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    Scalea: “La vittoria della Brexit potrebbe provocare in Europa un 'effetto domino'”

    © flickr.com/ Edward Badley
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    Marina Tantushyan
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    Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito decidono se rimanere o lasciare l’Unione Europea. A una settimana dal referendum sopranominato “Brexit” aumentano i sostenitori della campagna Leave a favore dell'uscita di Londra dall'Ue: 55% contro il 45% che invece vuole rimanere.

    Brexit
    © AFP 2017/ EMMANUEL DUNAND
    Secondo alcuni analisti, una vittoria dei favorevoli impaurisce il Vecchio continente non solo per i rischi economici ma soprattutto per l'incertezza su cosa succederebbe dopo l'eventuale uscita del primo paese europeo dall'Ue. Daniele Scalea, Direttore Generale dell'ISAG ha parlato a Sputnik Italia delle conseguenze di un addio dell'Isola di Sua Maestà al Bruxelles.

    — Cosa si aspettano i promotori della Brexit?

    — Ci sono tre obiettivi principali: vogliono fermare l'immigrazione incontrollata; avere maggiore facilità di libero commercio con il mondo extra-europeo; prevenire il pericolo di creazione di un super-Stato europeo che limiterebbe notevolmente la sovranità del Regno Unito.

    —  Cosa potrebbe accadere all'Europa se vincessero i "sì"?

    — Sicuramente nel medio periodo altri Paesi europei potrebbero seguire la Gran Bretagna, anche perché i promotori del "si" hanno aperto un dibattito con argomenti inediti su questioni come quella immigratoria. Inoltre, la Brexit potrebbe aiutare altri popoli a superare quello che finora è stato uno scoglio essenziale sulla strada dell'euroscetticismo, e cioè la paura di cambiare lo status quo.

    E' vero che in Francia e in Olanda si votò contro la Costituzione europea, ma quel responso non pregiudicava l'esistente, semplicemente bloccava un certo sviluppo. In tutti gli altri casi, quando c'è stata la possibilità di cambiare la situazione presente, in Europa si è votato per il mantenimento dello status quo. Ci sono due ragioni principali per questa tendenza: la prima è che, malgrado la crisi, esiste un certo livello di benessere tale per cui i cittadini sentono di avere troppo da perdere; la seconda è in Europa la popolazione è vecchia e quindi prevalentemente cauta e conservatrice. Per questa ragione da noi diventa difficile avere dei voti rivoluzionari. Se vincesse la Brexit, malgrado la campagna per il "no" abbia paventato un disastro economico e persino una guerra continentale, per la prima volta nell'Europa d'oggi si sarebbe superata la paura di cambiare. Perciò la vittoria della Brexit, superando questo scoglio psicologico, potrebbe provocare un "effetto domino" negli altri paesi europei.

    —  Condivide il parere di Donald Tusk secondo il quale l'uscita del Regno Unito dall'Ue "potrebbe essere l'inizio del processo di distruzione non solo dell'Ue ma anche della civiltà politica occidentale"?

    — Sono d'accordo che l'uscita del Regno Unito potrebbe nel medio-lungo periodo portare a una disgregazione dell'Ue, tenendo però presente che forze centrifughe sono in atto già da anni e indipendentemente dal Brexit. Quindi più che un fattore causale, Brexit sarebbe una pietra miliare nel percorso di disgregazione dell'Ue. Per quanto invece riguarda la civiltà politica occidentale, è esistita per molto più tempo senza Unione Europeo, non penso proprio che finirebbe per la Brexit!

    — Molti analisti scommettono su un effetto negativo soprattutto sui paesi del Sud Europa, che hanno uno scambio commerciale elevato e ricevono forti investimenti da Londra. Quali ripercussioni economiche avrà la Brexit sull'Italia?

    Per Renzi, se questa legge elettorale non passa è l'idea stessa di Pd come motore del cambiamento dell'Italia che viene meno”.
    © AFP 2017/ THIERRY CHARLIER

    — In realtà anche con la Brexit il commercio col Regno Unito continuerebbe senza eccessivi scossoni, non diversamente da come i Paesi dell'Ue commerciano proficuamente con gli USA. Anzi: nel caso dell'Italia, il bilancio commerciale è in pesante passivo con la Germania, che sta nell'Ue, e si riequilibra parzialmente proprio grazie alle esportazioni negli Usa, che sono extra-Ue. Quindi, non vedo enormi problemi a livello commerciale.

    E' altresì vero che l'Ue uscirebbe indebolita dalla Brexit, e se l'Italia non potrà contare sul sostegno di una Ue solida perderebbe fiducia sul mercato e potrebbe incorrere in una nuova crisi del debito sovrano. Il che imporrebbe al nostro governo scelte molto difficili, in un senso o nell'altro.

    — Il processo di uscita, inoltre, sarà probabilmente molto lungo. Sappiamo che l'articolo 50 del trattato di Lisbona stabilisce un limite di tempo di due anni affinché il Consiglio europeo e il Paese che vuole lasciare l'Unione trovino un accordo sui nuovi trattati da approvare per regolare i loro nuovi rapporti. Quanti anni ci vorrebbero per concretizzare l'uscita del Regno Unito?

    —  E' abbastanza difficile dirlo perché parliamo di qualcosa mai successo prima. Sarà solo l'eventuale uscita della Gran Bretagna a rivelarci come avverrà effettivamente questo processo.

    — Che tipo di legami potrebbe essere instaurato tra il Regno Unito e la Ue quando questo processo sarà ufficialmente concluso?

    — Immagino un rapporto analogo a quello che gli Stati Uniti hanno oggi con l'Ue. Quindi, dal punto di vista commerciale non mi immagino grossi cambiamenti e anche dal punto di vista culturale il legame permane. Non credo che ci sarà un isolamento del Regno Unito dal continente. Inoltre non va dimenticato che i paesi dell'Ue e la Gran Bretagna rimarranno legati tramite la struttura della NATO. 

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Relazioni Internazionali, Uscita dall'UE, Brexit, NATO, Consiglio Europeo, Europa, Italia, USA, Gran Bretagna, UE
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