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14:06 16 Settembre 2019
Gasdotto Nord Stream

L’Europa ha bisogno del gas russo

© Sputnik . Alexey Kudenko
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Il petrolio è al centro dell’attenzione, ma qual è il suo ruolo nella geopolitica? Per il momento nulla di fatto all’attesissimo vertice di Doha sui prezzi del petrolio. Fra Arabia Saudita e Iran è scontro e nel frattempo le quotazioni calano.

La Russia sarà pronta a congelare la propria produzione di petrolio, come ha dichiarato il ministro dell'energia russo Novak, qualora i Paesi dell'Opec arrivassero ad un accordo. Il prossimo vertice dei maggiori produttori di petrolio si terrà probabilmente a giugno.

Quali possibili scenari ci attendono? Nel campo energetico, inoltre, qual è l'importanza del gas russo per l'Europa? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull'energia e l'ambiente.

— Le sanzioni antirusse hanno fatto naufragare il progetto South Stream, progetto molto importante per l'Eni. Con il Nord Stream 2 ora la Russia potrebbe fornire gas naturale all'Italia. La Saipem inoltre è stata selezionata tra i candidati al contratto di costruzione di questo gasdotto. Qual è l'importanza del gas russo e di questi progetti per l'Italia?

— Da circa 30 anni la Russia è il nostro principale fornitore. La Russia è importante per l'Europa, perché i Paesi europei avranno bisogno di molto gas, se vogliono veramente non solo a parole procedere con la decarbonizzazione e chiudere le centrali nucleari. Le rinnovabili, nonostante i buoni auspici, non ce la faranno, l'Europa avrà bisogno di più gas e quello più economico e abbondante vicino all'Europa è quello della Russia.

La Russia è un continente grande, ma è un Paese europeo, un Paese con molti consumatori che possono acquistare i prodotti fatti in Europa, ci potrebbe essere grande interscambio. È una direzione sicura, un giorno l'Unione Europa e la Russia avranno un unico mercato, dove noi consumeremo il gas e la Russia prenderà altri prodotti come se fossimo una grande unione europea. I tubi e le relazioni costruite in questi anni, il Nord Stream 2 e mi auguro un giorno anche il Southstream, saranno le fondamenta di questo futuro, che speriamo arrivi presto. Di difficoltà come quelle attuali ovviamente ce ne saranno ancora parecchie.

— Il vertice a Doha sul petrolio ha fallito. Qual è il nodo principale da sciogliere?

— Il principale problema è lo scontro fra Iran e Arabia Saudita, sono due Paesi in guerra non diretta da più di mille anni. Quando i due Paesi si avvicinano i prezzi del petrolio crescono, quando sono uno contro l'altro c'è difficoltà a controllare l'offerta e pertanto i prezzi scendono.

Adesso è un periodo in cui c'è profondo scontro fra i due Paesi, i prezzi non sono crollati però e vedo qualche segnale positivo. Il percorso è un po'lungo, difficile, però sta avvenendo. Ci vorrà qualche mese ma prima o poi dovranno mettersi d'accordo e passare ad una riduzione della produzione.

— Per giugno i Paesi dell'Opec dovrebbero incontrarsi di nuovo. A suo avviso si arriverà alla stabilizzazione e al congelamento della produzione?

— A giugno ci sarà un altro vertice Opec e non è detto che porti niente di nuovo. Ci potrebbe essere a novembre o nel 2017 un nuovo accordo, perché l'Opec si riunisce due volte all'anno ogni sei mesi.

Parlare ora è prematuro, avranno ancora dei litigi e degli scontri politici. La cosa importante è che l'Iran aumenti la produzione a 4 milioni di barili al giorno, cioè la produzione che aveva quando sono state imposte le sanzioni al Paese per il nucleare. Quando tornerà a produrre più di 4 milioni, allora sarà d'accordo per congelare e ridurre la produzione.

 —Il ministro dell'energia russo Novak ha dichiarato recentemente che la Russia sarà pronta a congelare la sua produzione quando i Paesi dell'Opec si saranno messi d'accordo fra di loro. Tutto dipende dall'Arabia Saudita e l'Iran per il momento quindi?

— Esatto. Nella lunga storia del mercato petrolifero, in particolare negli ultimi 50 anni, quando è stato l'Opec a prendere il dominio del mercato, il fattore che condiziona l'andamento delle quotazioni è la relazione fra Iran e Arabia Saudita. Sono Paesi contrapposti ma molto forti e potenti politicamente. Questi si stanno scontrando, ma hanno interesse comunque a far sì che le quotazioni salgano. Ora ci stanno perdendo tutti i Paesi produttori, i membri dell'Opec, la Venezuela, l'Algeria, la Libia, anche l'Egitto che è fuori dall'Opec.

— Qual è il ruolo del petrolio nella geopolitica? Come interagiscono i prezzi del petrolio con la politica?

— È una relazione diretta, c'è una forte instabilità nel Medio Oriente da cui deriva il problema delle guerre, della Siria, dei migranti. L'instabilità politica deriva anche dal fallimento del petrolio, che sotto certi aspetti in questi Paesi è stato solo un motivo di instabilità. Fu la ricchezza che aveva lo scià di Persia negli anni '70 a portare poi alla rivoluzione del '69 e all'attuale regime teocratico. Il petrolio non veniva distribuito bene. Lo stesso Iraq, dove adesso c'è l'ISIS, si è disintegrato a buona causa del petrolio. L'Arabia Saudita è un Paese paradossalmente molto stabile, ma allo stesso tempo molto fragile, perché è difficile da gestire, le donne non hanno il voto, non c'è democrazia.

È tutta un'area dove in realtà le risorse energetiche avrebbero potuto essere una fonte di sviluppo, invece sono state un fattore che si è rivoltato contro di loro.

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Tags:
prezzi petrolio, Petrolio, Gas della Russia, Energia, OPEC, Nomisma Energia, Europa
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