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21:57 19 Ottobre 2019
Il premier turco Ahmet Davutoglu e il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg

Intrighi turchi e ipocrisia della NATO

© AP Photo / Virginia Mayo
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È spontaneo domandarsi fino a che punto l'opinione pubblica occidentale potrà sopportare la supponenza dei vertici NATO, che evitano continuamente di esprimere giudizi su quei fatti, ormai troppi e troppo carichi di rischio, che vedono il governo turco agire nel totale disprezzo delle norme basilari del diritto internazionale.

Nell'episodio più recente, il regime di Erdoğan ha aperto il fuoco su alcuni villaggi siriani di confine: il Ministero della Difesa russo aveva chiesto riguardo all'incidente spiegazioni alla NATO, al Pentagono e alle Forze armate turche, producendo anche le prove video dell'accaduto.

Il portavoce Igor Konashenkov — come raccontato proprio da Sputnik — aveva denunciato in maniera molto dettagliata in una conferenza stampa che questo complesso è un posto di confine turco, che fino a qualche mese fa non aveva postazioni armate e dal quale è avvenuto il lancio di proiettili auto-propellenti.

Ad oggi però non si sono avute risposte, alla faccia del rispetto della sovranità nazionale siriana. Un principio,  quello della sovranità statale, che per l'Occidente funziona a corrente alternata e solo ed esclusivamente a secondo della convenienza del momento. 

Ed è proprio il silenzio della NATO e del Pentagono, ogni qualvolta la Russia mostra delle prove sulle palesi violazioni della Turchia dei trattati internazionali, che suona sempre di più come la confessione delle sue connivenze — per noi evidenti — con il governo di Ankara e il suo concetto peculiare di democrazia e di diritti. Torna sempre alla ribalta la domanda, ormai banale, ma che fa sempre soffrire le persone con gli occhi aperti: l'obiettivo di europei e di statunitensi è esclusivamente rovesciare l'Isis o togliere anche di mezzo il presidente siriano Assad per poi dispiegare anche in quell'area i propri interessi economici? Sia ben chiaro, quando si accetta che venga aperto il fuoco su villaggi di civili, che non possono aver nulla a che fare con l'Isis, quel dubbio si alimenta come un fuoco, il fuoco della verità che dovrebbe muovere le coscienze dei popoli occidentali per presentare il conto delle nefandezze a quegli organismi internazionali che per decenni si sono spacciati come esportatori di democrazia, ma che invece hanno lasciato dopo il loro passaggio solo macerie, contratti capestro e malcelata occupazione, silenziosa colonizzazione che produce poco lavoro e molta rabbia.

Centro di controspionaggio NATO sotto sequestro a Varsavia
© AFP 2019 / Pawel Supernak
Centro di controspionaggio NATO sotto sequestro a Varsavia

È storicamente provato che questo modello non funziona, ma intanto Parigi sta pensando di tornare ad occuparsi, militarmene parlando, della Libia. Ovunque si volga lo sguardo nel Medio Oriente "pacificato", vediamo popoli che nella migliore delle ipotesi domandano ai loro pseudo liberatori di farsi da parte, di andarsene dal loro Paese; nella peggiore delle circostanze abbracciano con sempre maggiore leggerezza l'Islam integralista e radicale, legittimandolo con il voto e persino con la predisposizione al sacrificio totale.

Quelli che per loro sono eroi e che per noi sono mostri, per noi che li osserviamo in TV con orrore dai nostri comodi divani e di cui ci scandalizziamo, li hanno di fatto creati proprio i governi e gli eserciti dei nostri Paesi. 

In queste ore registriamo con crescente preoccupazione le informazioni che arrivano dal confine turco: una preoccupazione figlia del timore che Erdoğan possa tentare di invadere la Siria.

Non è un caso che proprio i vertici politici di Ankara non abbiano dato il via libera ad un team di osservatori russi che, dal 1° al 5 febbraio 2016, avrebbe dovuto effettuare dei voli di controllo sul territorio della Turchia nell'ambito del Trattato sui Cieli Aperti. Perchè non è stato dato il permesso su quelle zone? Forse perchè si sarebbero filmati movimenti scomodi al governo turco? Quello che colpisce però è che nessun occidentale chieda delucidazioni su questa insolita presa di posizione di Ankara. Se non si ha nulla da nascondere perchè non permettere di sorvolare il Paese?

La verità è che pare sempre più chiaro a tutti come l'Isis stia passi in secondo piano, perché con una Turchia che fa quello che dice l'Occidente a fronte di lauti pagamenti per gestire la partita profughi, è il governo di Ankara a rimanere al centro dell'attenzione. Questa partita di soldi odora ben poco di solidarietà e umanità, ma appare come un ingente corrispettivo per alimentare la politica della tensione tra Ankara e Mosca: a totale discapito della difesa dei valori occidentali di cui ci si è riempiti la bocca a seguito degli attentati di Parigi.    

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
geopolitica, crisi in Siria, NATO, Siria, Turchia
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