01:44 25 Novembre 2020
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Gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale belga causando 34 morti e più di 130 feriti hanno scatenato una rabbia in tutta l’Europa. Non si fanno attendere le reazioni dei governi mondiali, tra cui anche una preoccupazione del premier italiano Matteo Renzi.

"L'Europa deve fare di più a livello interno perché gli attentatori venivano da dentro i luoghi colpiti. Non si rende conto che molto spesso i nemici sono dentro le nostre città", — ha detto Renzi, sottolineando che "questo non è il momento per sciacalli ma neanche quello delle colombe".

Professoressa Renata Pepicelli, docente degli studi Mediterranea presso Università Luiss Guido Carli di Roma ha parlato con Sputnik Italia delle conclusioni che deve fare l'Europa dopo gli attentanti terroristici a Bruxelles:

— L'Unione Europea deve guardare sempre più chi sono questi jihadisti-europei — cittadini europei cresciuti in Europa che hanno scelto ad un certo punto della loro vita di abbracciare una forma di radicalismo islamico in nome della quale giustificano una azione politica violenta e terrorista. Secondo me, diventa sempre più urgente capire il profilo di questi nuovi attentatori jihadisti e capire perché all'interno dell'Europa si appaiono queste nuove figure di combattenti internazionali.

— Esiste un parere piuttosto diffuso che questa strage dev'essere considerata come una risposta del mondo islamico alla guerra che l'Occidente sta conducendo nel Medio Oriente. Condivide questa posizione?

— Innanzitutto sicuramente non condivido l'idea di una strage come risposta del mondo islamico. La maggioranza del mondo islamico è contro il califfato di al-Baghdadi. I musulmani del mondo sono le prime vittime del DAESH. Se pensiamo al Medio Oriente,  al Nord Africa o al Africa subsahariana dove le prime vittime dei jihadisti sono musulmani sciiti e sunniti che non condividono il credo jihadista.

Possiamo invece dire che si tratta di risposta del DAESH alle operazioni militari nel Medio Oriente e alle politiche europee e occidentali. Ma ribadisco di nuovo — è una risposta del DAESH e non del mondo musulmano.

— Sembra che l'Occidente ha perso tanto tempo a vuoto. Non Le pare che invece di coinvolgersi di nuovo in una guerra fredda con la Russia, sarebbe stato molto più ragionevole investire tutta l'energia alle prevenzione di una guerra "calda" con il Daesh per la quale l'Europa adesso sta pagando un prezzo troppo alto?

— Sicuramente l'Europa sta pagando in questo momento un prezzo estremamente alto per le sue politiche nel Medio Oriente. Non so onestamente se una guerra fatta in questi termini può essere la soluzione a questo conflitto. Vediamo che nell'aria mediorientale in questo momento ci sono di diversi attori in gioco nel quale non c'è solamente l'Europa ma c'è anche la Turchia, l'Arabia Saudita, le potenze siriane, la Russia. Ci sono diversi interessi,  conflittuali, convergenti, che a volte trovano il punto di accordo.

Soccorsi al lavoro a Bruxelles
© AP Photo / APTN via AP
Soccorsi al lavoro a Bruxelles

— È evidente che i terroristi sono tornati a colpire obiettivi importanti sul modello di Madrid 2004 e Londra 2005. La strage di Bruxelles — secondo attacco coordinato in Europa nel giro di pochi mesi — ha avuto un chiaro significato simbolico — è stato colpito il "cuore" politico e finanziario dell'Ue. Secondo i fonti di intelligence, i rischi per l'Italia restano "elevati" soprattutto per la presenza del Vaticano. Cosa sta facendo il governo italiano al livello locale in queste ore per tranquillizzare l'opinione pubblica?

— Possiamo dire che dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso l'Italia sta diventato un bersaglio importante e significativo qui in Europa proprio per la presenza del Vaticano che è identificato come il simbolo della cristianità. Il governo italiano sostiene e sta facendo tutto il cioè possibile per denunciare le cellule jihadiste attive sul nostro territorio. Tuttavia, come hanno mostrato gli attentati di Parigi o gli attentati di Bruxelles per qualunque servizio di intelligence è molto difficile prevenire i possibili attacchi perché i combattenti si muovono facilmente da un stato ad un altro. È difficile perché gli servizi di vari stati europei non sono ben coordinati fra di loro e quindi anche lo scambio delle informazioni non è esattamente immediato e veloce. Questo fenomeno è completamente nuovo per loro — questo tipo di attacchi sono difficili da prevedere e da individuare. Noi abbiamo più degli obiettivi strategici precisi — ogni luogo nel modo può essere sotto l'attacco. Come ci hanno dimostrato gli attentati di Parigi si stratta non solo degli aeroporti e le zone metropolitane ma anche i luoghi del divertimento — i bar, i pub, i luoghi dove si fa musica.

È un tipo di terrorismo difficile da poter prevedere e controllare. Non ci dimentichiamo anche che le persone che fanno questi attentati in Europa sono figli degli immigrati ma non sono mai stati gli immigranti, sono i ragazzi europei, nati e cresciuti in Europa. Ci sono anche tanti ragazzi giovani convertiti all'islam provenienti dagli ambienti cristiani e laici europei che abbracciano il nuovo percorso jihadista e non vogliono più riconoscere l'autorità dei loro padri, delle loro madri e delle istituzioni in cui sono cresciuti. Loro vedono nell'islam una forma di radicalità, una nuova rivolta generazionale. Tutto questo sono i "prodotti" dell'Europa.  

Aeroporto di Bruxelles dopo le esplosioni
© REUTERS / Francois Lenoir
Aeroporto di Bruxelles dopo le esplosioni

— Che pensa della proposta del premier Renzi di creare un patto europeo per la libertà e sicurezza? A Suo avviso, la sempre più divisa Unione Europea è in grado di prendere misure comuni nell'ambito di sicurezza e sfidare il terrorismo internazionale, tenendo presente che secondo lo stesso Renzi, il "nemico vive dentro le nostre città"?

— E' ovvio che di fronte a questo tipo di terrorismo gli stati nazionali non possono più agire da soli. Se c'è una azione da fare deve essere una azione al livello regionale, al livello europeo. Lo abbiamo visto in maniera chiara — gli ultimi attentati sono stati fatti dai cittadini francesi e dai cittadini belgi. Abdelsalam Salah ha diffuso la sua influenza anche sulla Francia, l'Italia e altri paesi europei. Quindi dobbiamo capire che qualunque azione di sicurezza che si vuole fare deve sicuramente avere una prospettiva europea perché questo tipo di terrorismo è europeo ed internazionale.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Ricognizione, Intelligence militare, lotta contro il terrorismo, Europa
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