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    Police secures the area of Karlsplatz (Stachus square) following shootings on July 22, 2016 in Munich

    E dopo l’eccidio di Monaco, imbavagliare i social media

    © AFP 2017/ Andreas Gebert / dpa
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    Marco Fontana
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    Lascia profondamente perplessi l'affondo portato contro la Rete e i social media in Germania, a seguito dell'eccidio nel centro commerciale Olympia di Monaco di Baviera.

    Il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maizière ha infatti denunciato che agenti in borghese con fucili in mano vengono scambiati per attentatori sui social media, la cosa ci deve far riflettere, spiegando così la diffusione della notizia di tre attentatori e non di un folle isolato.

    La sua frase sarebbe pericolosissima se usata con la finalità legislativa di voler silenziare i social in caso di fatti di sangue, come quelli che viviamo con sempre maggiore frequenza. La velocità dell'informazione moderna e la difficoltà di verificare le fonti pongono una questione reale. Ma ciò potrebbe forse diventare un problema che giustifichi l'oscuramento del Web? Se iniziasse a prevalere il pensiero di Maizière e di molti altri politici, si rischierebbe proprio questo. E non è la prima volta che un governo denuncia i social per la loro la pericolosità (verso il suo monopolio del pensiero).

    Si pensi alla fotografia del massacro al Bataclan circolata su Facebook e Twitter, che molti media tradizionali avevano pubblicato in prima pagina: essa mostrava alcuni morti stesi a terra sul parquet impregnato di sangue. Secondo Le Figaro, il ministro dell'Interno francese avrebbe chiesto ai gestori dei social di tutto il mondo di censurare tale immagine perchè costituirebbe un grave attacco alla dignità umana e al segreto investigativo.

    Non si comprende dove starebbe l'attacco alla dignità umana, visto che nessuno ha mai chiesto la censura ad esempio per le foto dei campi di sterminio nazisti.

    E poi dove sarebbe il pericolo per il segreto investigativo? Forse l'inquinamento delle prove via web? Ma bastano già le numerose incongruenze che i ricercatori indipendenti fanno regolarmente emergere su Internet e alle quali i governi non sanno cosa rispondere… In realtà è sempre più evidente la volontà di impedire che qualcuno "disturbi il manovratore".

    Personalmente, fa molta più paura la censura della Rete e il suo controllo centralizzato, rispetto a una massa incontrollata di informazioni in presa diretta, che porterebbe certo il pericolo di qualche informazione falsa, ma sarebbe la garanzia dell'avere più occhi indipendenti sparsi in giro per il mondo.

    La Rete è stata poi d'aiuto in numerose occasioni, durante gli ultimi attentati. Si pensi alla strage di Orlando, dove un figlio scrive sui social: Mamma, sono chiuso nel bagno. Sta venendo qui, morirò. Sulla pagina Facebook del club Pulse era inoltre comparso questo messaggio: Uscite tutti e correte via!, e poi quello di tale @GoEmili0 che diceva Per favore dite ai poliziotti che siamo nascosti nel camerino di Pulse, c'è stata una sparatoria. Sono state informazioni utili agli agenti per poter intervenire tempestivamente.

    Ancor più palese l'utilità dei messaggi inviati durante la strage di Dacca, quando si ebbe una fitta corrispondenza che avrebbe potuto permettere di salvare due ostaggi chiusi in un bagno che chiedevano disperatamente aiuto. Insomma tutto può dirsi, tranne che in queste situazioni i social siano dannosi.

    Peraltro spetterebbe sempre ai media tradizionali — e qualificati — di verificare la veridicità delle informazioni raccolte. Forse è proprio questo il punto su cui riflettere: l'attuale grado di autorevolezza dei grandi media, ostaggi dei budget e e delle linee editoriali (elegante locuzione per filtrare la pratica orwelliana del bispensiero). Per la cronaca più scottante o cruenta, quasi tutto passa attraverso le veline degli uffici stampa di questo o quel governo o Corpo di polizia.

    L'unica eccezione sono proprio le news che appaiono sui social. Certo, troppe persone tendono a prenderle per buone sempre e comunque, ma forse sono quegli stessi individui che prima bevevano tutto ciò che elargiva mamma tivù. Emblematico il caso del "golpe" in Turchia, dove neppure di fronte alle immagini di una trentina di soldati arrestati dalle forze di polizia, i giornalisti hanno osato dire che i militari avevano fallito il rovesciamento di Erdoğan. Anzi, proprio in quei minuti alcuni di loro affermavano recisamente che il governo fosse ormai caduto. E questa che dobbiamo chiamare "informazione affidabile"? 

    Diciamo francamente che dietro alle parole dei governi tedesco e francese c'è il mai sopito desiderio di evitare che il proprio operato venga analizzato e giudicato. È dalle immagini e dalle testimonianze che si scoprono i lati deboli delle versioni ufficiali, quelle che ci vengono imposte come verità incontestabili. Il vizio di effettuare una legislazione d'emergenza per imbavagliare la Rete è sempre all'ordine del giorno ed eclatanti fatti di sangue offrono una scusa perfetta per farlo col consenso implicito dell'opinione pubblica.    

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Media, social network, Strage a Nizza, attentato a Parigi, Strage di Orlando, strage, Thomas de Maiziere, Parigi, Germania
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