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Dopo quattro anni di negoziazioni, il 23 giugno a Cuba è stato finalmente firmato un definitivo cessate il fuoco tra il Governo Colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia.

Chiunque sia stato in Colombia anche una sola volta non potrà mai dimenticarsi di quel luogo. La sua posizione geografica, protesa verso il tropico del Cancro e con la sua parte sud a cavallo dell'equatore, la rende così rigogliosa e variegata da affascinare tutti i visitatori. La grande Cordigliera andina si snoda su tre catene quasi parallele e la attraversa da nord a sud ascendendo a più di 5000 metri. Tali enormi dislivelli favoriscono una vegetazione che cambia col variare dell'altitudine.  La costa nord si bagna nelle acque dell'oceano Atlantico mentre quella a ovest si stende sul Pacifico. In altre parole, possiamo godere di paesaggi tropicali, equatoriali, marini, continentali e perfino alpini.

​La popolazione non è da meno: è un mix di amerindi, coloni spagnoli e discendenti africani. Tra gli immigrati, dall'ottocento in poi i maggiori gruppi provengono dall'Europa (anche dall'Italia), dal mondo arabo, dalla Cina e si trovano perfino discendenti di ebrei e gitani. I bianchi sono circa il 37% degli abitanti ma i numerosi incroci fanno sì che i meticci arrivino al 45 percento mentre il resto è costituito da autoctoni amerindi e da africani. Il risultato: le donne colombiane sono considerate in media tra le più belle di tutto il continente.

Chi passeggia per le città e si sofferma davanti alle vetrine o alle bancarelle (le furchetas) non potrà fare a meno di notare che, spesso, commesse di qualunque età canticchiano e si muovono, anche mentre servono i clienti, al ritmo di una musica di tipo caraibico ma specificatamente colombiana.

Gente allegra, quindi, e ricca di sorrisi verso lo straniero, chiunque esso sia. Ma non è tutto oro quello che luccica. Una sera, mentre a bordo di una macchina con autista andavo a un appuntamento, fummo fermati da un semaforo rosso. Davanti a noi due auto ferme, in fila. Dalla seconda, senza alcun apparente motivo, vidi scendere l'autista che si diresse con calma a fianco dell'auto davanti a lui e senza proferire parola puntò una pistola verso l'altro autista, gli sparò e poi, con tutta calma risalì nella sua auto. Al verde, fece una piccola manovra, aggirò l'altra auto e si allontanò. Il mio autista non sembrò nemmeno sconvolto mentre, come si può facilmente immaginare, io rimasi attonito senza capire il perché ne' cosa fosse realmente successo.

🕊 #plazabolivar #pigeonfest #bogota #colombia

Фото опубликовано Kayleigh McDonald (@kay2589) Июн 27 2016 в 12:10 PDT

Quella era la Colombia: un dolce paradiso che convive quotidianamente con l'inferno più terribile. Non è un caso che proprio quello sia il Paese con la più lunga guerra civile che la storia ci tramandi.

Cominciò circa cinquanta anni fa, nel 1964, come una ribellione di contadini contro lo strapotere delle classi dominanti. Ispirati dall'ideologia marxista e ben presto aiutati dall'estero, seppero organizzarsi militarmente sotto la guida di un contadino astuto e intelligente (tale Marulanda — detto Tirofijo che ebbi anche la chance di conoscere e che è morto pochi anni fa) ed ebbero immediatamente l'obiettivo della conquista del potere. Non ci riuscirono', ma seppero tenere il Paese in scacco per tutto questo tempo. Oramai, soprattutto dopo la fine dei due blocchi, la guerriglia aveva fatto della coltivazione e del traffico di cocaina la sua principale fonte di finanziamento, arrotondata da frequenti sequestri di persona e da "pizzi" imposti alle attività economiche nelle zone da loro controllate.

L'accordo, in un primo tempo previsto per lo scorso marzo e raggiunto con la sponsorizzazione di Cuba, Onu, Cile e Venezuela, deve ancora affrontare alcuni passaggi politici per potersi trasformare in un definitivo accordo di pace: il Parlamento colombiano lo dovrà ratificare e, in seguito, i suoi contenuti saranno sottoposti a referendum popolare. Il Presidente Santos termina il suo secondo e ultimo mandato a metà 2018 e, considerata la campagna elettorale che comincerà già nel 2017, ha tutto l'interesse ad accelerare i tempi.

Tuttavia, anche se tutto procedesse come previsto, i problemi per la Colombia non finiranno immediatamente. Oltre alle FARC, esiste un'altra organizzazione guerrigliera, più piccola ma ugualmente determinata: le ELN che sono ben presenti nei distretti nord di Santander, Arauca, Cundimarca e a sud nel Putumayo. Con loro una negoziazione è cominciata da poco ma, per ora, si è arrestata. La Colombia è ancora il paese più pericoloso al mondo per i sindacalisti; il 60% dei sindacalisti che ogni anno sono uccisi in tutto il mondo è colombiano. All'inizio del 2011, la Magistratura Colombiana ha documentato 173.183 casi di omicidio e 34.467 di sparizioni forzate.

​Anche bande criminali nate dalla dissoluzione dei Gruppi Paramilitari (AUC: un'organizzazione nata ufficialmente per combattere il terrorismo d'ispirazione marxista, poi dissolta dal Governo) sono tuttora attive soprattutto nell'ovest Pacifico del Paese. Si tratta del Clan Usaga e del Clan La Constru, vere organizzazioni criminali senza alcuno scopo di carattere politico. Ex membri delle AUC sono responsabili di 1.597 massacri, e dello sfollamento forzato di 74.990 comunità, e il reclutamento di 3.557 minori. I registri giudiziari indicano che i paramilitari hanno commesso 3.532 estorsioni, 3.527 sequestri, 667 atti di violenza di genere. Le confessioni di alcuni paramilitari hanno evidenziato legami con 429 politici, 381 membri delle forze di sicurezza ufficiali e 155 funzionari pubblici.

Quanto concordato a l'Havana prevede che le FARC abbandonino totalmente la lotta armata, si consegnino al Governo e, mentre alcuni di loro saranno ammessi all'attività' politica ufficiale entrando perfino nel Congresso, i riconosciuti colpevoli di atti criminali godranno di un'amnistia e pagheranno il loro debito con qualche servizio civile. Poiché però parliamo di almeno qualche migliaio di persone, è scontato che molti di loro, cresciuti nella guerriglia e incapaci di fare qualunque altra attività, decideranno di rimanere nella clandestinità o costituendo nuove bande oppure unendosi alle gang già esistenti.

Il numero e la capacità criminale di tutti costoro costituiranno la cartina di tornasole della vera efficacia di quanto concordato e ci diranno se, finalmente, la Colombia potrà tornare a essere un Paese normale e ricco come potenzialmente è possibile o se, al contrario, l'insicurezza continuerà, scoraggiando investimenti e relativo sviluppo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
pace, Colombia
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