16:47 20 Novembre 2018
Vladimir Putin e Ezio Gamba

Judo, lo zar del tatami Ezio Gamba diventa cittadino russo

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Tatiana Santi
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Ezio Gamba, il mitico allenatore italiano della nazionale russa di judo diventa cittadino russo. Non capita tutti i giorni di combattere con Vladimir Putin sul tatami, il judoka Gamba lo fa con grande piacere.

Lo "zar del tatami", come l'ha definito Putin, lui stesso judoka appassionato, è legato alla Russia dall'oro vinto alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 e dal 2009 guida la nazionale russa ottendendo risultati fenomenali, i migliori di tutta la storia olimpica.

La cittadinanza russa conferitagli da Putin è un riconoscimento che va però al di là dello sport, ritiene Gamba, e "riguarda l'umanità del rapporto che si è instaurato fra me e Putin, fra Putin e i ragazzi della nazionale". Ezio Gamba è un vero simbolo dell'amicizia tra Russia e Italia, che va oltre la politica e le barriere. Ora, come ha notato lo stesso Putin, i russi ameranno ancora di più l'Italia.

"Io vedo in Russia un altruismo e una grande disponibilità nei confronti degli altri che difficilmente si trova ormai in Europa", Ezio Gamba descrive così la Russia  in un'intervista esclusiva rilasciata a Sputnik Italia.

— Che cosa significa per lei aver ricevuto la cittadinanza russa?

Ezio Gamba
© Foto : fornita da Ezio Gamba
Ezio Gamba

— Per me è un grande riconoscimento umano che il presidente Putin ha voluto darmi, che supera il riconoscimento relativo al mio lavoro. Sicuramente io e i ragazzi abbiamo fatto un ottimo lavoro, abbiamo ottenuto il miglior risultato nella storia olimpica del judo. Non parlo soltanto del miglior risultato russo, ma di tutta la storia olimpica. Credo che il presidente abbia voluto riconoscermi qualcosa di più ancora,  relativamente all'umanità del rapporto che si è instaurato tra noi, fra me e i ragazzi, fra me e lui.

— La sua avventura con la Russia inizia da tempo, dall'oro del 1980 alle Olimpiadi Mosca. Ora lei è diventato cittadino russo a tutti gli effetti. Dentro di sé però si sente un po'più russo?

— Certo! Io mi sento dentro di me un po'tutto. Vivo la mia vita da italiano, ho fatto un anno in Africa e per cui mi sento anche un po'africano per certi versi, perché sono tuttora in contatto con gli atleti della federazione africana, oltre che di quella italiana. Per me non è solo lavoro, è la mia vita e la vivo a pieno. Non è che la mattina mi sveglio e penso che andrò a timbrare un cartellino, ogni volta è un giorno di vita del mio sereno vivere.

Quindi chiaramente mi sento anche un po'russo, oramai sono 8 anni che io vivo in Russia, conosco i miei atleti, i loro parenti e le loro famiglie. Sono stato a casa loro, ho visto i posti dove sono cresciuti sportivamente. Io non ho scelto Mosca come base, ma la Russia, per cui siamo stati da Kemerovo a Barnaul, da Vladikavkaz a Derbent. Stiamo girando la Russia, per poter sviluppare il judo in tutto il Paese.

— Ovviamente tutti i giornalisti le hanno chiesto com'è Putin sul tatami. Com'è Putin dietro le quinte invece e qual è il suo modo di rapportarsi?

— Io sono rimasto stupito dalla modalità con cui Putin si rapporta con me. Stiamo parlando di un uomo che sta vivendo la sua emozione sportiva di quando era ragazzino. Lui fin da giovane ha fatto judo, di conseguenza, per lui chiedere a me di sapere com'è fatta una determinata tecnica è una curiosità dell'amante del judo. Non è la curiosità di un presidente, ma di un uomo judoka. Sono piacevolmente stupito, perché si tratta di una sensibilità umana che bisogna riconoscergli.

— Possiamo dire che Putin se la cava sul tatami?

— Assolutamente! È un judoka a tutti gli effetti, è un cultore del judo. È curioso di sapere come i nostri campioni riescano a battere giapponesi e coreani e lo fa con domande intelligenti, mirate e sportive.

— Il presidente Putin al telefono con Renzi ha detto che le persone come lei, Gamba, favoriscono il riavvicinamento tra i popoli. Inoltre, ha aggiunto che i russi, grazie a lei, ameranno ancora di più l'Italia. Come commenterebbe queste parole di Putin?

— Io credo che non ci debbano essere barriere, che il mondo debba essere libero nel quale la gente si possa relazionare. Il fatto di impedire a qualcuno di vedere qualcun'altro è già una limitazione che io non concepisco. Io ho una relazione costante con tutti gli atleti che ho seguito, è un legame di vita, passione, entusiasmo, sacrifici, emozioni vissute insieme. Bisogna uscire dal concetto del lavoro, il nostro non è un lavoro, bensì uno stile di vita. Non tutti possono interpretre il proprio lavoro come lo faccio io, mi sento un privilegiato e credo che questo sia vero: uomini come noi possono trasmettere il rapporto tra i Paesi, le persone e i popoli.

— Qual è la Russia meno conosciuta che lei vorrebbe raccontare agli italiani?

— La Russia che vivo io, è una Russia di sport, di concentrazione e grande altruismo. Un po' è dovuto al nostro sport, dove durante l'allenamento si deve dare e ricevere e non puoi pensare solo di usare gli altri. Nel judo devi metterti anche a disposizione degli altri.

Io vedo in Russia un altruismo e una grande disponibilità nei confronti degli altri che difficilmente si trova ormai in Europa. Ovviamente poi esistono le eccezioni. Devo dire che la Russia che vivo io, è una Russia di passione, entusiasmo, motivazione e altruismo. Per esempio vedo una grande capacità di miscelare diversità di provenienza e di religione. Nella mia squadra ci sono dal cattolico all'ortodosso, dall'ateo al musulmano. Mai abbiamo avuto nessun tipo di condizionamento gli uni dagli altri. Facciamo un lavoro di squadra nella semplicità della relazione. Questo è straordinario.

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Tags:
cittadino russo, sport, Italia
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