04:39 30 Ottobre 2020
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Il sito italiano Imolaoggi.it ha lanciato una petizione online per chiedere di riammettere gli atleti russi alle Paralimpiadi di Rio 2016.

"La guerra fredda, spesso autolesionista, dell'Occidente contro la Russia ha molti risvolti, fra cui alcuni veramente disgustosi perché almeno lo sport dovrebbe essere tenuto fuori dall'odio, dalla guerra economica e dal luridume della politica internazionale", afferma il documento.

Sputnik-Italia ha raggiunto direttore responsabile di Imola Oggi Armando Manocchia per capire cosa gli ha spinto di lanciare questa iniziativa:

— Intanto le dico che ci occupiamo di temi legati alle ingiustizie e ai più deboli da sempre. Premesso ciò, anche se non diamo molta rilevanza alle Petizioni al fine della risoluzione del problema, la troviamo efficace come denuncia. Abbiamo lanciato questa Petizione perché la decisione del Cip  (Comitato paralimpico internazionale), in contrasto anche con quella del Cio (Comitato Internazionale Olimpico) ha penalizzato in toto la squadra russa.  Quini, far sapere e sensibilizzare l'opinione pubblica sui comportamenti di certi figuri come Philip Craven che dalle sue dichiarazioni — ha coinvolto perfino il governo russo dimostrando avversità e astio "politico" — si evince chiaramente l'inadeguatezza a ricoprire quel ruolo. Siamo fermamente convinti che lo sport in genere come la musica, l'arte, la cultura, la solidarietà, debba restare fuori dalle diatribe politiche ed economiche internazionali.

— Quale obiettivo volete raggiungere? 

— Naturalmente, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica coinvolgendo altri siti web e pagine social — noi ne stiamo facendo una su Facebook — e far diventare virale la Petizione, l'obiettivo è quello di riuscire a far riammettere ai Giochi la squadra russa.  In caso non vi riuscissimo, potremo sempre andare fieri di averci almeno provato e soprattutto di aver sensibilizzato milioni di persone sollevando la questione.

 Come valuta il verdetto del Comitato internazionale paralimpico? A Suo avviso, è giusto utilizzare nello sport la punizione collettiva nei confronti degli atleti "puliti"?

— Le punizioni collettive sono sempre impopolari, ingiuste e diseducative. Crediamo nella responsabilità individuale: ognuno deve dar conto delle sua azioni, non di quelle degli altri. Questo principio dovrebbe essere sempre valido, non solo nel mondo dello sport, ovviamente.

— Come immagina questa manifestazione internazionale senza la partecipazione di una squadra paralimpica così forte dal punto di visto competitivo come quella russa? 

— Le rispondo con uno slogan che dice: ti piace vincere facile eh? Ironia a parte, sarà senz'altro una manifestazione incompleta che getta cattiva luce su chi ha deciso di escludere tutta la squadra, piuttosto che sugli atleti esclusi. Certe decisioni, in fondo, puniscono più chi le prende che chi le subisce.

— Quante persone fino ad oggi hanno firmato la vostra petizione? 

— Abbiamo appena iniziato e ci sono già un migliaio di firme, ma, non per mettere le mani avanti, non ci interessa la quantità, bensì la qualità dei firmatari.

— Pensate che la vostra iniziativa potrebbe aiutare la Russia di vincere il ricorso nel Tribunale arbitrale dello sport (Tas)? 

 Non possiamo esserne certi, ma, confidando nella correttezza e nell'imparzialità del Tas speriamo fortemente di sì.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Petizione, Olimpiadi - Rio de Janeiro 2016, Giochi Paralimpici di Rio 2016, Italia, Russia
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