18:24 21 Giugno 2018
Soldati sovietici

I partigiani russi nella Resistenza italiana

© Sputnik . George Zelma
Opinioni
URL abbreviato
Marina Tantushyan
18455

Il contributo dei partigiani sovietici alla guerra di Liberazione italiana è stato per lungo tempo considerato come un fenomeno marginale. Molto spesso il loro sacrificio è stato volutamente ignorato per non attribuire meriti ad una ideologia nemica - comunista.

Michail Talalay
© Foto : fornita da Michail Talalay
Michail Talalay
Si trattava dei ragazzi di vent'anni, provenienti dalle parti più remote dell'Unione Sovietica, che hanno pugnato da prode al fianco dei partigiani italiani nei mesi più cruenti della guerra al nazifascismo. Oltre 400 di loro caddero in combattimento, 4 furono insigniti di medaglia d'oro al valor militare, 3 di medaglia d'argento e 4 di medaglia di bronzo.

Nel suo nuovo libro "I partecipanti russi alla guerra 1943-1945: Partigiani, cosacchi, legionari" ("Staraia Basmannaia", 2015) scrittore e etnografo Michail Talalay è riuscito a riparare questa ingiustizia tramite una ricostruzione scrupolosa della partecipazione russa alla Resistenza italiana.

L'autore del libro Michail Talalay ha raccontato a "Sputnik-Italia" della sua ricerca maggiormente basata sui fonti italiani.

— Cosa le ha spinto di scrivere questo libro?

— Da tempo mi occupo dei rapporti italo-russi —  ho scritto varie saggi su pittori, scrittori, esuli politici ecc. Direi che il mio argomento principale è la presenza dei russi in Italia. Certamente non potevo ignorare il periodo bellico, degli anni 1943-1945. E' un argomento drammatico e fra miei vari libri questo libro è forse il più triste, perché parla spesso di vite spezzate, oltre che di episodi eroici. Lavorando per gli altri miei progetti trovavo vari pezzi di un mosaico complesso — qualche biografia dimenticata, qualche storiella particolare… Bisogna ricordare che l'argomento sui partigiani sovietici è stato ben studiato nel passato — sia dagli storici italiani, in primo luogo, Mauro Galleni, sia dagli storici russi, come la mia maestra di dottorato Nelli Komolova.

Da tempo è stato indicato il numero di questi partigiani — circa 5 mila. Nei tempi dell'Urss la loro memoria è stata ben conservata. Poi dopo la caduta dell'Urss è venuto il tempo dell'oblio, sono spariti i motivi politici e l'appoggio del PCI. Ma anche nel miglior periodo della memoria storica vari settori della vicenda sono stati ignorati perché erano troppo spinosi. Per esempio, la prigionia dei soldati dell'Armata Rossa e la loro spesso forzata collaborazione con il nemico. E a parte i prigionieri che erano tanti e che temevano la punizione da parte dell'autorità sovietica, c'erano collaborazionisti convinti che volevano combattere contro il regime staliniano trovando alleati nell'Italia fascista e nella Germania nazista. Su collaborazionisti gli storici preferivano tacere… Da storico ho deciso di riempire queste lacune a lungo rimaste senza risposta.

— Secondo Lei, perché questi soldati russi avevano deciso di combattere in Italia con o contro i Fascisti? Anche nell'URSS in quel periodo c'era la guerra, e abbastanza severa. Perché non erano rimasti a casa ad aiutare la patria?

Partigiani. Taggia liberazione,brigata E.Guarrini
© Foto : fornita da Pino Ghisalberti, Anpi di Alassio

— La partecipazione dei soldati russi negli eventi bellici in Italia è stato un fatto forzato. E' difficile parlare di una scelta. Certamente la presenza dei russi (con i russi intendo, come all'epoca, tutti coloro che provenivano dall'Urss) era massiccia — circa 5 mila contro i fascisti e circa 40 mila collaborazionisti, ma subito bisogna precisare che vari collaborazionisti alla fine sono entrati nelle file della Resistenza. Numerosi soldati sono stati portati in Italia come prigionieri e lavoravano come schiavi per il regime fascista aspettando il momento per scappare. In una maniera più o meno volontaria sono arrivati in Italia i cosacchi russi e i legionari orientali, cioè armeni, azerbaidjani, georgiani ecc. Il loro destino fu tragico. Berlino aveva sfruttato il desiderio giusto dei vari popoli di avere la propria indipendenza, promettendola in cambio della loro collaborazione con la Wermacht. Così erano state formate varie legioni orientali e l'armata dei cosacchi. Ma è stato un terribile inganno: Hitler non ha mai voluto dare l'autonomia ai popoli caucasici — loro servivano soltanto come un scudo umano… Non dimentichiamo inoltre che il regime staliniano e le sue repressioni avevano provocato una reazione negativa fra i vari strati della società russa-sovietica".

Copertina del libro I partecipanti russi alla guerra 1943-1945: Partigiani, cosacchi, legionari
© Foto : fornita da Michail Talalay
Copertina del libro "I partecipanti russi alla guerra 1943-1945: Partigiani, cosacchi, legionari"

— Perché c'erano soldati russi che combattevano con i partigiani e altri che combattevano con i Fascisti? Chi decideva dove dovevano combattere? Erano volontari o mandati ufficialmente dal governo sovietico?

— Il governo sovietico era lontano e non poteva intervenire sulle scelte delle persone. Quelli che sono arrivati qua come prigionieri dei tedeschi (o più raramente degli italiani) tendenzialmente dopo la fuga entravano nella Resistenza contro il nazifascismo. Erano combattenti valorosi e convinti della loro lotta. Per esempio, a differenza dei fuggiaschi britannici o americani che preferivano trovare un rifugio in Svizzera, gli ex-prigionieri sovietici hanno cercato di rimanere sul campo di battaglia, perché avevano visto gli orrori dei nazi nell'Urss. Con i fascisti combattevano soprattutto i legionari orientali, che hanno ricevuto in Italia il soprannome sbagliato di "mongoli". Ripeto che diversi di questi "mongoli" sono andati dai partigiani — e fra i partigiani smettevano di esseri mongoli diventando russi". 

— Che ricordi ha l'Italia oggi di questi soldati? Commemora il loro contributo militare?

— Certamente l'ANPI — l'Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani svolge un ruolo fondamentale nella preservazione e divulgazione della memoria storica. Le tombe dei partigiani sovietici sono tutelati dall'ANPI. In vari luoghi il loro contributo militare viene commemorato. In Piemonte anche le Associazioni di amicizia con la Russia fa un ottimo lavoro per la tutela di questa memoria. Vorrei nominare la mia collega torinese Anna Roberti che ha scritto recentemente un saggio sui sovietici nella Resistenza piemontese. Giustamente anche il corpo diplomatico russo cerca di onorare questa memoria".

— Nella prefazione Lei scrive che la Russia e l'Italia "hanno la più fortunata storia di interazione/interscambio fra tutti i paesi europei". Che cosa unisce queste due nazioni così diverse da tutti punti di vista?

— C'è qualcosa comune nello spirito delle entrambe nazioni — spontaneità, informalità, vocazione per il bello, la ricerca estetica non fine a se stessa ma sempre legata a profonde motivazioni umane". 

— Nel futuro ha dei programmi per scrivere sui soldati italiani che hanno combattuto in Russia?

— In realtà ho toccato già questo argomento quando traducevo per il pubblico russo il libro della mia collega italiana Maria Teresa Giusti sui soldati italiani in Russia e anche sulla loro prigionia. Ho scritto per l'edizione russa una vasta postfazione".     

Correlati:

Ci sarà a Predappio un museo dedicato a Mussolini?
Tags:
fascismo, libro, partigiani, Seconda Guerra Mondiale, Russia, Italia, URSS
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik