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    Il presidente siriano Bashar al-Assad surante l'intervista

    Assad in esclusiva a Sputnik: la Siria ha bisogno delle basi militari russe

    © Sputnik. Press service of the President of Syria Bashar al-Assad
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    In un'intervista esclusiva con Sputnik, il presidente siriano Bashar Assad ha parlato dei profughi diretti in Europa, delle prospettive per la ricostruzione del Paese con l'aiuto del business russo, delle basi militari straniere e della nuova Costituzione siriana.

    Il presidente siriano Bashar al-Assad surante l'intervista
    © Sputnik. Press service of the President of Syria Bashar al-Assad
    Il presidente siriano Bashar al-Assad surante l'intervista

     La maggior parte dei profughi nel loro cammino verso l'Europa afferma di essere di nazionalità siriana. Secondo le stime delle autorità tedesche, il 77% di loro non ha documenti di identità. Come stimate il numero di persone che sono state costrette a lasciare il Paese e qual è la ragione del loro esodo dalla Siria?

     Certo, non esistono cifre esatte sul numero di coloro che hanno lasciato la Siria o di coloro che sono diventati sfollati interni. In cerca di sicurezza, la maggior parte delle persone tende a lasciare le zone controllate dai terroristi, cercando di raggiungere i territori sotto il controllo governativo. Tuttavia non credo che il problema sia nei numeri. Il problema è che finora molti Stati non fanno seri sforzi per affrontare il problema dei profughi siriani. Questi Stati affrontano l'emigrazione come se fosse un problema che riguarda solo il suo aspetto esterno. Vogliono accogliere i profughi in alcuni Paesi europei, fornendo loro riparo ed assistenza, forse invieranno aiuti agli sfollari interni in Siria. Tutto questo non risolve il problema.

    Il terrorismo: questo è il vero problema. Dobbiamo affrontarlo a livello internazionale, perché il terrorismo non è solo della Siria. Il terrorismo esiste in Iraq. E' direttamente sostenuto dalla Turchia. E' direttamente sostenuto dalla famiglia reale dell'Arabia Saudita, nonché da parte dei Paesi occidentali, in particolare Francia e Regno Unito. Per quanto riguarda gli altri Paesi, stanno a guardare. Su questo problema non viene eseguito alcun tipo di lavoro serio.

     Sono sicuro che aspetta il ritorno dei siriani in patria, ma accadrà dopo la ricostruzione del Paese. Ha una stima dell'entità dei danni e delle distruzioni che ha subito la Siria nel corso degli ultimi anni?

     I danni economici e i danneggiamenti alle infrastrutture superano i 200 miliardi di dollari. Le questioni economiche possono essere risolte quando la situazione si stabilizzerà in Siria. Ma il ripristino delle infrastrutture richiede molto tempo. Abbiamo impostato il lavoro per ricostruire le infrastrutture del Paese anche prima del termine della crisi, per mitigare per quanto possibile gli effetti dei danni economici sui cittadini siriani e ridurre il flusso di emigrazione dal Paese. Il motivo dell'emigrazione non è solo legato al terrorismo, ma alla situazione della sicurezza. E' legato al blocco contro la Siria scaturito dalle sanzioni occidentali. Molte persone hanno lasciato le zone sicure, in cui non c'è il terrorismo, per il basso tenore di vita. I cittadini non sono più in grado di sostenersi con il necessario. Quindi noi, come Stato, dobbiamo adottare misure, anche le più elementari, per migliorare la situazione economica e la situazione nel settore dei servizi in Siria. Questo è quello che stiamo facendo ora nel piano di ricostruzione.

     Su quali aiuti farete affidamento per la ricostruzione del Paese e quale sarà il ruolo delle imprese russe e del mondo del business russo?

     Il processo di ripresa in ogni caso è vantaggioso per le imprese coinvolte, soprattutto se saranno in grado di ottenere prestiti dai Paesi che le supportano. Naturalmente ci aspettiamo che la ricostruzione sarà incentrata sui 3 Paesi principali che hanno sostenuto la Siria durante la crisi: Russia, Cina ed Iran.

    Molti Paesi che sono stati contro la Siria — intendo prima di tutto gli Stati occidentali — tenteranno di inviare le loro aziende per partecipare a questo processo. Tuttavia non vi è alcun dubbio che ci rivolgeremo in primo luogo ai Paesi amici della Siria. Se ponesse questa domanda a qualsiasi cittadino siriano, la sua risposta sarà politica ed emotiva.

    Accoglieremo con favore, prima di tutto, le imprese dei tre Paesi amici e soprattutto della Russia. Se parliamo di infrastrutture, ci sono diversi settori e molte aree di specializzazione interessate. Quindi penso che davanti le società russe ci sarà ampio spazio di manovra per contribuire alla ricostruzione della Siria.

     Come vede la presenza di basi militari straniere sul territorio della Siria in futuro? La Siria ne ha bisogno?

     Sì, certo, abbiamo bisogno della loro presenza dal momento che sono efficaci nella lotta contro il terrorismo, anche se la situazione della sicurezza della Siria si è stabilizzata. Il processo di lotta contro il terrorismo non è qualcosa di rapido. Il terrorismo si è diffuso nella regione nel corso dei decenni e ci vorrà molto tempo per estirparlo. D'altra parte le basi non sono legate solo con la lotta contro il terrorismo, ma anche alla situazione internazionale nel suo insieme, e con tutto il rammarico, durante la "guerra fredda" e ancora oggi, l'Occidente non ha cambiato la sua politica: vuole l'egemonia nelle decisioni internazionali e, ahimè, le Nazioni Unite non hanno potuto svolgere il ruolo di custode e garante della pace nel mondo, persino oggi per ritrovare il suo vero ruolo primario…

    Le basi militari sono necessarie per noi, per voi e per l'equilibrio internazionale nel mondo. Questa è la verità, piaccia o meno, ma ora sono necessarie. Parlo solo della Russia, non di altri Paesi. Perché con la Russia da più di 60 anni i rapporti sono costruiti sulla fiducia e sulla chiarezza… D'altra parte la Russia ha una politica basata sui principi, anche noi ci affidiamo ai principi. Pertanto, se in Siria ci sono basi militari russe non si tratta di un'occupazione, ma al contrario è un segnale di rafforzamento dell'amicizia e del rafforzamento della stabilità e della sicurezza. Noi vogliamo proprio questo.

     Può confermare che la nuova bozza di Costituzione sarà pronta ad agosto? Questa data è stata fissata da John Kerry dopo i colloqui al Cremlino. Allo stesso tempo la Russia non ha reso pubblica la sua posizione.

    La bandiera siriana
    © AP Photo/ Alexander Kots/Komsomolskaya Pravda via AP

     La bozza di Costituzione sarà pronta, forse in poche settimane. La questione è: qual è il processo politico attraverso cui si arriva alla discussione della Costituzione.

    Noi come Stato possiamo redarre un testo per la Costituzione da proporre ai cittadini, ma quando si parla di forze politiche: chi sono le forze politiche? Non lo sappiamo. Facciamo questa domanda a de Mistura, non lo sa. Anche gli americani non lo sanno, e talvolta anche l'Occidente. Alcuni Stati, in particolare l'Arabia Saudita, vogliono ridurre tutto all'opposizione fedele a Riyadh, in cui ci sono terroristi. Occorre che l'opposizione sia unita, ma non è così. Quando questo accadrà, allora parleremo con loro della Costituzione. Per quanto riguarda agosto, penso che il tempo sia sufficiente.

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    Tags:
    Terrorismo, Operazione della Russia in Siria, Aiuti alla Siria, crisi in Siria, Lotta al terrorismo, Opposizione siriana, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Siria, USA, Russia
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