04:56 23 Ottobre 2018
Brexit

Contro la Brexit l’UE ha giocato bastoni, denari e... spade

© AFP 2018 / Ben Stansall
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Marco Fontana
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I cittadini del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord hanno appena votato per uscire dall'Unione Europea.

Il risultato è certamente storico e foriero di conseguenze imprevedibili, ma è soprattutto clamoroso per come abbia saputo ribaltare gli enormi sforzi fatti dall'Ue per far vincere il fronte del "no". Quello degli euroburocrati è un comportamento che non stupisce, visto che è del tutto simile a quello che hanno tenuto quando nel 2015 ad esprimersi furono i greci, in merito all'approvazione del piano proposto dai creditori internazionali in cambio di un nuovo programma di aiuti. Proprio come nel caso ellenico, l'odiosa ingerenza delle Istituzioni comunitarie si è fatta sentire a partire dalle minacce tedesche verso il popolo di Albione, pronunciate da Wolfgang Schäuble durante un convegno finanziario a Francoforte:

Non ci sarà nessuna rinegoziazione per il Regno Unito: dentro significa dentro e fuori significa fuori.

Come sempre l'aggressività teutonica è sconcertante, visto che dovrebbe trattarsi di una libera scelta lasciata alla sovranità popolare, quella di rimanere nel costoso e pesante club dell'Unione europea. Il G20, in una nota conclusiva dell'incontro, è poi addirittura riuscito a rintracciare nella Brexit una delle principali ragioni di una crescita che resta modesta e incerta e con rischi di ribasso in tutto il nostro continente.

Proprio quest'ultima posizione lascia sbalorditi se esaminiamo le proposte di compromesso inviate dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, le quali nei fatti concedevano ampi spazi di libertà al Regno Unito. Uno spazio di manovra economica e politica così largo da suscitare il dubbio che non vi fosse poi alcuna differenza ad avere o non avere i britannici all'interno dell'UE. Nel pacchetto di Tusk, infatti, era presente l'assicurazione che la Gran Bretagna non sarebbe mai stata coinvolta nel processo di sempre maggiore integrazione europea, non sarebbe stata mai tenuta a contribuire ai salvataggi di Paesi dell'Eurozona e nemmeno costretta a subire (pur rimanendo senza diritto di veto) l'attuazione di norme di governance economico-finanziaria della zona euro. Si arrivava infine a concedere che in circostanze eccezionali il Governo britannico potesse azionare un "freno d'emergenza" in modo da limitare gradualmente, nell'arco di 4 anni, l'accesso dei lavoratori stranieri al suo generoso sistema di welfare.

Insomma, viste queste flessibilità di interpretazione dei Trattati, viene spontaneo domandarsi quale differenza farebbe per gli europei avere o meno al Parlamento di Bruxelles i rappresentanti dei sudditi di Sua maestà. Ma fin qui ci troviamo nel campo dell'alta politica: opportunista magari, ma pur sempre politica. Vi sono invece le ben più subdole e temibili armi finanziarie ad essere entrate in azione. Vediamo lo spread che in questi giorni è volato su, aggravando i debiti per le imprese e per le famiglie dell'isola. Trattasi di una vera e propria guerra economica, o forse di terrorismo finanziario, che strisciando sugli umori del mercato giustifica qualsiasi "bombardamento". Peccato che per avere certi risultati negativi nel mondo della Borsa si debbano movimentare enormi quantità di denaro che sono in mano a pochi soggetti.

Infine, sì è persino arrivati a scomodare il genere fantasy per cercare di convincere i britannici a votare "Bremain". Si è infatti paventato che l'eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione europea possa causare il blackout delle serie televisiva americana "Games of Thrones" ("Il Trono di Spade", nell'edizione italiana). Pare che per gli episodi girati in Irlanda del Nord la produzione abbia potuto ricorrere ai fondi europei di sviluppo regionale, cosa che non sarebbe più possibile in caso di "Brexit". Premesso che è assolutamente indecente che l'Unione utilizzi i soldi dei contribuenti europei per sostenere una serie americana che grazie al suo successo può perfettamente autofinanziarsi; ma come si giustifica il fare leva sulla minaccia di chiudere una trasmissione televisiva per convincere gli elettori su un tema incomparabilmente più importante?

Intravediamo proprio qui la misura della degenerazione giornalistica e politica in cui sta sprofondando il Vecchio Continente. Questi sono i risultati quando si lascia in mano a lobbisti, tecnocrati e burocrati il governo di popoli diversi uniti sotto una bandiera artificiale: si perdono di vista le vere priorità della vita dei cittadini per accudire esclusivamente il proprio interesse immediato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Uscita dall'UE, Parlamento Europeo, G20, Donald Tusk, Wolfgang Schaeuble, Europa, UE, Gran Bretagna
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