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04:30 23 Ottobre 2019
Il papa Francesco e il patriarca Kirill all'Avana

Politi: “Finalmente le due chiese lavoreranno insieme per il bene comune”

© Sputnik . Sergey Pyatakov
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Lo storico incontro all`Avana di Papa Francesco e Patriarca Kirill che le Chiese cristiane d'Oriente e Occidente aspettavano dal 1054 quando accade il grande scisma si è concluso con la firma di una dichiarazione congiunta sulla difesa dei cristiani, la guerra in Siria e sul tema della famiglia.

Marco Politi, vaticanista del Fatto Quotidiano ha parlato a Sputnik-Italia dei resultati di questo incontro epocale.

— Lei è soddisfatto dei resultati del primo incontro Francesco e Kirill?

— Credo che sia stato un grande momento perché finalmente il capo della Chiesa Ortodossa russa e il capo della Chiesa Cattolica si incontrano e gettano le basi per un programma di lavoro comune. Negli ultimi decenni i Papi della Chiesa Cattolica avevano stretto rapporti con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, con i Patriarchi di Romania, di Bulgaria e dell'Egitto, con l'Arcivescovo Maggiore di Atene. Mancava proprio il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie e quindi finalmente adesso la Chiesa Cattolica e il mondo ortodosso complessivamente si parlano senza barriere.  

— Qualè potrebbe essere il valore della dichiarazione congiunta per i rapporti tra le due chiese?

— Il testo contiene molti punti interessanti. Noi sappiamo che nei 500 anni di Patriarcato di tutte le Russie i cattolici sono sempre stati visti come dei nemici, soprattutto anche le questioni politiche legati ai conflitti con la Polonia. Come noi sappiamo dentro il clero russo c'erano tante resistenze nei confronti del mondo cattolico. Importante che il Papa e il Patriarca sottolineano che bisogna vivere come fratelli e ci deve essere un lavoro comune e che bisogna collaborare "fraternamente". Per quanto riguarda l'uniatismo, importante che nella dichiarazione venga dichiarato che l'uniatismo non avvia per arrivare alla integrazione ecumenica che è un metodo che appartiene al passato però che oggi gli ortodossi e greco-cattolici debbono vivere e convivere in pace. E poi molto importante la dichiarazione per la sua parte di politica internazionale. Il testo dice che i cattolici, greco-ortodossi, ortodossi in Ucraina devono lavorare per la pace e non per lo scontro. Poi sul piano più generale che riguarda il Medio Oriente ci deve essere il rispetto delle altre tradizioni religiose e il rifiuto che commettano crimini in nome di Dio.

Sul piano politico è molto importante che il Patriarca e il Papa sottolineano che ci vuole proprio per la situazione in Siria e in Iraq un lavoro internazionale comune, congiunto e coordinato. E questo sicuramente è un incoraggiamento al processo che si è aperto a Monaco pochi giorni fa.

— In quali sfere i cattolici e gli ortodossi hanno oggi interessi comuni e punti di convergenza su cui il loro dialogo potrebbe andare avanti? Lei condivide il parere di cardinale Ravasi, che la cultura e la preservazione dei valori cristiani in primo luogo in Europa può essere un punto di partenza?

— Ci sono sostanzialmente tre punti: il lavoro per la pace, il lavoro per la giustizia e anche il lavoro per contrastare il processo di secolarizzazione che vuole emarginare il cristianesimo e i valori cristiani.

Il papa Francesco e il patriarca Kirill nel conro dell'incontro storico all'Avana
© AFP 2019 / GREGORIO BORGIA / POOL
Il papa Francesco e il patriarca Kirill nel conro dell'incontro storico all'Avana

— A Suo avviso, questo incontro potrebbe finalmente unire il mondo cristiano e aiutare alla Chiesa, usando le parole di Papa Giovanni Paolo II, "di respirare con i suoi due polmoni"?

— Il mondo cristiano in questi ultimi 20 anni ha cominciato già a respirare con "due polmoni" perché proprio grazie al Giovanni Paolo II si è capito l'importanza dei cristianesimo nell'Europa Orientale e nel mondo ortodosso. Sappiamo che ci sono stati vari incontri di una commissione mista cattolico-ortodossa in passato e che hanno trovato anche alcuni punti importanti d`incontro. Ma il dialogo teologico è molto lento.  Però ci troviamo in una situazione storica favorevole perché quest'anno dopo tantissimi decenni di preparazione inizierà il Concilio pan-ortodosso. Questo significa anche il risveglio della collaborazione all'interno del mondo ortodosso e naturalmente anche un occhio favorevole ad aumentare i rapporti con le altre chiese cristiane.

Papa Francesco ha un approccio molto semplice e molto diretto. Aveva detto al Patriarca Kirill: "Vediamoci quando vuoi e dove vuoi". E recentemente ha lanciato la proposta di dire: "Festeggiamo insieme la Pasqua!". Perché non ha senso dire: "il mio Cristo è risorto questa domenica e il tuo è risorge la settimana prossima". Credo che per esempio su questo punto che non implica differenza di dogma o questioni di potere forse Kirill e Francesco potrebbero dare un contributo positivo.

— Per il primo incontro è stato scelto un paese neutro e un posto anche particolare. Quando, secondo le sue stime, potrebbe avere luogo la visita del Pontefice a Mosca e del Patriarcha a Roma?

— Noi sappiamo che ci sono stati dei sondaggi dopo la elezione di Papa Francesco per cui anche i cittadini russi avevano una grande simpatia. E quindi adesso toccherà alle due parti trovare il modo di realizzare degli incontri anche in Europa e forse anche una visita a Mosca.    

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Incontro, Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa, Patriarca Kirill, Papa Francesco
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