12:57 26 Giugno 2019
Judoista russo Tagir Khaibulaev

Quando lo sport si fa politico: russi cattivi

© Sputnik . Vladimir Baranov
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Tatiana Santi
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Lo sport è un campo dove ci si confronta con gli altri, c’è rispetto per l’avversario e si mette alla prova se stessi. Tutto magnifico se non fosse per il valore geopolitico delle competizioni, come ad esempio ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Quando lo sport si fa politico, ovviamente, i russi sono i cattivi.

Le Olimpiadi di Rio sono avvolte da molte polemiche, come spesso accade durante competizioni di rilievo internazionale. Al centro dell'attenzione lo scandalo del "doping di Stato" russo, per cui la squadra di atletica leggera è stata squalificata dai giochi, come anche tutta la federazione paralimpica russa.

Che sia chiaro, se un atleta fa utilizzo di doping sbaglia e deve pagare. Nel caso russo però non è stato adottato un metodo punitivo soggettivo, bensì collettivo, un modo per coinvolgere e colpire tutto il Paese. Quanto sono neutrali le accuse mosse contro la Russia? Dei dubbi possono sorgere, soprattutto se si pensa a tutte le volte che si è strumentalizzato lo sport per screditare la Russia, un esempio su tutti la campagna mediatica e il boicottaggio da parte dell'Occidente dei Giochi a Sochi.

Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Giannicola Saldutti, ricercatore associato del programma "Eurasia" dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG).

— Possiamo dire che lo sport, soprattutto le Olimpiadi e le grandi competizioni sono una vetrina per i diversi Paesi. Esiste una vera geopolitica dello sport?

Giannicola Saldutti, ricercatore associato del programma “Eurasia” dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
© Foto : fornita da Giannicola Saldutti
Giannicola Saldutti, ricercatore associato del programma “Eurasia” dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)

— Assolutamente sì. Lo vediamo anche nei momenti in cui ad esempio la FIFA prende determinate scelte durante la selezione del Paese che dovrà ospita il mondiale di calcio. Lo vediamo quando viene scelto il Paese ospitante i Giochi Olimpici. Questo significa attrarre investimenti per il Paese ospitante e concentrare tutta l'attenzione mediatica su quella nazione, che davanti al mondo ha l'occasione di dare una prova di forza. È una grande chance poter organizzare le grandi competizioni mondiali nel proprio Paese.

L'evento organizzato potrebbe funzionare a mo' di vetrina per un Paese, che può rilanciare così le proprie aspirazioni geopolitiche, facendo uso del cosiddetto "soft power".

— Oggi tutti gli occhi sono puntati sulle Olimpiadi di Rio de Janeiro. La squadra di atletica leggera e tutta la federazione paralimpica della Russia sono state squalificate dai giochi per lo scandalo del cosiddetto "doping di Stato". Quanto sono indipendenti gli enti che muovono queste accuse alla Russia?

— La WADA per il proprio piano accusatorio si è basata sul rapporto a firma di Richard MacLaren, un investigatore indipendente canadese, esperto del mondo del doping e dello sport. Secondo MacLaren, la Russia ha creato un sistema che ricorda molto un "doping di Stato", nel rapporto viene accusato in primis il ministro dello sport russo per connivenza, i servizi segreti russi. Quindi non si parla più di responsabilità soggettiva, bensì molto più allargata.

Vorrei notare che, pur non potendo smentire le valutazioni di MacLaren, si possono fare sicuramente delle considerazioni sulla natura della WADA, su chi muove le accuse. Quest'organizzazione è finanziata per metà dal Comitato Olimpico Internazionale e per l'altra metà attraverso dei fondi dove i maggiori contribuenti risultano dei Paesi che hanno degli attriti geopolitici con la Russia. Parlo in primis degli Stati Uniti, il Canada, il Giappone o lo stesso Consiglio d'Europa.

Un altro elemento che ci può far sospettare sull'imparzialità delle accuse sono le pressioni che ha esercitato l'USADA (United States Anti Doping Association) per influenzare il verdetto del Comitato Olimpico, attraverso una lettera spedita in allegato al dossier MacLaren. Nella lettera si proponeva un'esclusione totale della Russia, l'impossibilità di partecipare alla manifestazione con la propria bandiera. Si è voluto colpire un intero Paese in questo modo. Chi ha fatto uso di doping, deve effettivamente pagare, per quanto riguarda l'esclusione totale di un Paese invece è una cosa totalmente differente.

— Lo sport da terreno di pace al di fuori della politica si trasforma a volte in un campo di scontro. È avvenuto con il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca del 1980, in seguito alle Olimpiadi invernali di Sochi e ora a Rio de Janeiro. Come spiegare queste "guerra sportiva" contro la Russia?

— È l'effetto della strategia sportiva che la Russia sta cercando di adottare negli ultimi anni. Attraverso l'organizzazione di competizioni importanti traspare la volontà del governo russo di dare un'immagine diversa del Paese, lontanissima da quella sovietica che purtroppo permane nell'opinione pubblica occidentale.

La Russia con i giochi di Sochi e i grandissimi investimenti ha cercato di dare un'immagine molto più potente al mondo. I competitor geopolitici hanno risposto con una strategia che di sportivo ha veramente poco. Si distrae l'opinione pubblica da quello che è lo sport per portare l'attenzione su altre tematiche. L'abbiamo visto a Sochi nel 2014, quando i leader occidentali, primi fra tutti gli americani e i britannici, ci hanno messo la faccia nel boicottare le Olimpiadi prendendo come cavillo il caso delle Pussy Riot e la campagna contro le leggi russe anti propaganda gay. Obama non è andato alle Olimpiadi per esprimere solidarietà alle comunità LGBT del mondo. Hillary ha definito le Pussy Riot "paladine della resistenza".

— In vista dei Mondiali di Calcio del 2018 in Russia, ci aspetteranno altre mosse poco sportive nei confronti della Russia secondo te?

— Osservando la tendenza di oggi, possiamo aspettarci effettivamente simili strategie, non mi sorprenderebbe vedere una Russia assediata su temi che non c'entrano nulla con lo sport. Non mi sorprenderebbe vedere una Russia accusata di un'organizzazione che potrebbe peccare. Si tratta di un torneo molto importante che metterà la Russia in prima pagina.

Secondo me è una manifestazione dove si spenderanno ancora più fondi, perché è una competizione con una diversa attenzione mediatica rispetto a delle olimpiadi invernali. Dobbiamo attenderci operazioni che tenteranno di screditare la Russia, bisognerà non dare adito a tutte le voci e organizzare un mondiale puntando sulla buona qualità.

— Che vinca il migliore e vinca lo sport alla fin fine!

— Alle Olimpiadi gareggiano comunque delle nazioni, si ripropone così a livello anche geopolitico uno "scontro" più ampio. Il bello delle Olimpiadi però è che non ci siano vittime se vogliamo, persone scontente. Non deve essere tutto ricondotto ad una guerra sempre e comunque.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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politica, sport, Olimpiadi - Rio de Janeiro 2016, Russia
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