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04:16 16 Settembre 2019
Sgombero della Giungla di Calais

L’Europa in queste ore si gioca tutto

© REUTERS / Pascal Rossignol
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Di Tatiana Santi
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Anche se l’epoca dei muri sembrava acqua passata, un’altra epoca, purtroppo oggi le divisioni e il filo spinato tornano di moda. L’Europa in queste ore si gioca tutto.

La cosiddetta "giungla" di Calais è in fiamme dopo gli scontri avvenuti fra polizia e migranti. Nel frattempo è salita alle stelle la tensione sul confine greco macedone, dove i profughi hanno sfondato le recinzioni.

Per il blocco dei migranti nei Balcani potrebbe nascere una nuova rotta via mare verso la Puglia. Mentre l'Austria, in compagnia di numerosi membri UE pensa a reintrodurre i controlli alle frontiere, l'Italia è pronta a nuove ondate di profughi e migranti? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Fabrizio Anzolini, studioso di fenomeni migratori.

Fabrizio Anzolini, studioso di fenomeni migratori
© Foto : fornita da Fabrizio Anzolini
Fabrizio Anzolini, studioso di fenomeni migratori

— L'Europa si sta trasformando in una fortezza, i Paesi europei si chiudono in delle gabbie. Quanto si può andare avanti con questi muri?

— Sicuramente non può durare, perché i muri sono il frutto di una situazione d'emergenza, che l'Europa deve decidere come coordinare e gestire. In questo momento l'Europa sta parlando a più voci, mentre è necessario che l'Europa trovi un unico coordinamento e agisca sul sistema dei rifugiati in maniera unitaria. Speriamo che i prossimi incontri fra i primi ministri dell'Unione europea possano portare a dei risultati in questa direzione.

— Il prossimo vertice europeo sull'immigrazione si terrà il 7 marzo, nel frattempo i disordini aumentano. A Calais cresce la tensione, come anche sul confine tra Macedonia e Grecia. Diciamo che la situazione è sempre più pericolosa?

— Non è un problema di pericolo, ma di gestione di un fenomeno che esiste da quando esiste l'uomo, che l'Europa si è trovata impreparata a dover coordinare. È urgente il bisogno di un unico coordinamento, per capire come accogliere i rifugiati. È chiaro che il problema sta alla fonte, crescono i disordini in Medio Oriente e in Nord Africa.

Per noi in Italia il problema è ovviamente quello che sta succedendo in Libia, mentre dall'altra parte l'emergenza è dovuta alla situazione siriana, che ha fatto nascere la rotta balcanica, che arriva al centro d'Europa.

Lo sgombero della Giungla di Calais
© AFP 2019 / PHILIPPE HUGUEN

— La tensione sui confini è alle stelle. Non c'è il rischio che per bloccare gli immigrati aumentino gli scontri e che la situazione sfugga di mano?

— Uno dei principi fondanti dell'Unione europea è il rispetto dei diritti umani. In questo caso non c'è questione che tenga di fronte persone che scappano da guerre. Dobbiamo fare in modo che queste persone non vogliano più scappare da casa loro e abbiano la possibilità di continuare a vivere sulle loro terre.

— Il blocco dei migranti nei Balcani fa riaprire una nuova rotta via mare verso l'Italia?

— C'è il rischio che si apra una nuova rotta verso la Puglia. Se l'Austria continuerà a chiudere le sue frontiere c'è il rischio di una nuova rotta ancora, che dalla Slovenia arrivi in Friuli Venezia Giulia sul territorio italiano. L'Italia si troverebbe ad avere aperti due fronti, quello del nord est, l'ipotesi quindi di una "Lampedusa del nord", oltre quello del sud Italia.

— L'Italia è pronta a queste nuove ondate di immigrati?

— L'Italia deve essere pronta, perché un Paese come il Libano riesce in questo momento ad accogliere un milione e mezzo circa di richiedenti asilo. L'Italia deve fare di tutto per essere preparata. È giusto, come dice il nostro primo ministro, che questo sia fatto con l'ausilio di tutta l'Europa. L'Europa non può pretendere di essere unita da un punto di vista monetario e poi sull'emergenza immigrazione lasciare da sole l'Italia, la Spagna e la Grecia.

— Per il momento la crisi dello Schengen mostra l'incapacità dell'Europa nel gestire la situazione. Che cosa rischia l'UE se non si dovesse trovare una soluzione comune nel medio termine?

— L'Europa su questa battaglia rischia l'unità, perché Schengen è uno dei principi fondanti che ci ha permesso di creare una nuova unione di Stati, è un principio di libertà. È il baluardo che dobbiamo cercare di difendere. Pensare ad un'Europa con i confini interni e come pensare ad una Russia con dei confini interni. È impensabile secondo me. Il rischio che si corre è di mettere in crisi il sistema europeo tout court. I membri dell'Unione europea sono numerosi e reagiscono diversamente all'emergenza, come vediamo, ma i Paesi come la Polonia e altri Stati dell'est da poco entrati nell'Unione non devono dimenticarsi di quando erano loro a voler emigrare.

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Crisi dei migranti, Trattato di Schengen, Balcani, UE, Italia
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