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    Matteo Renzi parla al forum economico internazionale Spief 2016 a San Pietroburgo

    Sanzioni antirusse prolungate, le parole di Renzi aria fritta

    © Sputnik. Vladimir Astapkovich
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    Tatiana Santi
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    Le sanzioni alla Russia sono state prolungate fino a gennaio 2017, l’hanno approvato all’unisono gli ambasciatori riuniti a Bruxelles. Le belle parole di Renzi al Forum di San Pietroburgo, sul dialogo e il ruolo dell’Italia nel costruire ponti, erano pura aria fritta.

    Senatrice Ornella Bertorotta, portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato
    © Foto: fornita da Ornella Bertorotta
    Senatrice Ornella Bertorotta, portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato
    È come un film che si rivede per l'ennesima volta: a parole Matteo Renzi si dice contro le sanzioni alla Russia, che hanno fatto chiudere bottega a molti imprenditori italiani e continuano a danneggiare il tessuto commerciale italiano, alla fine niente di fatto. Anche se il premier è un grande oratore, le parole stanno a zero.

    Il governo italiano si rende conto benissimo che le sanzioni antirusse causano ingenti danni alla propria economia, ma che cosa gli impedisce di agire e cambiare rotta? Manca il coraggio politico o il permesso di qualcuno d'Oltreoceano? Nel frattempo il suicidio economico continua, ma c'è chi non ci sta, come il Movimento 5 stelle, che chiede al Parlamento di votare sulle sanzioni. La senatrice Ornella Bertorotta, portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato, ha gentilmente rilasciato a Sputnik Italia un'intervista in merito.

    — Il Movimento 5 stelle chiede al governo che il Parlamento venga interpellato entro il 31 luglio sulle sanzioni alla Russia. Senatrice Bertorotta, ci può parlare della vostra iniziativa?

    — Il M5S chiede dall'inizio della crisi ucraina di non mettere in campo sanzioni contro la Russia, da questo punto di vista si tratta di una richiesta coerente con la nostra azione di politica estera. A quanto pare, le sanzioni saranno confermate a livello europeo entro fine luglio, ma già come successo in passato, uno o più Stati possono metterle in discussione, evitandone così la proroga quasi automatica. 

    Si tratta di un tema importante, che ha molti effetti sul nostro Paese e che dovrebbe passare dal vaglio della Commissione Affari Esteri del Senato e della Camera per poi essere votata in Parlamento. Invece decidono i pochi leader europei in totale autonomia. 

    — Renzi al Forum economico di San Pietroburgo ha dichiarato che l'Italia vuole costruire ponti, che è necessario il dialogo e non la chiusura. A parole il premier a più riprese si è espresso contrario alle sanzioni. È solo aria fritta? Perché non si passa mai ai fatti secondo lei? 

    — Chi conosce Renzi, sa che il premier non eletto dagli italiani non fa quasi mai quello che dice. Dal Forum economico ci sono arrivate foto molto imbarazzanti, con il Premier intento a "chattare" e un Putin quanto meno perplesso, ciò a dimostrazione dell'interesse verso il dialogo con la Russia.

    Le dichiarazioni vanno prese con le pinze, almeno sino a quando non si traducono in fatti. Anche durante lo scorso rinnovo delle sanzioni fu data molta enfasi all'annuncio di un possibile veto italiano, interpretandolo come una forma di critica alle sanzioni, nulla di più sbagliato: Renzi voleva solo contrattare con la Germania, che nel frattempo procedeva con il progetto North stream, mentre il South era fermo per volontà russa. 

    Da come si comporta Renzi, si ha la sensazione che la Politica Estera non sia una preoccupazione del Governo, che sui temi internazionali si limita ad agire seguendo i propri partner e che quando si muove, lo fa per preservare le quote di qualche mega impresa italiana, più che preoccuparsi degli interessi del Paese. 

    — Il prolungamento delle sanzioni, in vigore al momento fino al 31 luglio non è ancora stato confermato dal Consiglio UE. La Francia già si sta muovendo per il voto sulla questione prima del rinnovo. Secondo voi sarà la volta buona per annullare le sanzioni? Quanto ancora possono durare?

    — Con un voto del Parlamento italiano, Renzi dovrebbe prendere atto che i rappresentanti degli italiani in Parlamento sono per la maggior parte contro le sanzioni alla Russia e dunque dovrebbe agire di conseguenza in sede europea. Il tessuto produttivo del Paese ne ha risentito in maniera significativa, alcune aziende hanno chiuso i battenti, mentre altre hanno dovuto riassorbire domande di prodotti e servizi significative in poco tempo. Di certo economicamente queste sanzioni hanno danneggiato l'Italia e il suo tessuto economico. Per questo motivo, al di là di ogni importante considerazione geopolitica, il Governo avrebbe già dovuto bloccarle in qualche modo. 

    Il voto in Parlamento è una prima azione concreta per il ritiro delle sanzioni, ma credo che la battaglia sia ancora molto lunga. Ovviamente se anche la Francia dovesse dimostrarsi contraria, allora si aprirebbe una frattura significativa nel fronte di chi vuole prorogarle.

    — Da una parte il governo italiano riconosce il ruolo della Russia nella sicurezza internazionale e nella lotta al terrorismo, d'altra parte però non conferma con i fatti le proprie parole. Da cosa è rappresentato questo freno nell'agire?  Che cosa non permette al governo, a suo avviso, di intraprendere una politica estera vantaggiosa per i propri interessi nazionali?

    — Il problema della politica estera italiana è legato a molteplici fattori. Se da una parte il Governo è sollecitato da molti attori politici esteri, dall'altra si è persa la tradizione diplomatica italiana, capace di farci emergere come mediatori in situazioni complesse. 

    Renzi non ha intenzione di ridiscutere le sanzioni alla Russia, a prescindere da ciò che dice fuori casa. 

    Il limite è appunto lo scarso coraggio del nostro governo verso gli alleati che, tra l'altro, non sono nemmeno tanto contenti di queste sanzioni.

    Questa vicenda mostra tutta la debolezza del sistema democratico europeo: se votate nei vari parlamenti nazionali, le sanzioni contro la Russia non sarebbero nemmeno state ipotizzate, ma a livello centrale si ragiona in tutt'altro modo. 

    Quando si parla di scollamento tra gli interessi del popolo e le élites al comando dell'Europa, si intende esattamente questo. 

    Non è sempre colpa degli altri, è la nostra Politica che non sa imporsi, che ha elevato al grado di statisti mediocri personaggi interessati più a coltivare il proprio prestigio che a lavorare per il Paese. Prenda il caso dell'adesione a tutte le missioni NATO dell'Italia. Nessuno partecipa più di noi, siamo ovunque, per questo veniamo trascinati anche in guerre assurde come in Iraq e in Afghanistan. Negli ultimi 15 anni ogni Governo ha fatto passare le peggiori azioni sempre con la scusa che siamo parte di un'alleanza, ora la NATO, ora l'UE, quando avrebbe potuto declinare la partecipazione militare, in favore di interventi diversi da quello militare. 

    Forse però per questo dovremo aspettare un Governo a 5 stelle, capace di prendere posizioni più aderenti alle volontà del popolo italiano.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Unione Europea, Proroga sanzioni, Sanzioni contro la Russia, Spief 2016, Movimento 5 Stelle, Matteo Renzi
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