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08:50 26 Agosto 2019
Embargo russo: agricultori e allevatori italiani subiscono perdite

Le sanzioni alla Russia uccidono il “Made in Italy”

© Photo: ciaobellaitalia.be
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Tatiana Santi
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La guerra di sanzioni fra l’Occidente e la Russia, dopo due anni di effetti disastrosi, sta uccidendo il “Made in Italy”. Migliaia di agricoltori e allevatori sono scesi in piazza a Verona per gridare “no” a questo suicidio economico. Il governo che dice?

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia
© Foto : fornita dall’Ufficio stampa Coldiretti Lombardia
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia
A seguito dell'ennesimo prolungamento da parte dell'Europa delle sanzioni contro Mosca, l'embargo di risposta sui prodotti europei da parte del Cremlino è stato prorogato fino alla fine del 2017. Il conto delle sanzioni che ha pagato e sta pagando l'Italia è salatissimo, si stimano 3,6 miliardi di esportazioni già persi.

 Fra i settori più colpiti vi è l'agroalimentare: i prodotti italiani di eccellenza da sempre apprezzati in Russia oggi vengono sostituiti sugli scaffali russi da prodotti provenienti da altri Paesi. La Coldiretti chiede lo stop immediato di ogni regime sanzionatorio. Fra le regioni più colpite risultano il Veneto e la Lombardia.

"L'Europa dovrebbe fare l'Europa e non farsi più condizionare da quelli che sono rapporti con altri Paesi. Per l'Italia invece auspico un protagonismo che è necessario per la valorizzazione di quello che è l'agroalimentare italiano", questo è l'auspicio espresso in un'intervista a Sputnik Italia da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia.

— A Verona migliaia di agricoltori sono scesi per strada per dire "no" alle sanzioni alla Russia. Ettore Prandini, che segnale vuole dare questa manifestazione nazionale?

— Questa manifestazione nazionale vuole mettere in evidenza il danno economico che le imprese agricole italiane del settore agroalimentare hanno subito tramite l'embargo, un embargo che noi riteniamo ingiusto e immotivato, soprattutto perché nasce da una disputa fra la Russia e gli Stati Uniti. Ovviamente però la strumentalizzazione che ne è seguita, e la posizione che ha preso l'Europa nei confronti della Russia danneggia alla fine gli interessi economici e produttivi di un intero settore importante come quello agroalimentare italiano.

— Ricordiamo che l'embargo russo è stata una risposta alle sanzioni imposte a Mosca dall'Europa e dagli Stati Uniti.

— Assolutamente sì, tanto più l'embargo nasce da una questione fra Russia e Ucraina che, come sappiamo benissimo, è stata strumentalizzata perché gli interessi in gioco erano tutt'altri. C'era l'interesse diretto anche da parte degli Stati Uniti nelle forniture di gas nel contesto europeo. Automaticamente si è voluta imporre una situazione di misure economiche a danno del contesto russo con la ripercussione sull'agroalimentare italiano.

— Nello specifico che danni ha subito la regione Lombardia per via di questa guerra economica?

— Sono stimati solo per la Lombardia circa 700-800 milioni di euro in un anno! Se l'embargo si dovesse protrarre ancora, il danno economico continuerebbe ad aumentare e creare condizioni per cui altri Paesi di altri continenti diventino oggi l'interlocutore per la Russia per quanto riguarda il settore della carne. Era un settore per noi strategico e per lo sviluppo delle nostre imprese sul mercato russo era particolarmente significativo. Oltre alla carne, ha sofferto anche il settore dell'ortofrutta, quello latteo caseario e tutti i comparti che sono le eccellenze della produzione italiana.

— Altri prodotti hanno iniziato a sostituire quelli italiani sugli scaffali russi. La politica europea ed americana delle sanzioni ha provocato degli effetti disastrosi per il "Made in Italy" non solo in termini economici, ma anche di immagine nel lungo periodo, no?

— Noi riteniamo che fortunatamente l'agroalimentare italiano sia un punto di riferimento in termini di eccellenza a livello mondiale e questo il mercato russo ce lo riconosce. È altrettanto chiaro che dovremo riprendere quasi da zero un meccanismo che ci aveva visto partecipi negli anni passati nel costruire un percorso di informazione, comunicazione in termini qualitativi per farci conoscere dai consumatori russi. Non possiamo vendere in Russia i nostri prodotti e contestualmente la Russia li sta acquistando da altri Paesi, è fuori dubbio che anche laddove venisse tolto l'embargo, questi Paesi non scomparirebbero dal mercato.

Questo significa iniziare una politica di comunicazione, informazione e penetrazione nel mercato russo esattamente da zero.

— Qual è la vostra posizione per rapporto al governo Renzi nel contesto delle sanzioni? È proprio il Pd, a differenza di praticamente tutti gli altri partiti, a volere queste sanzioni.

— Noi stiamo cercando di sollecitare le istituzioni italiane tutte, senza fare una distinzione fra un partito e l'altro nell'intraprendere un percorso nel contesto europeo sostenendo che oggi non ci sono le motivazioni perché si protragga una forma di embargo nei confronti della Russia. Chiediamo che ci sia la cessazione immediata di tutte quelle che sono le ripercussioni di carattere economico per le quali si è chiusa una parte di mercato. Oggi non ci sono più le condizioni che avevano motivato l'embargo, oggi è necessario che vengano meno tutte le misure di carattere sanzionatorio.

— Che messaggio vorrebbe lanciare in chiusura? Qual è il suo auspicio?

— L'Europa dovrebbe fare l'Europa e non farsi più condizionare da quelli che sono rapporti con altri Paesi. Dovrebbe mettere al centro gli interessi delle imprese che operano nel contesto europeo. Per quanto riguarda il nostro Paese auspico un protagonismo che è necessario per la valorizzazione di quello che è l'agroalimentare italiano, ma mi sembra che sotto questo punto di vista un cambio di rotta sia sicuramente iniziato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Unione Europea, Economia, commercio, Embargo, Sanzioni, Coldiretti, Lombardia, Italia
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