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    A Roma sarà discusso il futuro dell’Ue

    © flickr.com/ Giampaolo Squarcina
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    Marina Tantushyan
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    Il 19 gennaio a Roma si terrà l’incontro dei capi degli esteri di sei paesi-fondatori dell’Unione europea. I Rappresentanti di Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda e Francia si riuniranno per discutere il futuro dell’Europa e capire come riunirla e trovare la giusta velocita per questa organizzazione in crisi.

    Prof. Raffaele Marchetti, Professore di Relazioni Internazionali della LUISS Giudo Carli ha parlato con Sputnik-Italia del destino che aspetta l'Ue nei prossimi anni.

    — Europa sta attraversando un periodo molto difficile. Le sfide non mancano sia per quello che riguarda l'economia che per le fragili frontiere europee e il terrorismo internazionale. A suo avviso, i partecipanti di questa riunione riusciranno a trovare un compromesso che piacerà a tutti i 28 paesi, visto che ciascuno di loro fino ad oggi ha solo litigato con i vicini del "condominio" che si chiama Europa?

    — I punti, che lei ha menzionato, sono molto seri. Noi siamo passati da una fase in cui i problemi economici (la crisi greca in primis ma poi anche i problemi economici che hanno riguardato il Portogallo, la Spagna, l'Italia e altri paesi) hanno indebolito la coesione interna dell'Ue. Quindi siamo passati da quella fase lì, che ha durata fino all'anno scorso, ad una seconda fase di crisi che non riguarda le questioni economiche ma piuttosto le questioni politiche: il problema del controllo delle frontiere e la questione dei rifugiati che stanno mettendo molto alla prova l'Unione Europea che di fatto hanno provocato fratture abbastanza profonde. Al momento sembra difficile che ci sia la possibilità di chiudere queste falle, queste divisioni.

    — Il 19 gennaio tra l'altro è la Giornata mondiale del migrante e rifugiato. La crisi migratoria ha mostrato che l'Ue non è più in grado di gestire il flusso dei rifugiati. L'Austria ha già sospeso Schengen e non è escluso che altri paesi seguiranno le sue tracce. Pensa che alla fine il trattato di Schengen sarà sacrificato sull'altare di Dublino?

    — La sospensione degli accordi di Schengen sembra una politica che rimarrà in piedi per i prossimi mesi. Non penso che in lungo termine ci sia un passo indietro da questo punto di vista e il Schengen venga abolito. La sospensione che hanno annunciato alcuni paesi durerà per un certo periodo. Comunque, a mio avviso, il principio della libera circolazione delle persone all'interno dell'Europa rimarrà come un principio centrale dell'Ue e però sarà temporariamente sospeso da un ampio numero dei paesi. Questo sicuramente è un fatto molto dannoso ma al momento non mi sembra di poter prevedere un`abolizione del trattato di Schengen.

     Negli ultimi tempi l'Italia esprime la sua insoddisfazione con l'Unione Europea abbastanza spesso. L'ultimo caso riguarda i 3 miliardi di euro come aiuto alla Turchia per controllare la migrazione. Prima l'Italia si è dichiarata contraria all'automatico rinnovo delle sanzioni nei confronti della Russia. Perché l'Italia si ribella contro Bruxelles?

    — Ci sono motivi interni e esterni. Renzi deve badare al consenso e naturalmente le minacce nei confronti del consenso verso il PD e il premier vengono da una seria di partiti che tutti in modo più o meno accentuato usano l'arma della critica europea per mettere in discussione la legittimità del governo. Il M5S, la Lega Nord ma anche Forza Italia — tutti questi partiti usano lo strumento della critica europea per criticare il governo. E quindi da quel punto di vista lì, Renzi ovviamente deve mostrarsi più forte nei confronti dell'Ue e anche in parte conflittuale perché questo attenua la perdita dei voti nei confronti di altri partiti. Però ci sono naturalmente anche le dimensioni europee.

    È chiaro che il governo italiano punta a una ridefinizione delle regole del vincolo di bilancio. Quindi, questo tipo di attivismo del premier Renzi punta a creare le condizioni perché poi vengono riconosciuti all'Italia alcune clausole e deroghe che in termine economico aiutino al governo a gestire meglio la manovra finanziaria di quest'anno. 

    — Cosa invece succederà con i rapporti bilaterali tra l'Ue e la Russia? Si vede la luce alle fine del tunnel?

    — Sicuramente sono migliorati rispetto ai mesi scorsi. È vero che le sanzioni ultima volta sono stati rivotate di nuovo. Però è innegabile che al livello internazionale la situazione si è cambiata, soprattutto per i problemi nel Medio Oriente e in Siria. Da quel momento in poi la Russia, almeno per quella partita è diventata un partner. È inevitabile che questo abbia poi delle ricadute sulla questione ucraina e sui rapporti tra la Russia e l'Unione Europea.

    Devo dire che non mi aspetto che le sanzioni siano sollevate a breve perché comunque all'interno dell'Ue esiste un blocco di paesi che sono ancora fortissimamente contrari alla Russia e molto sospettosi. Però c'è un cammino positivo. Sta restaurando un dialogo che sicuramente porterà al miglioramento dei rapporti tra l'Ue e la Russia.

    — Come vede l'Unione Europea fra 5 anni? Sarà una organizzazione solida oppure è destinata a cambiarsi o forse anche a dissolversi?

    Paolo Gentiloni, ministro degli esteri italiano
    © East News/ ASSOCIATED PRESS/FOTOLINK

    — L'Unione Europea si è sviluppata sempre attraverso momenti di crisi che sono stati superati con i nuovi passaggi istituzionali e le nuove regole più comunitarie. Io penso che anche da questa crisi dei rifugiati Europa ne uscirà più forte. Esistono comunque due incognite su quali è difficile fare previsioni. Da un lato c'è la Brexit (la possibile l'uscita del Regno Unito dall'Ue) e dall'altro lato la continua crescita in molti paesi europei dei partiti tendenzialmente di destra, ma non soltanto che sono antisistema e anti-establishment europeo. Queste due incognite sono due fattori che potrebbero avere significative ricadute in termini di stabilità per l'Europa.    

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    Tags:
    Unione Europea, Trattato di Schengen, Crisi dei migranti, Italia
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