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    Post Brexit, per la Gran Bretagna un futuro da Svizzera

    © REUTERS/ Neil Hall
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    Mario Sommossa
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    Alla fine i sondaggi britannici hanno sbagliato ancora una volta! Non c’e’ ne’ da disperarsi ne’ da esaltarsi se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea. Anche se nei due fronti si sono lanciati, e si lanciano, grida di dolore o di gioia, come sempre succede ci potranno essere dei pro e dei contro.

    Dal punto di vista economico le conseguenze saranno di poco conto per la maggior parte dei Paesi europei (la Germania farebbe eccezione) e l'Italia, in particolare, non dovrebbe soffrirne quasi per nulla. Sotto l'aspetto finanziario, i problemi si manifesteranno per qualche settimana e poi tutto dovrebbe tornare nella quasi regolarità. Ove si potrebbero riscontrare effetti ambivalenti è nella politica futura: gli ottimisti sperano che, sgravati dall'ostilità' preconcetta dei britannici, l'Europa trovi finalmente la strada per spingere verso una maggiore integrazione che sia non solo economica ma anche, e soprattutto, politica. Al contrario, i pessimisti temono che l'uscita del Regno Unito incoraggi tutti i sentimenti anti-europeisti presenti negli altri Stati membri e che quanto accaduto a Londra apra la strada a una dissoluzione più estesa e magari alla dissoluzione della stessa Unione. A suffragare i loro timori, le immediate dichiarazioni dei partiti di opposizione in Francia e Olanda che hanno chiesto immediatamente che un referendum come quello inglese si possa indire anche da loro.

    Non si puo' sapere chi avrà ragione fino a che le acque non si calmeranno e si studieranno le reazioni delle varie opinioni pubbliche. Certamente, dal punto di vista tecnico la risoluzione del rapporto di membership non sarà una cosa velocissima perché l'art. 50 del Trattato di Lisbona ha previsto una serie di procedure che dovranno essere intraprese, e non si tratta di cose di poco conto.

    Cameron, Brexit
    © Sputnik. Vitaly Podvitsky
    Cameron, Brexit

    Innanzitutto occorre che il Governo del Paese che ha deciso l'uscita ne faccia esplicita richiesta a Bruxelles. Gia' qui nasce il primo problema: Cameron si era schierato contro la Brexit e sarebbe una cosa strana se toccasse proprio a lui dover svolgere questo ruolo. Infatti si è dimesso, annunciando che dopo l'estate il Partito Conservatore deciderà chi occuperà il suo posto. E' quindi possibile che solo il nuovo Primo Ministro cominci il processo, ma per arrivare a ciò passerebbero alcuni mesi. Da quel momento cominceranno le negoziazioni  tra lo Stato e la Commissione, espressamente delegata dal Consiglio Europeo, per trovare un accordo. E' pure previsto all'art. 50 che tali trattative possano durare al massimo due anni durante i quali tutte le normative europee comuni dovrebbero continuare a restare in vigore (così in teoria: cosa succederebbe se lo Stato interessato si rifiutasse di applicarne qualcuna?). Se, allo scadere di questo periodo nessun accordo sarà ancora stato raggiunto, è previsto che l'uscita si formalizzi comunque pur senza alcun Trattato sostitutivo. In alternativa, e solamente dopo una decisione all'unanimità' dei rimanenti, il periodo potrà essere prorogato. Se, invece, la negoziazione andasse a buon fine, toccherà al Consiglio Europeo accettarla con una votazione favorevole di almeno venti Stati a favore che rappresentino il 65 percento della popolazione dell'Unione. Cio' avverrebbe dopo un precedente voto del Parlamento Europeo.

    E' indubbio che nessuno vorra' opporsi alla volontà di chi desidera uscire, ma sui contenuti del nuovo accordo potrebbero nascere contrasti tra i Paesi che restano.

    Quali saranno i futuri legami tra una Gran Bretagna "solitaria" e l'Unione rimane, infatti, il grande punto interrogativo. Il mercato continuerà a essere "comune" e senza barriere doganali o saranno imposti dazi? E, in questo caso, su quali prodotti? E i servizi finanziari? E lo spostamento libero delle persone? Certo qualcosa dovrà cambiare, altrimenti tutta questa baraonda imposta dal referendum sarebbe stata inutile. Ma come?

    Esempi di associazione senza membership esistono gia': La Svizzera, la Norvegia, l'Islanda e la Regione Groenlandia potrebbero essere dei punti di riferimento. La Svizzera ha negoziato un accordo bilaterale che la rende parte del mercato unificato per quasi tutti i prodotti, con l'eccezione dei servizi. Gli altri, uniti nello Spazio Economico Europeo (SEE), hanno in sostanza accesso a tutto il mercato dell'Unione con pochissime limitazioni. In entrambi i casi, però, in cambio dell'accesso al grande mercato, tutti questi Paesi devono accettare tutte le norme europee e garantire la libera circolazione dei cittadini senza, tuttavia, avere diritto di voto nella decisione sulle normative. La Norvegia poi è anche tenuta a partecipare a parte delle spese comunitarie.  Poiché la questione della libera circolazione dei cittadini di Stati membri e il loro trattamento nel welfare sono state tra le ragioni che hanno spinto gli elettori britannici a votare per l'uscita, è ben difficile che Londra possa accettare questa clausola Tel Quel. La stessa Svizzera l'ha bocciata recentemente attraverso un referendum, mettendo così a rischio l'intero Trattato bilaterale.

    Staremo a vedere nei prossimi giorni quali saranno le dichiarazioni e i comportamenti dei vari leader europei ma ci sembra che abbia gia' ben fatto il Vice Presidente Tusk a dire che non va perso tempo e che l'uscita dall'Unione si formalizzi nel più breve tempo possibile. Se è vero che le rispettive economie non subiranno colpi mortali da quest'avvenimento, è altrettanto vero che un'incertezza prolungata sulle modalità della futura convivenza potrebbe, al contrario, diventare molto nociva per tutti.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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    Tags:
    Unione Europea, Economia, Brexit, David Cameron, Svizzera, Gran Bretagna
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