09:19 21 Novembre 2019
La bandiera dell'UE

Nizza: l’Occidente è in guerra con sé stesso

© AP Photo / Petros Karadjias
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Da un popolo come quello francese mi sarei aspettato uno scatto d’orgoglio ben più forte di quello espresso da Hollande nel suo discorso alla nazione, pronunciato nella notte dell’eccidio di Nizza.

Le parole del Presidente sono apparse rassegnate e dimesse, ricalcando in gran parte il tenore di quelle dette in occasione dei precedenti attentati che avevano scosso la Francia: Lo stato di emergenza che doveva terminare il 26 luglio sarà prolungato di tre mesi.

Così, ancora una volta i transalpini si aggrappano al feticcio delle misure ferree e della limitazione delle libertà personali, dimenticando che questi strumenti non hanno finora prodotto risultati, visto che stiamo piangendo l'ennesimo spargimento di sangue innocente. Ci chiediamo anzittutto perché si continui a far finta di non capire che il nemico ormai è in casa e che è necessario rivedere totalmente la politica estera dell'Unione Europea e della comunità internazionale. 

Di fronte all'ennesima sconfitta delle intelligence europee, ci si attendeva un cambio di rotta da parte di Hollande. Ad esempio, perché non si parla di un giro di vite sui produttori e sui trafficanti d'armi, i quali invece in questi mesi  di "misure straordinarie" non sono mai stati toccati? Beh, la risposta è fin troppo semplice: i primi sono lobbisti che finanziano le campagne elettorali dei partiti di mezzo mondo, mentre i secondi rimangono degli "intoccabili conosciuti" perché spesso fanno gli affari sporchi con e per conto dei servizi segreti (più o meno deviati) e magari anche dei Governi di tutto il globo: alla faccia degli appelli alla pace declamati dai leader dei Paesi "democratici e civili".

Mi si permetta un po' di cinismo: è certo molto toccante e coreografico vedere il corpo, nascosto da un lenzuolo, di una bambina riverso sull'asfalto di Nizza con accanto una bambola. Ma le centinaia di bambini che muoiono nelle strade libiche, siriane, irachene sono meno importanti? Forse sì, perché spesso questi innocenti cadono sotto i colpi delle armi dei nostri eserciti, impegnati a portare la pace dove nessuno l'aveva chiesta.

Sarebbe poi utile se Hollande aprisse finalmente una discussione seria sull'interventismo, che in passato si aveva la decenza e la coerenza di chiamare col suo vero nome, cioè "colonialismo": negli ultimi decenni  ha caratterizzato la politica estera occidentale nei confronti del Medioriente e ormai — non sfugge più a nessuno — si fa scudo dell'esportazione di democrazia per raggiungere i suoi biechi fini economici (e dei cui risultati, evidentemente, beneficia solo una ristretta élite, perché i dati sulla povertà sono in continuo aumento nell'Europa Occidentale).

E certamente sarebbe anche importante mettere fine alla parola integrazione, se utilizzata come fine a sé stessa: perché l'integrazione esiste soltanto quando ci sono due soggetti che si riconoscono reciprocamente come detentori di pari diritti. Purtroppo così non è: a differenza di quanto predicano i vari Hollande, Renzi, Obama o Merkel, questo pensiero non è condiviso né dagli integralisti islamici e nemmeno da un'intera comunità la quale si considera superiore alle altre.

Oggi l'Europa e l'Occidente sono in guerra, ma non contro il Daesh o gli altri gruppi terroristici: contro sé stessi. A Nizza, sotto le ruote del "camion kamikaze" sono finiti 84 sfortunati e insieme a loro anche l'idea di solidarietà, integrazione, inclusione e immigrazione (incontrollata). Ad ogni scoppio di bomba nelle nostre piazze, nei nostri locali pubblici, nei nostri aeroporti più delle macerie materiali fanno male quelle morali di una civiltà che ha perso il contatto con i propri valori fondanti. Il rischio ormai acclarato è che l'intero Occidente degradi in un mondo fatto di nichilismo e relativismo, dove qualunque minoranza organizzata riesce ad avere sempre ragione.

D'altra parte è proprio ciò che si insegna oggi nelle scuole europee e americane, dove si ha paura di parlare di valori e di identità perchè si rischia di essere tacciati come non politically correct o addirittura sciovinisti. Da anni ci spingono un po' con le buon un po' con le cattive a rinunciatre al nostro "io", per poter essere finalmente "globali" e per dimenticare che è la specificità di ognuno di noi a rendere ricca l'umanità.

In un contesto del genere i nostri avversari — mostri spesso creati da noi governanti per destabilizzare dittatori non abbastanza compiacenti — avranno sempre il sopravvento: con buona pace di chi, al sicuro nei palazzi del potere, schiaccia i bottoni e tira i fili delle marionette per raggiungere i propri scopi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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