di lavorare gratis. C'è stato il caso allucinante di un professionista che ha perso una gara perchè ha effettuato un ribasso del 99,9%, mentre si è aggiudicato l'opera chi ha fatto il 100%! Ma ci sarà pur un limite minimo sotto il quale non possiamo assicurare la bontà del nostro lavoro?

— I partiti hanno spesso utilizzato l'argomento della liberalizzazione del mercato.

— Così non si liberalizza il mercato, lo si restringe. Queste scelte non agevolano i giovani, ma li stritolano con salari da fame o li costringono ad andare all'estero. Vorrei fare un'ultima considerazione. Va di moda per ogni riforma dire che l'ha fatta anche l'evoluta Germania: beh, nel 2008 la Germania abolì le tariffe minime, ma dopo un anno di applicazione le ha reintrodotte, avendo capito di aver fatto un errore madornale! L'Italia invece persevera nell'errore, anzi continua a inserire nuove clausole nel Codice degli appalti, finendo per rendere impraticabile la professione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
mercato, tasse, Economia, PIL, Italia
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