00:37 20 Agosto 2017
Roma+ 26°C
Mosca+ 22°C
    Crimea

    No sanzioni, sì Crimea. Il voto veneto è solo l’inizio?

    © Sputnik. Sergey Malgavko
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    191427355

    Il monito del Veneto è chiaro: via le sanzioni alla Russia, riconoscimento della Crimea. La risoluzione adottata in Consiglio regionale il 18 maggio, nonostante il suo valore simbolico, ha destato parecchio scalpore e una vera scossa mediatica.

    La risoluzione proposta al Consiglio da Stefano Valdegamberi ha suscitato una reazione fulminea dell'Ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin, il quale ha inviato a tutti i consiglieri una lettera aperta esprimendo il suo grande disappunto. Il diletto per l'arte epistolare è tipico dell'Ambasciatore, che in passato ha scritto lettere dando direttive a Berlusconi, quotidiani italiani e sindaci. In occasione della mozione sulla Crimea e l'annullamento delle sanzioni, il console generale ucraino a Milano Kartysh si è presentato addirittura a Venezia dal presidente del Consiglio Regionale Ciambetti. Rimane incomprensibile che cosa c'entri un'Ambasciata straniera con le scelte politiche dell'Italia.

    A che risultati concreti può portare la risoluzione veneta? Sputnik Italia ne ha parlato con Riccardo Barbisan, vice capogruppo della Lega Nord nel Consiglio Regionale Veneto.

    — Le votazioni in consiglio regionale hanno un valore simbolico, perché come sappiamo, per togliere le sanzioni alla Russia serve una soluzione nazionale. Secondo lei il voto della Regione Veneto porterà a dei risultati concreti?

    — Servirebbe una presa di coscienza non solo nazionale, ma anche europea. Abbiamo voluto lanciare un messaggio molto forte, perché le nostre imprese stanno soffrendo molto a causa dei dazi che subiamo da parte russa, perché prima erano state imposte delle sanzioni alla Russia da parte statunitense ed europea.

    Con tutta la nostra autorità di un consiglio regionale, abbiamo voluto porre il problema sperando che altre regioni ci seguano, che tutto questo rumore possa far ragionare chi sta al governo di Roma, il quale oggi segue delle logiche probabilmente che non fanno bene alla nostra economia, specialmente a quella veneta.

    — Queste votazioni venete sono state, se vogliamo, un auspicio e una scossa per le altre regioni. Quali saranno i prossimi passi del Veneto, che cosa farete per rafforzare i rapporti con la Russia?

    — Come è scritto nella risoluzione, faremo un comitato per raccogliere delle firme, per chiedere uno stop alle sanzioni alla Russia. Questo per porre l'accento sulla coscienza collettiva, che già c'è, vorremmo renderla esplicita al governo nazionale. Dopo credo che le istituzioni debbano muoversi, comprese le associazioni imprenditoriali, per fare delle pressioni al governo di Roma.

    Abbiamo buoni rapporti e continuiamo a tenere buoni rapporti con la Federazione Russa, sperando che Mosca un domani dopo le sanzioni possa avere un occhio di riguardo nei confronti delle imprese venete.

    — L'Ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin ha inviato a tutti i consiglieri veneti una lettera proprio prima delle votazioni in Consiglio. Anche lei l'ha ricevuta, di che cosa si tratta?

    — Nella lettera ci veniva chiesto di non procedere con le votazioni. Abbiamo vissuto tutto questo un po'come un'intimidazione nei nostri confronti, che però non ha sortito l'effetto sperato per tante ragioni. Innanzitutto in questa lettera si raccontava che le nostre imprese esportavano meno per una questione monetaria di svalutazione del rublo, per un peggioramento dell'economia russa. Sono dati facilmente controvertibili, perché il corso da 90 rubli per euro è passato a 70. Le nostre esportazioni continuano a calare invece. L'economia russa ha subito sempre delle oscillazioni, ma come ho detto in Consiglio regionale, le nostre esportazioni nei confronti della Federazione Russa sono sempre andate migliorando.

    Nella lettera si parlava della Crimea. Su questa questione abbiamo una visione diversa rispetto le autorità italiane, crediamo che sia stato fatto un referendum. Se questo referendum non è piaciuto a taluni Stati che influenzano le politiche italiane, se ne può fare un altro sotto lo sguardo di osservatori internazionali. Questa proposta non è mai stata accolta, forse perché l'esito di un eventuale secondo referendum avrebbe lo stesso risultato del primo. Personalmente voglio esprimere la mia vicinanza alle popolazioni delle Repubbliche di Lugansk e Donetsk, che si sono viste aggredite da forze nemiche, talvolta da mercenari al soldo del governo di Kiev.

    — Non è la prima volta che l'Ambasciatore ucraino in Italia invia delle lettere a politici, istanze ed enti italiani. Come commenterebbe questa voglia di immischiarsi nelle scelte politiche italiane da parte di un'Ambasciata straniera?

    — Se fanno un'azione di questo genere, vuol dire che ritengono di avere le spalle coperte. Noi però abbiamo la schiena dritta e rispettiamo i principi dell'ONU, di autodeterminazione dei popoli. Crediamo che chi parla russo, mangia russo, vuole il rublo, pensa in russo, possa essere libero di fare un referendum per vedere dove collocarsi da un punto di vista internazionale rispetto al fatto di stare all'interno di confini statali dove tutta questa specificità non è rispettata. È un principio basilare.

    Speriamo questo principio possa essere utilizzato anche nella Regione Veneto, come è stato fatto in Crimea e nel Donbass.

    — Lei si riferisce alla scelta del secessionismo per il Veneto?

    Celebrazioni della Giornata della Repubblica a Donetsk
    © Sputnik. Sergey Averin

    — Il principio che un popolo possa legittimamente decidere dove stare e cosa fare credo sia un principio sovrano rispetto a qualsiasi legislazione internazionale. Non so nemmeno se lo vinceremo il referendum per l'indipendenza del Veneto, perché non farlo? Io chiedo che vengano rispettati anche tutti gli altri referendum. Bisogna dare alla gente la possibilità di esprimersi. Gli Stati nel corso dei secoli si sono sempre modificati, divisi, riuniti, smembrati. La storia deve essere libera di procedere secondo la mentalità, la cultura delle persone che vivono in quel territorio. Io non sto dicendo chi ha ragione e chi ha torto. Io chiedo che gli Stati lo rispettino questo principio. In Scozia si è votato per l'indipendenza, gli scozzesi hanno votato di no, punto e basta. Non se ne discute più. Non capisco perché in Inghilterra si possa fare, che è uno Stato democratico, in altre parti no. Questo non mi va bene non come ad un politico della Lega, come ad un cittadino del mondo.

    — Quella del Veneto è ovviamente tutta un'altra storia.

    — La storia è diversa, vero. Il principio è lo stesso. Noi a differenza del Donbass per esempio, parliamo la stessa lingua con cui si comunica in tutto il resto d'Italia, le regioni del Donbass hanno specificità più forti.

    — Secondo la stessa Costituzione italiana l'unità d'Italia è un principio fondamentale. Il caso è molto complesso, no?

    — È una storia molto complessa, però noi pensiamo come la Costituzione italiana recepisce i trattati internazionali e il diritto internazionale al suo interno per l'apertura dell'articolo 11 della Costituzione, dovrebbe accogliere altrettanto i principi del diritto internazionale per dare la possibilità ai popoli di potersi esprimere attraverso l'autodeterminazione. Il principio dell'autodeterminazione dei popoli è un principio sancito dall'ONU. Io lo chiedo per i curdi, per i catalani, per gli scozzesi, per chi vuole. Poi la storia decide di sì, altre volte di no, come in Scozia. Dobbiamo essere liberi di scegliere, questo è il bello del mondo.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Correlati:

    La Crimea accoglie a braccia aperte il Made in Italy
    Regioni della Russia. Crimea
    Valdegamberi: Arrivato il tempo di rompere silenzio sulla Crimea e le sanzioni antirusse”
    I parlamentari italiani in Crimea per l'Ucraina sono terroristi filorussi
    Tags:
    Crimea, lettera aperta, Sanzioni, Yevhen Perelygin, Veneto, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik