21:43 31 Ottobre 2020
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Non sono molti gli europei che han potuto entrare in Corea del Nord da quando finì il conflitto negli anni cinquanta, e io ebbi la fortuna di essere uno di quei pochi.

Dire che ho potuto visitare il Paese sarebbe esagerato, considerata la limitazione negli spostamenti e l'accompagnamento costante riservato agli stranieri.

Scattare fotografie è solitamente proibito e anche i telefoni cellulari devono essere lasciati alla dogana di entrata. Non certo per impedire di comunicare con l'esterno, giacche' non esistono reti telefoniche mobili, ma per evitare che gli smartphone possano essere usati per fotografare o registrare. Allo straniero, a parte la bellezza orientale delle vigilesse scelte appositamente con particolare attenzione, il panorama visibile appare povero e deprimente.

  • Cittadini di Pyongyang a passeggio sul ponte sopra il fiume Thedong.
    Cittadini di Pyongyang a passeggio sul ponte sopra il fiume Thedong.
    © AP Photo / Wong Maye-E
  • La piramide dell'hotel Ryugyong domina il panorama invernale di Pyongyang.
    La piramide dell'hotel Ryugyong domina il panorama invernale di Pyongyang.
    © AP Photo / Wong Maye-E
  • Cittadini nordcoreani attraversano il ponte sopra il fiume Pothong, nel centro della capitale Pyongyang.
    Cittadini nordcoreani attraversano il ponte sopra il fiume Pothong, nel centro della capitale Pyongyang.
    © AP Photo / Wong Maye-E
  • Cittadini nordcoreani passeggiano sulla piazza dedicata a Kim Il Sung a Pyongyang
    Cittadini nordcoreani passeggiano sulla piazza dedicata a Kim Il Sung a Pyongyang
    © AP Photo / Wong Maye-E
  • Un ragazzino spinge un carrello con dei cavoli lungo la strada principale di Hyangsan, villaggio a nord di Pyongyang.
    Un ragazzino spinge un carrello con dei cavoli lungo la strada principale di Hyangsan, villaggio a nord di Pyongyang.
    © AP Photo / Wong Maye-E
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© AP Photo / Wong Maye-E
Cittadini di Pyongyang a passeggio sul ponte sopra il fiume Thedong.
Il traffico nella città si limita a rare macchine ufficiali e non esiste nemmeno il caotico via vai di biciclette che stupiva i visitatori della Cina fino a vent'anni orsono. Al di fuori del quartiere riservato alla nomenclatura, l'illuminazione della capitale resta fioca durante la sera ed è del tutto assente nel resto del Paese.

La bandiera nordcoreana al confine tra le due Coree
© AFP 2020 / SAUL LOEB
La bandiera nordcoreana al confine tra le due Coree
La grande strada che porta dalla capitale fino al confine della Corea del Sud è perennemente semideserta e nei campi che la costeggiano non si intravede nemmeno una macchina agricola. Su mia richiesta e dopo giorni di attesa per il permesso, ottenni l'autorizzazione a visitare una "comune" di contadini ma, naturalmente, fui accompagnato solamente nella casa del capo villaggio, abitazione che mi colpì, tuttavia, per la sua frugale ma dignitosa povertà.

Durante il periodo seguito al crollo dell'Unione Sovietica, con il venir meno degli aiuti fino ad allora generosamente concessi da Mosca, morirono di fame ufficialmente 330.000 nord coreani nonostante qualcuno stimi che i decessi fossero stati più di 3 milioni. Il prodotto interno lordo per abitante sembra essere, annualmente, pari a 620 dollari (in Corea del Sud arriva a 27.510).

Corea del Nord, lancio di un missile
© AP Photo / Ahn Young-joon
A fronte di tanta miseria, stupisce l'opulenza del mausoleo dedicato al fondatore del regime e Presidente eterno Kim Il Sung e lasciano interdetti gli investimenti negli armamenti e particolarmente nel nucleare e nella missilistica. L'esercito, ove il periodo di ferma è di dieci anni per ogni cittadino, è tra i più numerosi al mondo vantando 1 milione e centomila soldati in forza e più di otto milioni nella riserva. Il 7 gennaio, un missile balistico a lungo raggio ha lanciato un satellite destinato a entrare in orbita. Nel mese di marzo, il 21 e il 29, sono stati sparati altri missili a corto raggio nel Mare del Giappone e da Seul ipotizzano che, prossimamente, sarà effettuato un quinto test nucleare.

Kim Jong-un
© AP Photo / Sergey Guneev, KRT via AP Video
Tutti questi esperimenti non sono tenuti nascosti e, al contrario, sembra che si voglia far sapere al resto del mondo che PyongYang possiede questi mezzi offensivi ed è pronto ad usarli. C'è molto bluff in queste dimostrazioni e, nonostante gli esperti mondiali lo escludano con certezza, il regime ha annunciato di possedere addirittura i mezzi per lanciare una bomba atomica capace di colpire e distruggere tutta Manhattan.

Occorre ricordare che, dalla guerra degli anni cinquanta ad oggi, nessun trattato di pace è mai stato firmato né con gli Stati Uniti né con la Corea del Sud: esiste un semplice armistizio in attesa di perfezionamento e i nord coreani chiedono da tempo una pace definitiva che però non è ancora stata concessa.

È pur vero che la retorica del rischio di invasione da parte del Sud (aiutato dagli Usa) è funzionale per mantenere tutto il Paese sotto stretto controllo e per rafforzare il già forte sentimento nazionalistico. La Corea ha una storia di invasioni e colonizzazione soprattutto da parte di giapponesi o di cinesi e il dotarsi di armi potenti servirebbe a prevenire tentazioni straniere.

Usiamo però il verbo al condizionale perché, per quanto riguarda la Cina, non si può dimenticare che se oggi il regime nord coreano ancora sopravvive è proprio grazie a Pechino che ha l'interesse a farlo vivere per la sua funzione di stato cuscinetto con la Corea del Sud e le locali basi americane. Sono proprio le dimostrazioni belliche sventolate dai coreani del nord a impensierire Pechino perché Seul e gli Stati Uniti, sinceramente o strumentalmente, adducono le provocazioni nord coreane come giustificazione per un incremento delle dotazioni di armamenti americani in aggiunta a quelli già esistenti sul territorio controllato da Seul.

Test della prima bomba all'idrogeno della Corea del Nord
© AFP 2020 / JUNG YEON-JE
Si spiega con questa preoccupazione la condivisione cinese della ferma condanna verso PyongYang sottoscritta a Washington durante il recente Summit Nucleare e la ferma presa di distanza dai test nucleari e missilistici.

Anche l'ONU, senza che alcuno ponesse veti, ha deciso nuove sanzioni contro la Corea del Nord con l'intento di dissuadere Kim Jong Un dal procedere con nuovi lanci.

In realtà, resta il dubbio che Pechino, pur avendole approvate, abbia la reale volontà di applicare completamente queste sanzioni. Se solo la Cina lo volesse, il regime crollerebbe in poche settimane poiché i cinesi sono gli unici fornitori di gas e petrolio verso il Paese confinante. La Corea non ha adeguate o sufficienti navi petroliere e riceve dalla Cina più del 90% delle forniture energetiche attraverso un oleodotto che parte da una zona di confine e raggiunge un impianto di stoccaggio poco a nord della capitale.

Da lì in poi sono treni e autocisterne che distribuiscono il petrolio a due grandi centri di stoccaggio che alimentano, a loro volta, tutte le necessità del Paese. Anche se il consumo pro capite di petrolio è bassissimo (addirittura in diminuzione) e raggiunge soltanto gli 0,23 barili per abitante (per dare un esempio la Corea del Sud ne consuma 17,32), qualora le forniture venissero sospese si bloccherebbe ogni attività nelle poche industrie presenti, si fermerebbero i trasporti e, come conseguenza, il cibo in arrivo dalle campagne o dalla pesca in mare. Anche l'esercito in brevissimo tempo resterebbe bloccato mentre le riserve potrebbero bastare al massimo per due o tre mesi.

La popolazione, avulsa da ogni comunicazione con il resto del mondo e indottrinata fin dalla nascita in un modo che non fu mai raggiunto nemmeno nell'Albania di Enver Hoxha è sicuramente pregna di un patriottismo aiutato dal clima di terrore, ma se tutto dovesse bloccarsi a causa della mancanza di energia, non è da escludersi nessuna ipotesi e, tantomeno, quella di un colpo di stato. Poiché Kim Jong Un è certo consapevole di questa possibilità, come è possibile che forzi la mano snobbando perfino le proteste della vicina Pechino?

Se PyongYang ha deciso di continuare sulla propria linea è perché si sente sicura che, al di là delle formali proteste e delle sanzioni ufficiali, nessuno avrà il coraggio di destabilizzare veramente il sistema.

Di certo non lo farà la Cina perché la caduta dell'attuale regime implicherebbe automaticamente la riunificazione delle due Coree e quindi l'ulteriore avvicinamento delle basi americane ai propri confini. Lo stesso potrebbe valere per la Russia e, paradossalmente, anche per la Corea del Sud che si troverebbe di fronte a 25 milioni di gente affamata con cui dover spartire il benessere già raggiunto nel sud della penisola. Nemmeno la ricca Seul riuscirebbe ad affrontare tranquillamente questa mastodontica impresa, ben superiore per numeri e difficoltà a quella vissuta da Bonn con la riunificazione delle due Germanie. Infine, perfino per gli Stati Uniti è più comodo godere di un'evidente giustificazione difensiva per la propria presenza in quella parte del mondo che dover affrontare un possibile e pericoloso contenzioso con Pechino, contenzioso che andrebbe ad aggiungersi a tutti gli altri fattori di crisi bilaterale già in atto nel Mare Cinese Meridionale. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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bomba atomica, Situazione della penisola coreana, Tensioni tra le due Coree, Dialogo tra le due Coree, Kim Il Sung, Kim Jong-un, Mar Cinese Meridionale, Russia, USA, Cina, Corea del Sud, Corea del Nord
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