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    Censura

    Internet e social network, dove va il giornalismo?

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    Tatiana Santi
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    Il 12 marzo viene celebrata la Giornata mondiale contro la cyber-censura. Internet è uno strumento fondamentale per la libertà di espressione e ha cambiato tutto anche nel giornalismo.

    Nell'era dei social network nasce infatti uno spazio per il dibattito e il confronto fra i lettori e il giornalista. Informarsi in rete diventa un processo sempre più attivo, il controllo delle fonti e le informazioni è "responsabilità" del lettore e non più dei giornali come una volta. Con i social è cambiato l'approccio stesso all'informazione.

     Qual è il ruolo di internet per la libertà di parola e dove va il giornalismo nell'era digitale? Sputnik Italia ne ha parlato con Arianna Ciccone, direttrice del Festival Internazionale del giornalismo, che prenderà il via il 6 aprile a Perugia come ogni anno, con innumerevoli incontri e imperdibili dibattiti fra giornalisti e lettori.

    — Arianna, qual è il ruolo di internet per la libertà d'espressione nel bene e nel male? 

    Arianna Ciccone e Enrico Mentana
    © Foto: Roberto Baglivo
    Arianna Ciccone e Enrico Mentana

    — Internet svolge un ruolo fondamentale per la libertà di espressione in tutto il mondo. Non è un caso forse che proprio per questo il sistema di potere, i governi cercano di "contenere" con sempre più incidenza questi spazi di libertà. Si tratta di una tendenza consolidata, scrive Freedom House nel suo rapporto annuale ‘Freedom of the Net':

    "La libertà su Internet è diminuita a livello globale per il quinto anno consecutivo… Con più governi intenti a censurare informazioni di pubblico interesse e ad aumentare le richieste al settore privato di rimuovere contenuti offensivi".

    Internet è un ecosistema che favorisce partecipazione democratica e libertà, ma al tempo stesso può costituire uno strumento di oppressione e restringimento di libertà e diritti. L'anno scorso Edward Snowden è stato nostro ospite. Lui ha svelato al mondo la sorveglianza di massa della NSA, l'agenzia governativa americana. Quest'anno saranno con noi Andrei Soldatov e Irina Borogan, gli autori del libro The red web, sugli attacchi alla libertà di Internet e di espressione in Russia. Uno studio eccezionale sulla battaglia tra il desiderio del Cremlino di controllare l'informazione e il dissenso dei cittadini digitali. E al tempo stesso avremo la testimonianza dei fondatori di Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS), grazie al loro impegno sui social e sul web sono riusciti a far sapere al mondo quello che stava succedendo a Raqqa occupata dall'Isis. Questi esempi mostrano come internet abbia due facce, il web può essere un'occasione di grande libertà, ma può anche diventare uno strumento per l'oppressione nelle mani dei governi.

    — In Italia qual è lo stato della libertà di espressione?

    — Sulla libertà di espressione in Italia credo che il problema serio siano le minacce ai giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata, soprattutto sono a maggior rischio quei giornalisti che lavorano a livello locale, sono poco conosciuti e i freelance che hanno meno tutele. Altro aspetto su cui è giusto fare una battaglia importante e decisiva sono le querele temerarie. L'Italia, secondo l'ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, continua a perdere posizioni nella classifica per la libertà di stampa, credo sia ora oltre il settantesimo posto. E questo proprio per la crescita esponenziale delle querele temerarie e delle relative richieste di risarcimenti per danni. Le querele temerarie sono presentate (da politici e aziende) per intimidire e minacciare giornali e giornalisti. In altri paesi chi presenta una querela deve versare una cauzione, che serve a risarcire il querelato in caso di assoluzione, proprio per arginare l'uso di querele come forma di minaccia e intimidazione verso i giornalisti. Sarebbe ora di rivedere questo aspetto anche qui da noi. 

    — Com'è cambiato il giornalismo nell'era di internet e dei social network? Dove va il giornalismo?

    — È cambiato tutto. Prima erano in pochi a fare informazione e a detenere il potere delle notizie. Oggi nell'era del tasto "edit" senza chiedere permesso, fare informazione non è più un oligopolio. I giornali non sono più un centro di potere come una volta. Fare giornalismo è diventato più complesso e al tempo stesso più affascinante. Siamo nell'era della cosiddetta disruption. Il modello di business basato su pubblicità e lettori è crollato. E dovremmo accettare che questa disruption è continua, richiede una capacità di adattamento a cambiamenti continui.

    Dove va il giornalismo? Mi verrebbe da dirti va verso un'ulteriore sfida con gli Instant article di Facebook e AMP di Google, ma ho appena finito di leggere una bella intervista a Marty Baron del Washington Post (ex Bostone Globe ai tempi di Spotlight) e ti dico dove secondo me dovrebbe andare: l'obiettivo più importante ora è ricostruire, riconquistare e rinsaldare la fiducia con i proprio lettori, la propria community. Dice Baron: "No question: trust is our greatest challenge…We are constantly worried about resources, social media, monetization and all these kinds of things. All of those pale in comparison to this particular challenge."

    — Oggi l'editoria, i giornali in Italia sono in crisi. In internet si trova un'infinità di notizie, spesso però le fonti non sono affidabili. Può il web sostituire i giornali, la carta stampata da un punto di vista dell'immediatezza, ma anche della qualità dell'informazione?

    — Il punto non è se il web può sostituire i giornali o meno. Non si tratta di questo. È cambiato il comportamento di chi si informa, di chi "consuma" informazione, pensa alle nuove generazioni che molto probabilmente nemmeno sanno come è fatta una edicola. La qualità dell'informazione non dipende dal supporto (carta o digitale). E il supporto di per sé non garantisce la qualità. La qualità dipende dalla visione giornalistica che si ha, dal prodotto editoriale al quale si lavoro, dal team impegnato "sul campo". D'altra parte, informarsi non può più essere concepita come un'attività passiva, la democratizzazione dell'informazione implica anche la necessità di una cultura digitale. Il lavoro di "gatekeeper" o di "fact checking" che un tempo svolgevano i giornali, oggi è diventata anche una "responsabilità" dei cittadini, che si informano in rete e attraverso i loro spazi social diffondono informazione a loro volta, facendosi in qualche modo "media" nell'ambiente digitale che frequentano (parlerei anche della responsabilità del like). 

    — Nell'era dei social network non c'è più la netta divisione fra il giornalista e i lettori, ma grazie ai commenti sotto agli articoli si crea un dibattito. Il bello del web e dell'era digitale, rispetto al passato, forse è proprio questa possibilità di confrontarsi?

    — I social network e i commenti sono la grande occasione (e al tempo stesso la grande maledizione se non ci si impegna nella moderazione e nel confronto) per conoscere chi ci legge e segue, per imparare da chi sa più di noi, per arricchire e migliorare il nostro giornalismo. Ci sono testate come The Correspondent che fondano il loro modello di business e giornalismo proprio sul rapporto con i lettori, che vengono coinvolti anche nel processo giornalistico. Penso anche a ProPublica che coinvolge i lettori in inchieste e approfondimenti.

    — Si avvicina la X edizione del Festival Internazionale del giornalismo di Perugia da lei curato. Quali saranno le sorprese e gli aspetti nuovi di quest'edizione?

    — Abbiamo deciso di sostituire i keynote speech (di solito affidati a personalità dei media per un'ora) con dei talk di 16 minuti seguiti da domande e risposte con il pubblico. Proprio perché crediamo che uno degli aspetti fondamentali oggi del giornalismo è il coinvolgimento dei "lettori", delle persone e la loro partecipazione. Qui è possibile trovare la guida agli eventi 2016. Molti incontri in programma hanno al centro testimonianze di giornalismo e attivismo contro la corruzione, per la conquista dei diritti civili e il rispetto dei diritti umani.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    libertà d'espressione, social network, web, Giornalisti, Italia
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