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10:11 26 Agosto 2019
Polizia a Bruxelles

Europa ed Italia di fronte alle Minacce del Terrorismo

© REUTERS / Francois Lenoir
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Marina Tantushyan
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La minaccia terroristica "è ancora molto alta, la più grave dai tempi dell'11 settembre e temo sia possibile un nuovo attacco in Europa in futuro". Lo ha detto il direttore di Europol, Rob Wainwright, aggiungendo che "non abbiamo informazioni su specifiche minacce nei confronti dell'Italia".

Nonostante questa affermazione, alcuni esperti sostengono che la città di Vaticano e Roma sono sempre più esposte alla minaccia jihadista soprattutto per la presenza del Papa.

Sputnik Italia ne parlato con Germano Dottori, cultore di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli di Roma.

— Tutte le grande città italiane oggi sono blindate. Sentiamo circa una volta alla settimana dal Ministro Alfano degli arresti di foreign fighers nelle varie regioni del paese. A Suo avviso, gli sforzi che sta facendo il governo sono sufficienti per proteggere gli impauriti italiani dai possibili attentati?

Germano Dottori
© Foto : fornita da Germano Dottori
Germano Dottori

— Diffondono senso di sicurezza tra i cittadini, elemento essenziale se si vuol evitare che la paura blocchi gli investimenti e le attività economiche in generale. Resto però convinto che rispetto alla volontà di colpire, i terroristi, specialmente quelli che appartengono ad organizzazioni strutturate ed appoggiate da Stati esteri, siano sempre in vantaggio. Si fa quel che si può, anche confidando nella fortuna. Per ora, sta andando bene.

— L'Italia è ritornata all'epoca di combattere il terrorismo interno. Basta pensare alle brigate rosse o agli arresti dei boss di mafiosi in Sicilia. Forse sarebbe opportuno utilizzare questa esperienza anche contro il terrorismo internazionale? 

— Proprio l'esperienza degli "anni di piombo" dovrebbe ricordarci di quanto pesi sul terrorismo un certo ambiente internazionale. Le Brigate Rosse sono state sconfitte dal crollo del comunismo internazionalista prima che dalle forze dell'ordine italiane. Il Medio Oriente è in ebollizione. L'Islam Politico ed il jihadismo sono altrettanto risposte alla corruzione locale ed all'emarginazione del mondo musulmano, che ha poco potere nel mondo contemporaneo. Se Islam Politico e jihadismo non vengono in qualche modo screditati, il loro appeal continuerà a fare proseliti. Anche da noi.

— Da parecchi mesi l'Ue è alla ricerca dell''approccio migliore per affrontare la minaccia del terrorismo. Purtroppo fino ad oggi non è stata formulata una strategia ben precisa. Non Le pare che tutte le dead-line sono già scadute e la situazione rischia definitivamente di uscire fuori controllo? Come potrebbe spiegare questo infantilismo del Vecchio Continente?

— L'Europa non vive una crisi di infantilismo. Ha piuttosto il problema di rientrare nella storia, dopo decenni che ne è stata esclusa in seguito ai disastri delle guerre mondiali. Le élites europee sono state formate ad amministrare e governare processi di sviluppo e redistribuzione dei redditi, non a pensare in termini strategici. Gli interlocutori dell'Europa invece questa capacità non l'hanno mai persa o l'hanno recuperata: penso agli Stati Uniti, alla Russia, alla Cina ed anche alla Turchia. Ragionano in termini di rafforzamento del proprio potere, della propria influenza, del proprio prestigio. I leaders europei non paiono capirlo. Ci provano gli inglesi e i francesi, ma solo per i propri paesi. Gli altri arrancano. Specialmente la Germania.

— Alcuni esperti sostengono che molti impauriti leader europei semplicemente non vogliono resistere ai jihadisti e per questa ragione hanno stipulato con i terroristi una sorta di "patto di non aggressione". Potrebbe confermare questa informazione oppure sciogliere queste voci in giro?

Polizia in Italia
© AFP 2019 / JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET

— Sono voci che circolano e personalmente ritengo abbiano un fondamento. Non mi spiego altrimenti il carattere morbido delle politiche adottate da alcuni Stati nei confronti del radicalismo islamico. Il problema è che nessun patto con il diavolo è a tempo indeterminato. E le circostanze possono cambiare anche indipendentemente dalla volontà dei Governi. Basti pensare al Belgio: lasciavano fare. Poi sono arrivate le stragi in Francia e a Bruxelles è stato necessario stringere i bulloni: il risultato è stato l'attacco a Zaventem. Un'incognita ulteriore è l'apparente conflitto scoppiato tra Turchia e Califfato. Ora come ora, una politica di appeasement verso Ankara potrebbe non bastare ad allontanare il pericolo di attacchi terroristici jihadisti.

— Gli attentati di Parigi e di Bruxelles hanno riaperto il dibattito sul rapporto tra libertà e sicurezza, sempre in equilibrio precario. Oggi i politici tendono a dire ai propri cittadini: «se volete essere davvero sicuri, dovete rinunciare ad alcune libertà». Ritiene che sia utile o controproducente? 

— Ci sono libertà che abbiamo perso da tempo. Ogni volta che accendiamo un telefonino o ci colleghiamo ad internet siamo monitorati per i motivi più vari. Per conoscere le nostre preferenze di consumatori, innanzitutto, ma anche i nostri orientamenti politici. Siamo già meno liberi. Ed il bello è che lo spionaggio di massa fatto ai nostri danni non serve a prevenire il terrorismo, ma ad anticipare le tendenze e a permettere a chi può, di cambiarle a proprio favore. Gli americani sono maestri del marketing politico.

— Qualche giorno fa l'Europol ha espresso la sua preoccupazione per la possibile connessione tra reti terroristiche e trafficanti di migranti. L'Ue ha iniziato ad inviare agenti antiterrorismo in vari hotspot per l'accoglienza dei migranti in Italia e Grecia con l'obiettivo di identificare, e se necessario neutralizzare, combattenti jihadisti. Come commenterebbe questa notizia?

— E' la rivincita del buon senso sull'ideologia, che ha oscurato lo sguardo di molti politici, intenti ad accreditarsi come paladini dell'accoglienza presso il vasto mondo delle organizzazioni umanitarie. Le ambasciate e i consolati hanno irrigidito i controlli sulla concessione dei visti. E' chiaro che ora gli aspiranti terroristi possono anche arrivare con i barconi per meglio sfuggire all'identificazione. E' successo, continuerà ad accadere. Pagheranno i veri disperati, che subiranno verifiche più stringenti ed odiose, imposte dalla necessità di smascherare gli impostori.

— Alla parata del 9 maggio a Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che Russia è pronta a lavorare a un sistema di sicurezza "fuori dai blocchi" contro il terrorismo che è una "minaccia globale". Come valuta il contributo della Russia alla lotta contro il terrorismo? Secondo lei la Russia, gli Stati Uniti e l'Europa troveranno un terreno comune per creare questa sistema di sicurezza della quale ha parlato Putin?

— E' lo stesso messaggio che ho ascoltato dalle autorità russe presenti alla quinta conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale. Qualcosa deve senz'altro cambiare, ma senza una leadership differente negli Stati Uniti dubito che si possa fare qualcosa di concreto. Obama non ritiene che il terrorismo sia una minaccia esistenziale alla sicurezza degli Stati Uniti. Hillary Clinton è verosimilmente sulla stessa lunghezza d'onda. Trump, invece, porta idee nuove, laddove promette di rimpiazzare il caos attuale con la pace. Anche cooperando con la Russia, cui riconosce di aver svolto un ruolo positivo in Siria. Se vincerà a novembre, entreremo in una fase nuova. L'alternativa è secca: Trump avvicinerà l'America alla Federazione Russa. Hillary rafforzerà l'asse con Erdogan. Mi stupisco che la stampa europea ancora non se ne sia accorta e continui a descrivere la Clinton come una specie di samaritana. Non lo è.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Unione Europea, Minaccia terrorismo, Europol, Italia
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