21:24 21 Ottobre 2018
Il migrante sopravvissuto a Lampedusa

Messaggio all’Europa dal dottore di Lampedusa

© REUTERS / Antonio Parrinello
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Tatiana Santi
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Immigrazione, indubbiamente il tema più complicato di cui non si fa altro che parlare. Un’Unione europea che sta a guardare, un continuo bla bla bla politico … nel frattempo gli sbarchi continuano. Da Lampedusa, che da decenni accoglie i migranti, arriva un messaggio per tutta l’Europa.

Continuano gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane, in soli due giorni sono arrivate più di mille persone fra Sicilia, Calabria e Salento. Purtroppo continuano anche le morti in mare.

Dopo vertici, summit europei, infiniti dibattiti televisivi, la ricetta per la questione migratoria sembra essere ancora lontana. Inoltre sale anche la paura e il malcontento in molte città italiane di fronte a questo fenomeno.

C'è chi nonostante tutto continua a fare il proprio mestiere ogni giorno, come il dottore Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, protagonista del documentario "Fuocoammare", vincitore dell'Orso d'oro di Berlino. Il dottor Bartolo, che con i suoi colleghi visita tutti i migranti sbarcati a Lampedusa, ha raccontato la sua testimonianza a Sputnik Italia, lanciando un messaggio a tutta l'Europa.

— Dottor Bartolo, quanti arrivi si registrano in questo periodo a Lampedusa?

— Questa settimana abbiamo avuto quasi 600 arrivi in 5 sbarchi, ogni sbarco contava 100, 120 persone. Li vanno a prendere con le motovedette sulle navi militari, prima con Mare Nostrum le nostre navi e ora le navi di Frontex si appostano vicino alle coste libiche, là li salvano dai gommoni e poi li portano verso Lampedusa. Vengono trasportati dalle motovedette della Capitaneria di porto e la Guardia di Finanza.

A Lampedusa ci siamo noi poi ad aspettarli, io con altri due medici. Verifichiamo e li smistiamo: chi sta bene lo portiamo ai centri di accoglienza, chi ha bisogno della nostra assistenza, viene portato al presidio sanitario che io dirigo e lì facciamo il necessario: ecografie, analisi, radiografie. Se ci sono delle emergenze abbiamo un nostro elicottero e li portiamo nei più grossi ospedali della Sicilia.

— Ultimamente fra i migranti che arrivano ci sono sempre più bambini, è vero?

— Effettivamente è proprio così, abbiamo avuto tantissimi bambini, anche molto piccoli che arrivano con le mamme. Poi ci sono dei minori non accompagnati, vengono mandati dalle famiglie per salvarli dalla guerra o per andare via e racimolare qualcosa in Europa. Scappano anche dalla grande miseria. Fare distinzioni fra i migranti rifugiati di guerra e quelli economici a me fa ridere, perché morire di fame non è meglio che morire di guerra.

— Lampedusa oggi in questa nuova Europa dei muri è un simbolo di accoglienza e speranza. Possiamo dire che Lampedusa è un vero esempio per tutta l'Europa?

— Noi a Lampedusa è da 25 anni che accogliamo, curiamo. Anche nei momenti più critici non abbiamo mai mandato nessuno indietro. Io sono orgoglioso di essere italiano, perché Lampedusa è Italia. L'Italia non ha mai messo muri né barriere, anzi, devo dire che dal 2013, dopo la strage di Lampedusa, l'Italia ha deciso di fare qualcosa di più grande. Ha messo a disposizione Mare Nostrum con le navi militari per andare a salvarli e per evitare che morissero durante il tragitto.

Purtroppo questo paradossalmente non ha fatto altro che incrementare i guadagni dei trafficanti, perché invece che metterli su delle barche buone di legno, sapendo che a poche miglia dalla costa libica ci sono le nostre navi, li mettono su dei gommoni fatiscenti. I naufragi sono aumentati nonostante il grande impegno dei Paesi europei nel contesto del programma Frontex. Quello che non capisco è che andiamo tutti a salvarli, ma poi gli altri Paesi non li vogliono e dobbiamo prenderli tutti noi.

L'Europa partecipa andando a salvarli quasi quasi per lavarsi la coscienza, però poi non vogliono i migranti e ci dicono di tenerceli.

— Dottore, lei avrà visto sull'isola la disperazione e la speranza allo stesso tempo. Che cosa prova da questo contrasto?

— Quando arrivano con i gommoni devi pensare che loro hanno attraversato il deserto, sono passati attraverso la parte più pesante che è quella libica, perché quello che fanno loro in Libia è inaudito. I migranti rimangono lì dai 6 mesi ai 2 anni, vengono sfruttati, schiavizzati e torturati, le donne violentate. Quando arrivano a Lampedusa con quegli sguardi terrorizzati, sanno quello che hanno lasciato, ma non sanno dove sono arrivati. Quando mettono i piedi per terra, vedono la nostra accoglienza, gli facciamo una carezza, un sorriso e poi li vedi cambiare. Loro pensano che allora sono arrivati in un Paese amico. Lo noti subito perché baciano per terra, ti ringraziano per una pacca sulla spalla, per una carezza.

In questi 25 anni per quanto mi riguarda, ho ricevuto più io da loro di quello che noi abbiamo dato loro. È gente buona, sana, che non porta nessuna malattia, chiede solo di essere salvata.

— Molti cittadini, soprattutto chi vive nelle periferie o con grandi difficoltà economiche, vedono l'arrivo di nuovi migranti come un'invasione o quanto meno come una minaccia. Lei che ne pensa e che cosa direbbe a queste persone?

— Io ripeto la frase del Papa: questa gente non è un pericolo, ma è in pericolo. Noi abbiamo l'obbligo morale, quello di ogni uomo, di aiutare la gente che chiede aiuto.

Certamente per quanto riguarda la posizione di chi vive in periferia, io capisco che se i migranti vengono tutti concentrati a Milano, a Torino o in un piccolo paesino questo può creare dei problemi. Se la politica fosse più intelligente, verrebbero collocati e distribuiti non solo in Italia ma anche in Europa. Non c'è alcuna invasione, è un numero accettabilissimo.

Per l'Europa, un continente altamente civilizzato con 700 milioni di abitanti, un milione di persone che arrivano possono dare dei problemi? Perché rifiutare questa gente, che cosa hanno fatto di male?

Li consideriamo clandestini, tutti siamo clandestini. La terra di chi è per dire che sono delle persone indesiderate? Vengono costruiti i muri, ma i muri vengono abbattuti, come ci ha insegnato la storia. Quelli più difficile da distruggere sono i muri mentali. Noi siamo fortunati perché nati da questa parte, ma abbiamo la responsabilità di quello che succede dall'altra parte, è il frutto di una nostra politica idiota.

— Oggi i politici parlano tantissimo di immigrazione. Parole parole parole. C'è invece chi fa ogni giorno il proprio dovere come lei.

Welcome to Our Jungle: Profughi scattano la loro vita quotidiana
© Foto : Habibi/Welcome to Our Jungle 2015

— Io non voglio fare di tutta l'erba un fascio, perché ci sono delle nazioni anche in Europa che vedono questo fenomeno non in modo negativo. Purtroppo c'è da fare i conti con tutti gli altri Stati della "Comunità europea", anche se non capisco più che cosa significa unità europea. Ognuno fa quello che vuole. Quest'Unione europea ha deluso. Noi speriamo che questo progetto possa andare avanti e diventare una vera Unione europea o Stati Uniti d'Europa.

— Qual è il suo auspicio e il messaggio che vorrebbe mandare da Lampedusa?

— L'Europa è indispensabile, non se ne può fare a meno. Vedere che l'Inghilterra con un referendum si tira fuori fa molto male. Spero che l'Europa torni ad essere quella vera, quella sognata dai padri fondatori.

Io ringrazio sempre Gianfranco Rosi per il suo film su Lampedusa Fuocoammare. Non abbiamo risolto niente, ma almeno se ne parla. Io spero anche attraverso il vostro contributo e dei media, io parlo con tutti. Io dico sempre che siamo tante piccole gocce, ma tante gocce messe insieme facciamo un oceano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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medicina, Migranti, Crisi dei migranti, Lampedusa, Italia
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