09:39 20 Giugno 2019
Un uomo armato in Libia

Intervento in Libia? Tragedia per l’Italia

© REUTERS / Esam Omran Al-Fetori
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Tatiana Santi
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L’Italia è esposta al rischio di attentati terroristici, come tutti gli Stati in Europa, dove, secondo gli 007 iracheni, sono stati mandati 400 jihadisti pronti a farsi esplodere. È lo stesso Copasir ad avvisare che il rischio terrorismo per l’Italia è significativo.

Si è parlato a lungo di lupi solitari, gli attentati terroristici però, compresi quelli di Bruxelles, fanno parte di una vera guerra che il Daesh sta conducendo contro l'Europa. Per il premier Matteo Renzi bisognerebbe investire nella cultura e nell'educazione per combattere il terrorismo. Dopo gli attentati in Belgio, che hanno mostrato un livello insufficiente di sicurezza e evidenti falle dei servizi segreti, anche in Italia l'allerta è massima.

Con un possibile intervento militare in Libia si avrebbero conseguenze tragiche e l'Italia diventerebbe più esposta al rischio terrorismo, questo è il parere espresso in un'intervista a Sputnik Italia dal generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis).

— Quanto rischia l'Italia di essere colpita da attentati terroristici?

Generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa
© Foto : fornita da Luciano Piacentini
Generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa

— L'Italia non è a rischio zero, come non lo è alcun Paese in Europa. Alcune componenti dello Stato Islamico sono in Libia e si trovano a 150 miglia da noi. Abbiamo in atto un grosso evento, il Giubileo, che potrebbe essere molto appetibile per un attentato per esempio. Devo dire che l'Italia fino adesso ha operato bene. Di tanto in tanto il ministro dell'Interno Angelino Alfano espelle imam o soggetti che istigano alla violenza e al fondamentalismo. Un anno fa in Sardegna dopo 2 anni di indagini a Olbia è stata scoperta una filiera di pakistani che dipendeva a suo tempo da Bin Laden e che doveva fare attentati in Italia. Vengono svolte costantemente delle indagini per la nostra sicurezza e per prevenire attentati.

A differenza degli altri Paesi europei noi purtroppo abbiamo avuto le Brigate Rosse, che sono state contrastate dalle nostre forze di polizia e l'intelligence. Con il tempo si è capito meglio cosa fossero le BR e quali fossero i loro obiettivi. C'è stata un'unitarietà in Parlamento, un fattore importantissimo, maggioranza e opposizione si sono unite contro il terrorismo. Le brigate rosse poi sono state debellate. Le forze di polizia hanno capito il loro modus operandi. Ovviamente il terrorismo di matrice jihadista è diverso.

— Per lottare contro il terrorismo jihadista quali misure vanno prese in Italia?

Commemorazione degli attentati di Bruxelles del 22 marzo.
© REUTERS / Vincent Kessler

— Bisogna continuare il lavoro che già si sta facendo. Dopo il 2003, dalla strage di Nassiriya è stato costituito un comitato di analisi strategica antiterrorismo che si chiama CASA. È un comitato composto da forze di polizia, carabinieri, guardia di finanza, amministrazione penitenziaria e la componente intelligence. Lo scambio di informazioni fra queste forze è fondamentale e permette che si abbia una visione globale della situazione. I risultati? È stata scoperta la rete di Olbia, quella di Bolzano e sono stati espulsi diversi imam.

— Un possibile intervento militare italiano in Libia renderebbe l'Italia più esposta ad attentati terroristici?

— Purtroppo sì. Mi auguro che in Libia non avvenga alcun intervento, perché sarebbe una cosa tragica. L'ultima cosa da fare in Libia è un conflitto, è da evitare al massimo. Il governo di unità nazionale così com'è stato formato non riuscirà ad avere il consenso di unità nazionale. Un governo così non va bene, perché attorno ad un tavolo di mediazione non ci sono tutti gli attori, che rappresentano le varie parti della Libia. Un intervento senza un vero governo di unità nazionale è da escludere, perché costituirebbe l'amalgama per mettere assieme 200 fazioni armate una contro l'altra.

Qualora si volesse comunque fare un intervento militare in Libia, tutti gli occidentali diventerebbero l'icona da colpire, perché sono andati ad occupare il territorio libico.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Minaccia terrorismo, crisi in Libia, Italia, Libia
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