00:00 25 Maggio 2019
Commemorazione degli attentati di Bruxelles del 22 marzo.

Terrorismo, gli errori di Bruxelles

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Tatiana Santi
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Come a seguito di tutti gli attentati terroristici, anche dopo i tragici fatti di Bruxelles sorgono molte domande. Nonostante la città fosse presidiata dalla polizia, i terroristi di Daesh l’hanno colpita senza tante difficoltà. Perché?

Il terrorista Salah Abdeslam, arrestato a pochi giorni dagli attentati, era ricercato da mesi in tutto il mondo dopo gli attentati di Parigi, ma in realtà viveva tranquillo nel suo quartiere a Bruxelles sotto gli occhi di tutti. Sorprende anche il fatto che dei terroristi possano introdurre in aeroporto senza alcun problema valigie piene di esplosivo. L'arresto di Salah e i successivi attentati non sembrano una pura casualità.

Come spiegare le falle dei servizi di sicurezza belgi? E soprattutto, l'Europa, al di là dei vertici altisonanti sulla sicurezza, è pronta a far collaborare le intelligence dei diversi Paesi per prevenire attacchi terroristici? Sputnik Italia ne ha parlato con il generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis).

— Gli attentati all'aeroporto e alla metro di Bruxelles sono collegati con l'arresto di Salah Abdeslam? Qual è stato il ruolo dell'arresto nella vicenda?

Generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa
© Foto : fornita da Luciano Piacentini
Generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della fondazione Icsa

— Quest'arresto secondo me ha comportato gli attentati. Le forze speciali che lo hanno arrestato e poi la magistratura hanno peccato di ingenuità e hanno fatto un errore pubblicizzando l'arresto. Non solo hanno pubblicizzato l'arresto, hanno anche detto che Salah Abdeslam è una fonte preziosa di informazioni. Questo ha fatto accelerare lo Stato Islamico verso gli attentati. Essendo un personaggio ricercato da 4 mesi e mezzo, non si potevano dare queste informazioni così manifeste, andava fatto e mantenuto tutto nella massima riservatezza solo per gli addetti ai lavori.

Dopo 4 mesi e mezzo di latitanza è rimasto nell'area del Belgio e di Bruxelles, dove le varie comunità islamiche della zona l'hanno protetto. Queste connivenze sono dovute a gente che lui conosce e ai fiancheggiatori. Quando lui ha detto di sentirsi finalmente tranquillo e di non voler essere estradato a Parigi, in realtà si trattava di un messaggio alla sua cellula per dare il via all'attentato. Infatti poi ci sono stati gli attentati.

— Prima dell'arresto Salah si trovava nel suo quartiere a casa sua. Inoltre i terroristi della sua cellula sono riusciti a introdurre le valigie con l'esplosivo all'aeroporto. Sembra che i terroristi abbiano piede libero, come si possono spiegare queste falle dei servizi segreti?

— Il Belgio ha mostrato una carente cultura del terrorismo e della prevenzione. Sia l'intelligence sia le forze di polizia hanno manifestato queste carenze. Sia in Francia sia in Belgio ci sono dei quartieri occupati prevalentemente da musulmani, parliamo di persone di terza e quarta generazione. Non è stato fatto nulla per integrare questa fascia di popolazione con il resto della comunità. Queste persone sono state lasciate a se stesse. Questi ragazzi nati da musulmani, che hanno una conoscenza europea, un'educazione europea, ma la testa da musulmano, si sono sentiti abbandonati, sradicati dalle loro origini e senza lavoro. In altre parole senza identità. Questo è stato il terreno fertile per gli arruolamenti da parte di Daesh.

L'intelligence e le forze di polizia non hanno fatto nulla per intervenire e trovare le informazioni necessarie per evitare che succedessero gli attentati. Il compito dell'intelligence è prevenire.

— L'allerta terrorismo è altissima, ma secondo lei i servizi segreti europei collaborano realmente fra di loro?

— I servizi segreti collaborano fra loro solo quando gli  interessi nazionali di ogni intelligence sono coincidenti. Se gli interessi non sono coincidenti, le intelligence non collaborano, perché ciascuna risponde al proprio Paese e alla propria costituzione, che è diversa fra uno Stato e l'altro. Se ci fossero gli Stati Uniti d'Europa, uniche forze di polizia, unico ministero degli esteri, tutto ciò sarebbe fattibile. In Europa questo purtroppo non c'è.

— La sicurezza quindi non rientra negli interessi nazionali coincidenti fra i diversi Paesi per il momento?

— Evidentemente no, perché ognuno pensa per i fatti suoi. Le faccio due esempi. Quando uno dei brigatisti delle BR si trovava in Francia, uno per tutti è Cesare Battisti, ma ce n'erano altri, l'Italia ha chiesto più volte l'estradizione di questi terroristi. La Francia non li ha mai estradati in Italia, le intelligence non potevano collaborare.

Un altro esempio riguarda la Libia, dove attualmente ci sono tre Paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Questi Paesi hanno inviato unità di forze speciali in Libia, inviano droni. Parliamo di Paesi NATO e ognuno va per conto suo e ognuno persegue i propri interessi e non credo proprio che le loro intelligence possano collaborare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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lotta contro il terrorismo, Sicurezza, Intelligence, Minaccia terrorismo, Attentati terroristici a Bruxelles, Salah Abdeslam
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