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    Demonstrators call for people to vote no in the EU referendum during a protest at Dam Square in Amsterdam, the Netherlands April 3, 2016.

    “Dopo il voto olandese l’Ue deve rivedere la sua strategia nei confronti della Russia”

    © REUTERS/ Cris Toala Olivares
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    Marina Tantushyan
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    L’Olanda sfida l’Europa bocciando il trattato di associazione Ue-Ucraina – un accordo siglato nel 2014 tra i leader europei e Kiev e approvato successivamente dal Parlamento europeo, dalla Rada ucraina e dal Parlamento olandese. Gli euroscettici hanno raggiunto il 61,1% dei voti, in base al 99,8% delle schede scrutinate.

    Secondo alcuni esperti italiani, il "no" olandese potrebbe avere l'effetto domino per l'Unione Europa che sta adesso nella tormentosa attesa del voto sul Brexit.

    Tiberio Graziani, presidente di IsAG ha raccontato a Sputnik-Italia quali conseguenze potrebbe avere il voto olandese per l'Europa.

    Il risultato del referendum olandese va considerato dai due punti di vista. Uno è relativo proprio alla questione interna, ai rapporti tra l'Unione Europea come l'istituzione e il popolo europeo. Quindi questo voto dimostra ancora una volta che in Europa è diffuso un certo euroscetticismo. C'è una discrepanza tra le decisioni che vengono presi a Bruxelles e gli interessi concreti della popolazione europea. Il fatto che gli olandesi hanno risposto in questa maniera negativa non significa però che loro sono contrari all'accordo in se stesso. Sono contrari alla complicazione dei rapporti tra l'Olanda, i paesi-membri dell'Ue e la Russia che secondo loro devono andare avanti. Questo è un nodo fondamentale. Da punto di vista dei rapporti concreti che sono sostanzialmente di tipo economico si vede che la questione ucraina pone un problema. Non lo pone soltanto all'Olanda ma alla grande parte dei paesi europei in particolare all'Italia.

    L'Italia sta cercando di trovare una soluzione sia diplomatica che di tipo economico che tende a favorire o ristabilire i buoni contatti con la Russia. Non è un caso che fra qualche mese a San-Pietroburgo ci sarà un grande forum economico dove sarà presente anche l'Italia. Quindi questo referendum mette alla discussione il fatto che vengono sempre riconfermate e non vengono tolte le sanzioni nei confronti della Russia.   

    - Secondo il deputato di estrema destra Geert Wilders, «gli olandesi hanno detto di no all'élite europea e non al trattato con l'Ucraina» e questo rappresenta «l'inizio della fine dell'Ue come la conosciamo oggi». Condivide questo parere?

    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista Geopolitica.
    © Foto: fornita da Tiberio Graziani
    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".

     Io non credo che sia arrivata la fine dell'Ue. Non farei una questione di tipo ideologico della destra o della sinistra. Sappiamo che in Europa i rappresentanti dell'estrema destra sono più euroscettici rispetto agli altri. Però sono gli euroscettici anche i conservatori e alcuni laburisti inglesi. Penso che queste parole di Wilders  sono state pronunciate con l'obiettivo di cavalcare il populismo in Olanda.

    - Nigel Farage, leader del Partito per l'Indipendenza del Regno Unito ha invece sottolineato che una vittoria del No «invierà un messaggio forte all'elettorato britannico, dicendo che non siamo soli a dire che la Ue ha preso una direzione fondamentalmente negativa». Questo voto potrebbe, a Suo avviso, avere ripercussioni anche sul referendum di giugno in Gran Bretagna sulla possibilità di abbandonare l'Ue?

    - Si, credo che questo voto sicuramente avrà un effetto però un effetto che non sarà decisivo. Anche perché la Gran Bretagna è sempre stata un corpo estraneo alla communità europea e anche all'Unione Europea. Non è un caso che la Gran Bretagna è stata definita dagli alcuni politologi e intellettuali italiani come ad esempio Sergio Romano come "il cavallo di Troia" degli Stati Uniti in Europa. Finché Londra riceve benefici dall'Ue è nell'Unione Europea se non riceve fa di tutto per esserne al di fuori. C'è da considerare anche un fondamentale aspetto che la Gran Bretagna ha mantenuto la propria moneta e non valuta ad entrare nell'eurozona.

    - Potrebbe sintetizzare. Quali conclusioni deve fare l'Europa dopo questo voto, tenendo presente che attualmente l'Olanda è anche Presidente di turno dell'Unione e dunque ha un ruolo di primo piano nella costruzione delle decisioni?

    -L'Europa deve riflettere su come riformularsi. È evidente che l'Unione Europa non riesce ad essere efficace nelle politiche internazionali come si dovrebbe e lo abbiamo visto diverse volte. Per esempio, l'atro rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini non riesce a prendere una posizione decisa e questo non è dovuto a lei come persona ovviamente ma alla difficoltà dell'Ue di adottare una vera e propria politica estera. Credo che sulla base di questo referendum l'Unione Europea debba formulare le nuove strategie specialmente quelle che riguardano, a mio avviso, Mosca. E poi l'Europa deve essere un po' più ferma e decisa nel difendere i propri interessi continentali.    

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Associazione con Ucraina, Brexit, Referendum, Paesi Bassi, Olanda, Gran Bretagna, UE, Russia
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