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La vergognosa setta di Stato chiamata Forteto

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La vicenda Forteto, comunità dove per più di trent’anni minorenni affidati a Rodolfo Fiesoli, capo della struttura, hanno subito abusi sessuali e maltrattamenti, non è conclusa. I carnefici sono a piede libero e la cooperativa è tuttora aperta.

I gravissimi fatti accaduti nella cooperativa agricola di Vicchio in Toscana sono vergognosi, come è vergognoso il silenzio del governo. Molti personaggi politici, fra cui lo stesso Renzi sono passati dal Forteto e hanno avuto contatti diretti con la setta, di cui i protagonisti sono in libertà, compreso Fiesoli, detto "il profeta".

Nel silenzio più totale dei media italiani su un caso a dir poco eclatante, i giornalisti Duccio Tronci e Francesco Pini hanno scritto il libro inchiesta "Setta di Stato". Ebbene, che interessi ci sono dietro il Forteto? Perché il governo non ha commissariato la struttura nonostante la mozione delle opposizioni? Quanti anni bisogna attendere ancora per rendere giustizia a tutte le vittime della setta? Per avere il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto direttamente il giornalista Duccio Tronci, autore di "Setta di Stato".

foto Giuseppe Cabras

Posted by Duccio Tronci on Tuesday, February 16, 2016

— Duccio, raccontaci a che stadio si trova il caso Forteto?

— Ci sono due aspetti. Da un lato c'è la vicenda giudiziaria che si avvicina al secondo grado di giudizio, il 26 aprile comincia il processo d'appello al tribunale di Firenze. Il tribunale ha già fissato anche la data della sentenza per il 17 maggio. Ovviamente la difesa cerca di far scagionare i propri clienti, ma il problema è legato ai reati che subiscono la prescrizione. Molti dei reati commessi al Forteto, che ha iniziato la sua attività negli anni '70, sono finiti in prescrizione, molte persone non si sono potute costituire parte civile al processo nonostante abbiano subito abusi.

La sentenza d'appello ci sarà a maggio. C'è da vedere che ne sarà in futuro della cooperativa, la quale è attiva ancora oggi. Il problema più serio è che ancora oggi la gran parte delle persone protagoniste dei fatti per cui sono state emesse le condanne, sono tuttora dentro al Forteto e vi lavorano.

— Fiesoli, detto "il Profeta" è a piede libero?

— Fiesoli è a piede libero, ma da quanto risulta pare essere l'unico a non vivere dentro il Forteto. Quasi tutti gli altri condannati vivono al Forteto, molti di loro guidano linee produttive all'interno del caseificio. La cosa più clamorosa è che molto spesso sono a stretto contatto con alcune persone che li hanno denunciati. Quindi le persone che denunciarono questi fatti e che lavorano ancora alla cooperativa sono a contatto con i loro carnefici. È imbarazzante anche il fatto che ancora oggi 4 membri su 5 del cda del Forteto abbiano testimoniato a favore di Fiesoli al recente processo.

— Com'è possibile che la cooperativa sia ancora aperta dopo questi scandali?

— La cooperativa è ancora aperta, perché non è stato fatto quello che si sarebbe dovuto fare, cioè commissariare la struttura. Nel 2013 c'era stata un'ispezione ministeriale al Forteto. Dopo che era stato arrestato Rodolfo Fiesoli si voleva capire com'era la situazione. Questi ispettori avevano fatto una relazione dove veniva fuori una serie di cose gravissime e delle anomalie dal punto di vista economico, a parte il problema degli abusi. Molti dipendenti della cooperativa non avevano i contributi previdenziali pagati.

Nessuna delle persone che lavorava al Forteto percepiva uno stipendio. I lori stipendi venivano investiti in strumenti finanziari a loro insaputa. Alla fine gli ispettori chiedono il commissariamento del Forteto. All'epoca c'era il governo Letta, dopodiché Letta cade e arriva Renzi a Palazzo Chigi. Gli ispettori tornano al Forteto e fanno una relazione nella quale smentiscono gli ispettori precedenti. Un commissariamento sarebbe molto utile per separare la cooperativa dalla comunità, da un lato garantire la prosecuzione della produzione senza i legami però con quelli che sono i responsabili dei gravi fatti emersi.

Copertina del libro Setta di stato
© Foto : fornita da Duccio Tronci
Copertina del libro "Setta di stato"

— Oggi dai dati che possiedi, ci sono dei minori nella comunità e chi vive ora in quella struttura?

— Ci sono tuttora persone che erano state affidate al Forteto e che ora sono cresciute. Dopo l'arresto del Fiesoli non ci sono più stati nuovi affidamenti. Entrare nel Forteto ha significato per queste persone affidarsi completamente a quella realtà.

— Dopo più di 30 anni di abusi e diverse condanne, la struttura è tuttora aperta, Fiesoli e i suoi sono a piede libero. Secondo te perché il governo appoggia questa setta?

— Possiamo sicuramente dire che c'è un ruolo ancora importante di Legacoop, la lega di tutte le cooperative, possiamo anche rilevare che l'ex presidente di Legacoop è stato per 10 anni Giuliano Poletti, adesso ministro del lavoro. Il governo ha mostrato grandissima ambiguità anche a luglio scorso, quando è stata presentata una mozione dell'opposizione alla Camera dei deputati per chiedere il commissariamento. Il governo si è presentato in aula sostenendo che non si può confondere la cooperativa con la comunità. Il governo ha detto che non si può penalizzare chi lavora. Questa è una vera e propria bufala, perché le sentenze del tribunale dicono proprio questo: cooperativa e comunità erano la stessa cosa.

Il governo è titubante perché qualcuno si sente il dito puntato addosso. La cooperativa ha avuto appoggi diretti e indiretti da parte di esponenti dell'ex partito comunista, poi diventato Partito Democratico. Non si vogliono far emergere le responsabilità politiche in questa vicenda.

— Diversi personaggi politici hanno fatto visita al Forteto, Renzi ha partecipato ad un evento assieme al Fiesoli, hanno avuto contatti con la cooperativa anche Di Pietro, D'Alema, la Regione Toscana. Ci saranno degli interessi dietro tutto questo evidentemente e non solo per il formaggio gratis.

Putin e l'allora premier Letta il 26 novembre 2013 in occasione del bilaterale Italia/Russia a Trieste
© Sputnik . Михаил Климентьев

— Esatto, purtroppo non si è riusciti a risalire ancora a questi interessi. Ci sono varie ipotesi. Per esempio che Fiesoli fosse il custode di un segreto inconfessabile che riguardava o la politica o i magistrati. Possiamo solo ipotizzare non avendo le prove.

È vero, tantissimi politici sono passati dal Forteto. Il problema è che negli anni si è creato un sistema di accreditamento che ha fatto passare dal Forteto molte persone in maniera inconsapevole. Non lo dico per gettare acqua sul fuoco. Lo dico perché si è creato un sistema per cui si è data un'immagine positiva del Forteto e questa immagine è rimasta a prescindere dai fatti.

Possiamo dire che i servizi sociali non facevano i dovuti controlli. La stessa cosa la facevano i politici. Ai vertici locali e fra i sindaci molti sapevano e non hanno fatto niente. Si sono difesi a vicenda chiudendosi in un provincialismo che però ha prodotto danni seri.

— La stampa italiana non parla assolutamente di questo scandalo eclatante. Con questo tuo libro inchiesta che messaggio vorresti dare ai lettori e a tutti?

— Purtroppo c'è una dura verità: non possiamo affidarci a nessun potere in questo Paese. Sia la politica, ma soprattutto la magistratura non hanno dato garanzie e non si sono messe dalla parte dei cittadini. Una persona comune che si è ritrova in questa situazione non ha avuto strumenti per quasi 40 anni per avere giustizia. Abbiamo assistito ad un blackout istituzionale. Questo ci ha spinto a scrivere il libro.

Le vittime molto spesso vengono alla presentazione del nostro libro, perché sentono come se ci fosse una battaglia comune. La giustizia non si fa solo con le sentenze, che ci auguriamo non vengano ribaltate, ma anche facendo di tutto perché questi fatti non si ripetano mai più.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Scandalo, politica, libro, Caso Forteto, Italia
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