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    Danni dei bombardamenti ucraini nel Donbass

    “Le stagioni del Donbass”, un'altra visione dell'Ucraina

    © Sputnik. Ilya Pitalev
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    Giulia Zanette, Margherita Furlan
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    “Donbass Seasons - Le Stagioni del Donbass” è un documentario che ripercorre la storia della guerra nel Donbass dal golpe di Kiev alla strage di Odessa, fino all’esplosione del conflitto.

    Al suo interno sono contenute interviste e le voci narranti dei reportage-video filmati dai reporter Eliseo Bertolasi e Sergej Rulev. Diretto da Sara Reginella, "Donbass Seasons" mostra lo scorrere delle stagioni e il fluire delle esistenze in una terra in cui, nonostante il dolore, la vita delle persone continua. Sputnik Italia ha raggiunto Sara Reginella per entrare nel dettaglio della vita nel Donbass da un punto di vista diverso dal coro del mainstream occidentale.

    — Come è nata l'idea di realizzare questo documentario?

    — L'idea si è sviluppata a partire da un confronto con il reporter e antropologo Eliseo Bertolasi, col quale condivido da tempo la stessa battaglia per un'informazione più equilibrata sulla crisi ucraina. Abbiamo concepito "Le stagioni del Donbass" con l'obiettivo di utilizzare i suoi reportage di guerra insieme a interviste rilasciate da lui stesso, oltre che da Vauro Senesi e Nicolai Lilin. Questo documentario è la nostra risposta alla copertura mediatica dei mass media occidentali sulla crisi ucraina.

    — Per comprendere quanto accaduto, ti sei anche recata nel Donbass. Cosa ti ha colpita di più degli abitanti del Donbass?

    — Ho osservato personalmente che sono state colpite moltissime infrastrutture civili. Parlando con gli abitanti del posto, mi è stato sempre riferito che, al loro interno o nelle vicinanze, non erano presenti miliziani ma soltanto civili. In questo modo si cerca di logorare lo spirito della popolazione. Tuttavia ho visto un popolo dall'animo forte e con un profondo senso della collettività.

    — Spesso i media occidentali insinuano che sono gli stessi miliziani a bombardare le proprie città. Cosa ne pensano gli abitanti del Donbass?

    — Non avrebbe senso che i miliziani del Donbass si occupassero di distruggere le infrastrutture della propria terra, anziché concentrarsi sul combattimento lungo il fronte.

    Durante la mia permanenza a Lugansk, le persone con cui parlavo mi spiegavano che a colpire le infrastrutture era l'esercito ucraino, in considerazione della traiettoria da cui provenivano i colpi.

    — Perché i mass media occidentali definiscono gli abitanti del Donbass "terroristi"?

    — Per manipolare e mantenere il consenso. Se i media svelassero che c'è stato un golpe nazista in Ucraina a seguito del quale il Donbass ha espresso il proprio dissenso e il governo ucraino ha risposto con le armi, l'opinione pubblica sosterrebbe il Donbass. Per evitare ciò, è sufficiente manipolare l'informazione anche attraverso l'uso di etichette stigmatizzanti. Proprio le manipolazioni che si servono dell'uso del linguaggio sono pericolose anche perché chiunque dissentirà potenzialmente potrà essere definito terrorista.

    — Che impressione hai avuto delle milizie del Donbass? Pensi sia possibile scambiarle per truppe regolari della Federazione Russa?

    — Le truppe regolari non c'entrano nulla. Le milizie del Donbass sono costituite da persone del posto che difendono il territorio. A loro si aggiungono volontari russi: non dimentichiamo che nei territori di Donetsk e Lugansk vi è un'alta percentuale di persone di etnia russa e che il Donbass sta resistendo a una nuova ondata di nazismo. Molti volontari russi sono quindi intervenuti a difesa di questo popolo. Tra di loro vi sono anche combattenti che arrivano da ogni parte del pianeta come, ad esempio, i membri dell'unità internazionalista InterUnit della Brigata Prizrak. Pertanto i miliziani sono uomini e donne pronti a rischiare la propria vita anche per noi: la resistenza del Donbass sta mandando un forte segnale di stop a quei sistemi occidentali che non si fanno scrupoli nel massacrare le popolazioni dei territori che non si sottomettono alle logiche d'espansionismo occidentale.

    — Quali meccanismi psicologici potrebbe innescare in noi Europei la guerra d'informazione che l'Occidente sta portando avanti contro la Russia?

    — Psicologicamente, le persone tendono ad evitare messaggi che creano dissonanza cognitiva e a ricercare quelli che confermano convinzioni cognitive preesistenti. In questo senso, se i media bombardano gli Europei d'informazioni russofobe, tenderanno a ignorare tutte quelle fonti che non confermano tali aspetti. Il frutto di questa omologazione di pensiero è lo sviluppo di sistemi psicologici di difesa di tipo paranoico, scollati dall'idea di confronto dialettico, e fondati sul rifiuto di chi ha una visione diversa dalla propria. Quando ciò accade, gli aspetti negativi sono scissi dalla coscienza e proiettati al di fuori, in una sorta di vergognosa "caccia alle streghe".    

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    Tags:
    Documentario, Crisi in Ucraina, Donbass
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