06:59 11 Dicembre 2017
Roma+ 15°C
Mosca+ 2°C
    Il presidente iraniano Hassan Rohani

    L’Iran è tornato

    © REUTERS/ Tony Gentile
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    282

    L’Iran è tornato. Tutti gli occhi puntati sul presidente Hassan Rohani in visita in Italia, dove sono già stati siglati i primi accordi bilaterali. Dopo l’annullamento delle sanzioni, l’Iran riscopre un ruolo fondamentale sullo scacchiere geopolitico.

    Con la sua visita in Europa, Rohani ribadisce il ruolo dell'Iran nella stabilità nell'intera regione e pone l'accento sulla necessità di uno sforzo comune nella lotta al terrorismo. L'accordo sul nucleare iraniano, risultato possibile grazie all'impegno della Russia, come ha sottolineato lo stesso Obama, ha rotto il ghiaccio e l'Iran è tornato un interlocutore importante.

    Qual è il ruolo della Russia nella vicenda iraniana? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Vincenzo Maddaloni, giornalista, saggista e collaboratore della rivista "Geopolitica".

    — Qual è l'importanza della visita di Rohani in Italia?

    Vincenzo Maddaloni, giornalista, saggista e collaboratore della rivista Geopolitica
    © Foto: fornita da Vincenzo Maddaloni
    Vincenzo Maddaloni, giornalista, saggista e collaboratore della rivista "Geopolitica"

    — Rohani privilegia l'Italia in questa prima visita in Europa per un motivo ben preciso. Innanzitutto per le relazioni economiche vivissime tra i due Paesi, anche se il primo partner è la Germania. Rohani è venuto in Italia soprattutto per l'incontro con Papa Francesco, un incontro che da un punto di vista diplomatico dovrebbe aprire spiragli di distensione notevole sullo scacchiere mondiale. È da notare il ruolo e il sostegno di Papa Francesco nella difficile negoziazione sulla bomba atomica, il nucleare e la relativa conclusione di Vienna. Le parole distensive in quell'occasione hanno ricordato che è il dialogo la soluzione del problema e sono state riconosciute indispensabili dagli iraniani per concludere questa annosa vicenda.

    — Negli accordi sul nucleare la Russia ha avuto un peso significativo. Qual è il ruolo della Russia nella vicenda iraniana più in generale?

    — La Russia ha avuto e sta avendo un ruolo determinante sullo scacchiere mediorientale. Questo avvicinamento all'Iran non è solamente di tipo strumentale, bensì anche culturale, perché i russi per primi si sono accorti che tra i sunniti dell'Arabia Saudita e gli sciiti iraniani si poteva investire sugli iraniani. Dal punto di vista ideologico, gli iraniani sono più aperti ai cristiani, che i russi rappresentano ampiamente.

    Generale Boris Gromov, l’ultimo comandante della 40-sima armata sovietica in Afghanistan
    © Sputnik. Vladimir Fedorenko
    Generale Boris Gromov, l’ultimo comandante della 40-sima armata sovietica in Afghanistan

    La conoscenza storica che i russi hanno nei confronti dell'Islam è stata determinante. Io ricordo un colloquio che ebbi con il generale Boris Gromov, l'ultimo comandante della 40-sima armata sovietica in Afghanistan. Alla vigilia della famosa guerra in Iraq, proclamata da Bush vecchio, mi anticipò la fine di quella guerra, dicendo che sarebbe finita con una sconfitta plateale degli Stati Uniti. Quando io pubblicai questa cosa, fu ripresa in tutto il mondo vista l'autorevolezza del personaggio Gromov. A distanza non potevamo che dargli ragione. Gli americani hanno fallito platealmente su quello scacchiere.

    — Quanto è importante l'aspetto della convivenza tra diverse etnie e confessioni in Russia anche da un punto di vista politico?

    — Basta esaminare la sapienza politica del presidente Putin nel muoversi in questa intricatissima vicenda. Procede goccia a goccia senza suscitare reazioni che possano essere plateali, come invece fanno gli Stati Uniti. Capisco la posizione degli Stati Uniti, perché devono rispondere a Israele, che è sui carboni accesi soprattutto ora per il movimento dei suoi vicini.

    — L'esperienza della Russia nei rapporti con l'Islam è molto positiva. Oggi si parla molto di multiculturalismo, la Russia ne è un esempio. Che ne pensa?

    Alessio II, 15° Patriarca di Mosca e tutte le Russie
    © Sputnik. Ruslan Krivobok
    Alessio II, 15° Patriarca di Mosca e tutte le Russie

    — Già nell'Unione Sovietica e checché ne dica l'Occidente, c'è sempre stato un rispetto, un rendersi conto di quello che è la realtà in cui viveva il Paese. Io mi ricordo un mio colloquio con Alessio II, il Patriarca di tutte le Russie, morto nel 2008: già all'epoca, in Unione Sovietica, si esprimeva con molta comprensione per le realtà musulmane sul territorio. Il patriarca Alessio ha proseguito il dialogo con la Chiesa cattolica, che era più "avversaria" dei musulmani stessi nei confronti della Chiesa Ortodossa. Ci riferiamo a una situazione di venti anni fa, oggi il rapporto è cambiato, è sensibilmente migliorato, perché Papa Francesco ha rivoluzionato quella che è l'immagine e penso anche la sostanza della Chiesa stessa.

    — In Russia, dove vivono 20 milioni di musulmani, è stata inaugurata la moschea più grande d'Europa, alla presenza di Putin e dello stesso Rohani. Se da una parte la Russia combatte il terrorismo islamico, allo stesso tempo dà una grande importanza all'Islam. Che ne pensa di quest'approccio russo?

    — L'Islam non solo è importante in Russia. L'importante è rendersi conto che esiste questa realtà e non ignorarla con la grossolanità che per esempio hanno gli americani e gli inglesi.

    Ci sono notizie che non vengono in superficie per ignoranza. Quando morì il Patriarca Alessio fu proclamata a Bari una giornata di lutto cittadino, per vedere quali connessioni ci sono tra i due Paesi attraverso questa realtà, che può essere marginale, ma diventa comunque importante.

    — Sono state recentemente annullate le sanzioni all'Iran, che hanno danneggiato l'Europa stessa, l'Italia. Un altro esempio sono le sanzioni, ancora attive, alla Russia. Visti gli effetti, possiamo concludere che imporre sanzioni non conviene a nessuno e provoca solo danni, anche ai Paesi che le impongono?

    — Non solo provocano danni, a soffrirne maggiormente sono le genti che non hanno confine: la gente che lavora, che vive la sua vita da una parte e dall'altra. Purtroppo non siamo ancora nella serenità. L'entrata dell'Iran sul mercato vuol dire 500 mila barili al giorno di petrolio. Questi porteranno senza dubbio un abbassamento del prezzo del petrolio a livello internazionale. Viene meno un reddito notevole da parte dei sauditi e degli Stati Uniti, che si dovranno stringere i portafogli. La domanda è: non ci saranno più sanzioni nell'immediato? Arriveremo alla pace? Con questa realtà si possono nutrire purtroppo molti dubbi.

    Correlati:

    Rohani in Italia
    Il presidente iraniano Rohani è in Italia
    Rohani: Italia può essere uno dei nostri partner più importanti
    Iran, Rohani sceglie l'Italia per fare visita all'Europa
    Tags:
    islam, Visita, presidente Hassan Rohani, Italia, Iran
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik